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venerdì 4 febbraio 2011

Dove vanno i mercati? (del 04/02/2011)


A distanza di alcuni mesi, ritorno ad osservare la situazione dei mercati per capire come si è evoluta e qual è lo scenario attuale.

Per quanto riguarda l’oro, ci eravamo lasciati sulla soglia psicologica di $ 1.300 all'oncia e cercavamo di capire se vi sarebbe stata una rottura al rialzo con un target da definire o se tale livello avrebbe, invece, agito da resistenza spingendo indietro le quotazioni. La rottura c’è stata e da quel momento si è potuto osservare un ingresso di molti investitori che hanno generato rialzi fino a $ 1.430 all’oncia dopo che vi erano stati due tentativi di storno che sembravano dover presagire uno storno più consistente.

Da tale massimo del 07/12/2010 vi è poi stato un altro storno che sembrava aver fallito l’inversione di tendenza al ribasso su base mensile. Inversione che ha poi avuto inizio dal massimo del 02/01/2011 ($ 1.423 all’oncia) a partire dal quale le quotazioni dell’oro hanno rotto al ribasso 3 minimi ($ 1.363 del 15/12/2010, $ 1.330 del 15/11/2010 e $ 1.315 del 15/10/2010) realizzando altrettanti massimi sempre inferiori ai precedenti. Le quotazioni, in caso di rottura al ribasso del minimo del 28/01/2011 ($ 1.308), potrebbero essere proiettate al primo supporto importante che è il massimo di giugno a quota $ 1.262.

Per avere maggior supporto all’analisi possiamo osservare le quotazioni azionarie che in linea teorica hanno un andamento correlato negativamente rispetto alle quotazioni dell’oro. Andamento che ovviamente può, in periodi di incertezza, presentare momenti di correlazione positiva. Tale correlazione positiva l’avevamo identificata nel post di ottobre, quando, dopo la forte incertezza dei mesi precedenti le quotazioni dei titoli azionari avevano cominciato a prendere un verso positivo. Infatti, da quel momento, le quotazioni hanno continuato ad avere forza ed hanno rotto alcuni massimi importanti proiettando le quotazioni verso i massimi del 2008 (e del 2007 per il Nasdaq). Anche gli indici Europei, che mostravano una crescita più contenuta, stanno rompendo, in questi giorni, resistenze importanti che li proiettano verso obiettivi ambiziosi.

Le quotazioni dell’oro, dal canto loro, avevano cominciato ad evidenziare la debolezza, che si è poi tramutata in un’inversione al ribasso su base mensile, ristabilendo quella correlazione negativa che la teoria definisce tra le quotazioni dei titoli azionari e quelle del metallo prezioso.

Ci troviamo a questo punto ad un altro bivio. In pratica, gli indici azionari, pur sempre nella direzione positiva (non vi sono ancora segnali di inversione), sembrano stiano respirando un momento e le quotazioni dell’oro stanno decidendo se continuare la discesa verso il primo supporto importante che avevo segnalato a $ 1.262. Dobbiamo ovviamente tenerne d’occhio la forza relativa e la ristabilita correlazione negativa che potrebbe, così come è stato ad Ottobre, venir meno per un certo periodo. Da questi elementi potremo ricavare spunti operativi per dirigere le nostre scelte di investimento.

Infine, possiamo osservare l’andamento dell’Eurocoin, per il quale, nella precedente mia osservazione, avevo evidenziato un andamento negativo che durava da Marzo 2010, ma avevo al contempo evidenziato che poteva essere un rallentamento (storno) fisiologico dato che era cresciuto senza sosta a partire dall’inizio del 2009. Questa valutazione è stata confermata dal fatto che, da ottobre 2010 ad oggi, l’Eurocoin ha ripreso a crescere mantenendosi, in gennaio 2011, pressochè stabile rispetto a dicembre 2010. Su tale valore hanno inciso, tra l’altro, il rallentamento della produzione industriale e dell’interscambio commerciale in alcuni dei maggiori paesi dell’area Euro, che però è stato controbilanciato dal miglioramento del clima di fiducia delle imprese. Il prossimo aggiornamento, che sarà al 25/02/2011, dovrebbe darci qualche indicazione in più circa lo stato dell’economia o almeno farci comprendere se la ripresa potrà, pur lentamente, proseguire o se dovrà affrontare ancora tempi di incertezza.

venerdì 1 ottobre 2010

Dove vanno i mercati? (aggiornamento)




Riprendo brevemente un mio precedente post per fare un aggiornamento rispetto alla situazione che si era venuta a creare circa una ventina di giorni fa.

Vi era l’oro che era sui massimi storici a cercare una rottura al rialzo o un muro su cui rimbalzare al ribasso.

Gli indici dei principali mercati stavano, invece, ancora affrontando un periodo di incertezza che dura ormai dallo scorso maggio.

Avevo segnalato che, per quanto riguarda l’oro, si poteva parlare di una rottura al rialzo effettiva, solo al superamento di quota $ 1.270 all'oncia. Questa rottura c’è stata è la quotazione dell’oro è arrivata velocemente a toccare i $ 1.300 all'oncia. Ora si deve vedere se questo livello psicologico, farà il suo lavoro di resistenza respingendo all’indietro la quotazione o se avremo una ulteriore rottura che questa volta avrebbe un target non facilmente definibile.

Le quotazioni del metallo prezioso, a questi livelli, potrebbero essere influenzate (ma noi diligentemente non ci facciamo condizionare dalle regole prima che queste non abbiano funzionato) dai movimenti degli indici di mercato che, da quando abbiamo fatto l’ultima osservazione, pare abbiano deciso di alzare la testa, anche se i volumi non sono quelli proprio convincenti. A dire la verità si deve segnalare la maggior forza delle quotazioni degli indici americani rispetto a quelli Europei, che sembrano attraversare una fase di rallentamento, dopo che nei mesi scorsi avevano guidato la ripresa delle quotazioni.

Quindi sembra che in questo particolare momento vi sia una correlazione tra le quotazioni degli indici e le quotazioni dell’oro (limito l’analisi a questi due elementi significativi per non accavallare troppi concetti in un'unica sede).

Rispetto all’analisi precedente voglio inserire una piccola nota aggiuntiva su un elemento che dovrebbe invece dare una fotografia di come sta nel frattempo andando l’economia reale nel nostro continente.

Sto parlando dell’Eurocoin che, come ho illustrato in passato, è un indicatore molto affidabile che anticipa di alcuni mesi la stima ufficiale della crescita del PIL nell’area Euro ed è immune dalle oscillazioni di breve periodo. Se osserviamo il suo andamento possiamo subito notare che, rispetto a quando lo osservavamo in marzo di quest’anno (momento in cui la sua crescita aveva rallentato) è sceso senza interruzione fino ai livelli di questo mese che coincidono con quelli di ottobre 2009. Rispetto alle correlazioni con gli altri elementi del mercato bisogna considerare che per questo mese, la dinamica dell’indicatore è stata negativa, nonostante il sostegno delle quotazioni azionarie.

Ovviamente dobbiamo anche tener conto del fatto che l’indicatore è cresciuto in maniera molto sostenuta a partire dall’inizio del 2009 ed un rallentamento ci può stare, anche se questo rallentamento è avvenuto un po’ prima di raggiungere i livelli pre-crisi. 

Da questo momento in avanti, dunque, dovremo osservare insieme tutti questi elementi per capire, a seconda della loro valenza, quale di questi avrà ragione. In questo modo potremo avere maggiori indicazioni rispetto alla situazione economica dei prossimi mesi.

venerdì 10 settembre 2010

Dove vanno i mercati?


Voglio brevemente richiamare la vostra attenzione sulla situazione attuale dei mercati di borsa. 

Come più volte ho detto, non si devono fare previsioni di tipo “cartomantico”, ma bisogna concentrarsi sull’analisi combinata di elementi del mercato cercando di capire in quale direzione vuole andare e se è possibile seguirne il movimento. Quindi dobbiamo assecondarlo senza voler avere ragione su di lui. 

Prima di continuare con le mie osservazioni vi invito a leggere questi miei precedenti post sui cicli economici (parte prima - parte seconda). Potrete farvi un’idea di come si muovono i diversi mercati (azionario, tassi di interesse, materie prime) senza prendere tali correlazioni come una costante, ma considerarle come la base per le vostre analisi per rilevare anche eventuali divergenze o situazioni anomale che si possono verificare in determinati momenti di mercato. 

Gli elementi su cui voglio portare la vostra attenzione sono due: 1) incertezza degli indici del mercato azionario; 2) particolare momento delle quotazioni dell’oro.

giovedì 5 agosto 2010

La strategia intelligente dell’investitore accorto.


Proviamo adesso a capire quali possono essere i principi di base che deve tener presente una persona che vuole investire in maniera più attiva la propria liquidità in esubero, passando attraverso la costruzione di un portafoglio equilibrato (rischio/rendimento) con lo scopo di veder crescere nel tempo il potere d’acquisto dei propri risparmi.

Come vedrete, quello che andrò a raccontarvi, vi potrà sembrare abbastanza ovvio e scontato, ma scoprirete che (se non siete già impegnati in investimenti diretti) il problema principale dei piccoli investitori è proprio quello di non affidarsi alle regole semplici. Infatti, una volta familiarizzato con gli strumenti del mercato finanziario, si è portati a dimenticare le basi dalle quali si è iniziato e si può andare fuori strada rispetto al piano e agli obiettivi prefissati.

Per cui non entrerò nel merito della vostra formazione e della costruzione del vostro portafoglio. Sarebbe come generalizzare sull’alimentazione, consigliando un’unica dieta a 100 persone.

Cercherò invece di orientarvi, come ho fatto nei precedenti post, verso l’acquisizione di consapevolezza nelle vostre scelte. Mi permetto di dirvi ciò, in quanto io ci sono passato ed anche se l’esperienza è la migliore formazione (e per sua natura non finisce mai il suo processo), avere delle linee guida di certo potrebbe aiutarvi ad evitare almeno gli errori più grossolani.

Prendo a prestito una celebre frase di uno dei più famosi investitori contemporanei e cioè Warren Buffet, che sintetizza le brevi considerazioni che farò: “L’investimento deve essere razionale. Se non lo capite non lo fate”.

Chiedo scusa se può sembrarvi retorica, ma è proprio così. Nessuna scommessa, ma decisione razionale che scaturisce da valutazioni quantomeno logiche che si basano su elementi misurabili.

giovedì 29 luglio 2010

Gli Strumenti ed i Mercati per investire.


Per dare respiro più ampio alla definizione delle diverse figure di investitore o meglio per l’individuazione della strategia che ogni investitore strutturerà in maniera differente e personalizzata, di seguito farò un quadro degli strumenti finanziari disponibili e delle strategie operative con le quali si possono affrontare i mercati finanziari.

Quanto descriverò non vorrà di certo esaurire l’elenco di tutti gli strumenti per investire sui mercati finanziari, ma avrà lo scopo di individuare gli strumenti alla portata di chi si avvicina ai mercati con la discrezione e l’attenzione necessaria a non farsi travolgere, agendo con impegno ed umiltà allo scopo di diventare capace e cosciente di fare investimenti che tutelino nel tempo il valore dei propri risparmi.

Seguendo sempre il filo logico del rischio e della variabilità del rendimento crescenti (vedi grafico del precedente post), troviamo, subito dopo il libretto postale, i conti di deposito, i titoli di stato e le obbligazioni societarie. Per un confronto dei primi due (limitatamente ai titoli di Stato a breve termine) vi mando ai miei due precedenti post (1 e 2) sull’argomento.

mercoledì 21 luglio 2010

Investitore vs speculatore. Tratti distintivi.


Se state leggendo questo post (ed avete letto anche i due precedenti 1 2), vuol dire che, molto probabilmente, non vi sentite dei “risparmiatori puri” (cioè quelli che hanno solo il libretto postale o la “mattonella”) e state già pensando al modo migliore per cominciare ad investire in maniera diversa i vostri risparmi o state cercando una strategia diversa, in quanto, fin’ora, il vostro piano di trading non ha dato i frutti che vi aspettavate.

Forse non state riuscendo a mantenere il valore del vostro capitale nel tempo perché avete scelto una combinazione rischio/rendimento non adatta alle vostre caratteristiche o magari è quella adatta, ma avete sbagliato a calibrate il tempo giusto da dedicare allo studio ed all’operatività e pertanto non state ottenendo i risultati sperati (o semplicemente non state applicando alla lettera il vostro piano di trading o la vostra strategia di investimento).

Potrebbe anche essere che dovete solo avere pazienza perché per un investitore può essere fisiologico avere dei periodi in cui si va peggio del mercato, ma se la strategia è giusta, alla fine dovreste sovraperformare o almeno guadagnare (quindi dovete verificare se i presupposti del vostro piano di trading sono ancora validi).

Per questo motivo voglio completare questo capitolo, dedicato alle diverse configurazioni dell’uomo economico nella sua veste di investitore di risorse finanziarie, concentrandomi sull’investitore e sullo speculatore, facendo anche una disamina degli strumenti e delle modalità operative che li identificano (nel prossimo post), scoprendo, alla fine, che si può essere un investitore accorto utilizzando una combinazione di strumenti e modalità operative più o meno rischiose tale da renderle equilibrate in un portafoglio che da un lato tende a preservare il capitale e dall’altro lato si tiene aperta la possibilità di avere piccole o grandi soddisfazioni in termini di capital gain.

giovedì 15 luglio 2010

Risparmiatore, investitore e speculatore: descrizione grafica.


Nel precedente post ho provato a dare una definizione alle tre anime dell’homo oeconomicus e cioè il risparmiatore, l’investitore e lo speculatore.

Abbiamo visto come, tali definizioni, ruotino intorno ai concetti di rischio e di rendimento e come non è possibile marcare una linea netta tra le tre diverse figure nella loro evoluzione concettuale (soprattutto per quelle adiacenti).

Ora voglio mostrarvi graficamente ciò che ho descritto fin’ora per meglio coglierne l’aspetto pratico. 

Il grafico che illustrerò è stato costruito in base alle mie considerazioni ed in base al filo logico che ho seguito per definire le tre figure.

Ed eccolo:

venerdì 9 luglio 2010

Risparmiatore, investitore e speculatore: le tre anime dell’homo oeconomicus.


Quando si esprime una definizione, riferendola a qualcosa o a qualcuno, si corre il rischio di generalizzare conferendo una sommaria descrizione all’oggetto della nostra osservazione. 

Spesso, infatti, se approfondiamo la conoscenza di un soggetto o di un oggetto o di un concetto (scusate la rima baciata), ci possiamo rendere conto che i contorni della nostra definizione sono molto più incerti di quanto immaginiamo. 

Ho fatto questa breve premessa perché l’altro giorno riflettevo sulla validità di una definizione da poter attribuire ad un soggetto in base alle proprie caratteristiche di gestione dei propri risparmi o della propria liquidità. 

Le figure che si possono considerare in quest’ambito, al fine di confrontarne le definizioni, sono: il risparmiatore, l’investitore e lo speculatore (1). 

Il primo elemento che, istintivamente, contraddistingue questi tre modi di gestire le proprie finanze, è il rischio. Infatti, quando si passa dal concetto di risparmiatore a quello di investitore, e da quest’ultimo al concetto di speculatore, possiamo sicuramente identificare una crescita graduale del rischio. 

L’altro aspetto è, invece, l’attesa in termini di rendimento a cui può condurre ognuno di questi modi di gestire le proprie risorse finanziarie. Ed infatti, almeno nelle aspettative, si può immaginare che al crescere del rischio crescano anche le possibilità di forti incrementi del valore del proprio capitale. Questo può essere vero, ma altrettanto probabile diventa la possibilità di subire forti perdite di valore (di soldi).

venerdì 11 giugno 2010

Euro sotto pressione: il ruolo giocato dalla speculazione.


Nel mio precedente post “Notizie e mercati finanziari: come affrontare lo stress psicologico da crisi”, avevo parlato della forte volatilità che sta interessando i mercati finanziari globali in questi ultimi periodi.

Ho parlato un po’ delle motivazioni e delle possibili cause, ma soprattutto ho affrontato il tema dell’approccio psicologico che il piccolo investitore deve necessariamente acquisire se vuole sopravvivere, appunto, nella sua veste di investitore.

Ho affrontato velocemente anche il discorso degli investitori istituzionali e di come con le loro strategie possono influenzare l’andamento dei mercati così come possono sfruttarne l’emotività.

In questo post voglio soffermarmi sull’argomento della speculazione partendo dall’ondata che sembra interessare l’Unione Europea e che sta accentuando i problemi relativi al debito degli Stati dell’Unione: quasi come un copione, sta mandando in scena una rappresentazione degna delle migliori tragedie greche, coadiuvata soprattutto dagli annunci delle ormai famigerate “agenzie di rating”.

Innanzitutto vi invito a leggere questo interessante articolo che spiega “perché la speculazione attacca gli Stati” passando per le motivazioni che fino a poco tempo fa spingevano le Banche a fare incetta di Titoli di Stato e come, in questo ultimo periodo, sia cambiato il profilo di rischio di tali strumenti finanziari.
Anche se devo aggiungere che, in una recente audizione alla Camera, il capo dell’ufficio e servizio studi di congiuntura e politica monetaria della Banca d’Italia ha detto che, il via libera dell’Ecofin all’EFST (European Financial Stability Facility, veicolo che si indebiterà sul mercato per soccorrere i paesi dell’Eurozona in difficoltà), “potrebbe dare sollievo al mercato”.

Per quello che riguarda l’Italia ha inoltre rassicurato che, i rischi assunti dalle banche italiane nei confronti della Grecia “risultano contenuti ed in calo negli ultimi anni” (un’esposizione quasi irrilevante rispetto a quella assunta dalla Francia e dalla Germania le quali hanno addirittura incrementato tale rischio proprio negli ultimi anni).

Quindi vado al cuore di questo post evidenziando che, la circostanza che l’Euro abbia perso quasi il 20% del suo valore da inizio anno rispetto al Dollaro, è un dato di fatto sul quale poco si può discutere.

domenica 29 novembre 2009

Investimenti e ciclo economico (parte seconda).


Nella prima parte di questo argomento accennavo al fatto che, quando vogliamo investire i nostri soldi, prima di analizzare i singoli strumenti, è opportuno farsi un’idea della fase del ciclo economico che stiamo vivendo e di quelli che possono essere gli scenari futuri.

Ho poi descritto tre mercati che, principalmente, possono trovare una correlazione, benché sfasata, rispetto al ciclo economico.

Adesso voglio dare un’idea di come i tre mercati possono potenzialmente muoversi rispetto al ciclo economico.

Sul grafico che ho inserito alla fine del post sono rappresentati i tre mercati (Obbligazioni – Azioni – oro Gold). Con le frecce verso il basso è rappresentato il raggiungimento del massimo dei tre mercati, ai quali segue l'inizio del decremento delle rispettive quotazioni; mentre con le frecce verso l’alto è rappresentato il minimo dei tre mercati, ai quali segue una ripresa delle rispettive quotazioni.

Il primo dei tre mercati che è opportuno descrivere è quello delle obbligazioni, che sintetizza l’andamento dei tassi di interesse e che è il punto di contatto tra le materie prime e il mercato azionario.

L’analisi dei tassi di interesse, infatti, ci da informazioni circa lo stato di salute dell’economia e dunque, informazioni sulla fase del ciclo economico.

Il mercato obbligazionario infatti è il primo mercato finanziario di cui si può generalmente notare una ripresa nel momento in cui si passa da una fase di recessione ad una di espansione che è rappresentata dall’attraversamento della linea orizzontale del grafico di questo post.

In pratica vediamo che i prezzi delle obbligazioni, nella fase iniziale dell’espansione, raggiungono i loro massimi (e cioè i tassi di interesse raggiungono i minimi) per poi cominciare una rapida discesa (e cioè i tassi di interesse cominciano a salire).

Questo può essere spiegato, ad esempio, dalla maggiore domanda di credito da parte di imprese e consumatori nelle prime fasi di ripresa economica che comporta appunto un aumento dei tassi di interesse soprattutto a lungo termine.

Nel frattempo la fiducia ha fatto aumentate le quotazioni del mercato azionario il quale è un mercato tipicamente anticipatore della ripresa economica; per cui quando le quotazioni azionarie raggiungono i massimi, il ciclo economico non ha ancora raggiunto la sua massima espansione.