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martedì 23 ottobre 2012

Il Cammino Imperfetto




Ho cominciato a scrivere questo articolo più volte ed ogni volta cominciavo in modo diverso.
 
E' da un po' di tempo che non scrivo, ma non è la prima volta che mi capita. Forse voglio essere sicuro di trasmettere il significato desiderato senza impegnare troppo chi legge.
 
Alla fine, però, come tante altre volte, ho scritto senza essere sicuro completamente, ma ho accettato quell’incertezza che mi ha fatto uscire dall’impasse ed ho scritto fino alla fine un articolo che, nel complesso, mi soddisfa in quanto mi sembra trasmetta il concetto che mi proponevo.
 
Infatti, credo di aver interpretato, in queste righe di premessa, quello che spesso, anche in maniera alquanto ovvia, ci capita prima di intraprendere un nuovo cammino su una strada che non abbiamo mai percorso: cioè siamo affogati dai dubbi!
 
Quasi sempre, però, in maniera non sempre ovvia, facciamo i primi passi e, dopo le esitazioni iniziali, ci rendiamo conto, guardandoci alle spalle, che eravamo fermi in un punto pericoloso (oppure stavamo semplicemente percorrendo una strada tranquilla che però non portava da nessuna parte).
 
Ciò non vuol dire che dobbiamo affidarci al caso ed evitare i sentieri tranquilli.
 
Vuole solo far riflettere su tutte le volte che, accettando un po’ di incertezza, ci siamo trovati su un percorso casuale che, in un periodo più o meno lungo, si è trasformato nella strada principale del nostro cammino. Abbiamo potuto pensare che non fosse quello giusto, ma se ci siamo sforzati a comprenderne i limiti e siamo stati capaci di riadattare i nostri progetti, gli avremo dato altrettanto valore rendendolo speciale. Se facessimo sempre così, smetteremo di vivere nella speranza di trovare il cammino perfetto.

*Un ringraziamento a GIO per la foto e per la condivisione di questo pensiero (oltre che della passione per le passeggiate in montagna)

giovedì 31 maggio 2012

La Finestra Verde



Nella vostra vita vi sarete spesso trovati con il bisogno di riscatto o di affrancamento nei confronti di qualcosa o di qualcuno o rispetto a ciò che immaginavate si realizzasse per voi e per i vostri cari e che, invece, tardava ad arrivare. Il modo migliore per vivere in pieno questo sentimento non è quello di “vincere” o di “sconfiggere”. Il modo migliore è la “felicità” che si può trovare nell’amare ciò che si fa e ciò che si è.

L’uomo, però, non deve smettere di configurare nella propria mente un’immagine chiara e definita delle cose che desidera avere, delle cose che desidera fare o di ciò che vuole diventare (o ciò che "è" ma non sa ancora di essere). Deve mantenere questa immagine mentale nei suoi pensieri e nel frattempo deve essere profondamente grato per ciò che ha, per ciò che fa e, soprattutto, per ciò che "è".

Ho sognato, per molto tempo, di scrutare dalla finestra di casa solo il colore verde. Da un po' di tempo, vedo dalla finestra di casa solo il verde.

Non ho mai smesso di amare ciò che stavo facendo, ma al contempo immaginavo di svegliarmi un giorno, tutti i giorni, con i miei figli. Ora è quello che da domani farò.

Per questo non posso che esortarvi a non aver timore di fare un cambiamento improvviso e drastico se si presenta l’opportunità e se, dopo attenta riflessione, sentite che si tratta dell’opportunità giusta. Ma non compite mai un’azione improvvisa o drastica se non siete certi che sia quella giusta.

sabato 31 dicembre 2011

Vento di Cambiamento



Il Cambiamento è come un vento che attraversa i luoghi ed il tempo, ma soprattutto attraversa le anime. Il tempo del Cambiamento arriva diverse volte nella nostra vita, ma non sempre siamo abbastanza sensibili per percepirlo. 

A volte potremmo essere costretti a seguire il Cambiamento solo come ultimo stadio della nostra inconsapevole resistenza allo stesso; ma non è questa la situazione ideale nella quale ci si dovrebbe trovare se non vogliamo subirne solo gli effetti negativi. A volte, pur sentendoci forti e non temendo minacce, non riusciamo a seguire il Cambiamento e questo potrebbe nuocere alla nostra sopravvivenza (in senso sociale, economico, etico, umano), così come la darwiniana teoria dell’evoluzione ci insegna ("Non è la specie più forte o la più intelligente a sopravvivere ma quella che si adatta meglio al cambiamento" - Charles Robert Darwin).

Questo è valido sia per gli uomini sia per le organizzazioni di uomini e di mezzi (cioè le imprese). 

Quello che stiamo attraversando è di certo un periodo, se non di Cambiamento, quantomeno di profonda riflessione che potrebbe portare ognuno a decisioni o a scelte differenti a seconda del proprio punto di partenza

A volte il Cambiamento non coincide necessariamente con uno sviluppo fisico ed economico della nostra situazione attuale. A volte il Cambiamento può coincidere con una necessaria decrescita. Ed è per questo che, se si va a rapportare la situazione attuale alle persone e alle famiglie e se ci rendessimo conto che questa involuzione fosse l'unica via per garantire il proseguimento della nostra specie, potrebbe essere necessario, se non indispensabile, essere pronti anche a tornare indietro, riconsiderando e mettendo in discussione tutte le nostre abitudini quotidiane.

Per le imprese, organizzazioni economiche e sociali dell'umanità, il discorso è molto simile. Solo le imprese che sono capaci di cambiare riescono a sopravvivere. Solo superando gli stadi primordiali delle organizzazioni (organizzazioni burocratiche e organizzazioni complesse) si può realizzare una struttura capace di adattarsi e di formulare una visione chiara del percorso da seguire. Una struttura semplice nella quale i rapporti umani sono valorizzati al massimo. L'attenzione primaria per il cliente non limita la conoscenza approfondita dei dipendenti e degli altri portatori di interesse (partner). Le persone, se valorizzate, diventano gli attori principali del cambiamento, partecipando attivamente alla ridefinizione dei processi interni in modo da migliorarli in maniera sistematica.

giovedì 29 settembre 2011

Se Riesci ad Essere Immaturo la Tua Vita non Sarà mai Vuota



L’esperienza che abbiamo accumulato nella nostra vita è molto utile per affrontare con sicurezza molte delle situazioni che quotidianamente incontriamo, ma, allo stesso tempo, diventa un limite nel momento in cui ci si trova ad affrontare situazioni nuove.
Ciò accade in quanto, un’esperienza passata, potrebbe indurci a comportarci in maniera non adeguata se, per errore, una nuova esperienza viene classificata dalla nostra mente alla stregua della precedente, facendoci cadere nella trappola della Generalizzazione che tanto limita le nostre possibilità di scelta.

Ci comportiamo in questo modo perché, inconsciamente, non vogliamo sbagliare facendo scelte nuove o deviando dai comportamenti che abbiamo sempre seguito.

Nel tempo, mi sono reso conto che non è affatto vero che se non ci si muove non si sbaglia. Infatti, spesso, non ci muoviamo a compiere un’azione o a prendere una decisione, solo perché non siamo sicuri del risultato. E capita spesso, come molti di voi potranno riscontrare nella propria vita, di rimandare decisioni all’infinito. Ad un certo punto potremmo essere obbligati a scegliere, ma a quel punto potrebbe essere troppo tardi per farlo nel giusto modo.

Sono diventato consapevole che, se non si sbaglia spesso, non ci si muove dalle proprie posizioni e non si hanno nuove possibilità di esplorazione. Per questo, spesso, mi muovo senza essere sicuro al 100% del risultato. Molto spesso, quindi, sbaglio la strada, ma di certo mi arricchisco di “preziosi errori” e riesco anche a non rammaricarmi troppo. 

Questo può dare la forza di ricominciare ancora una volta. Ed un’altra ancora.

Se ci preoccupiamo di sbagliare o di compiere un errore, facciamo bene. Ma se la preoccupazione diventa per noi, sistematicamente, motivo di “non scelta”, probabilmente nella nostra vita ci stiamo privando di molte felici scoperte.

mercoledì 31 agosto 2011

Il Valore del Tempo ed il Prezzo dei Nostri Sogni



Quando siamo giovani spesso è sufficiente un’occasione di guadagno per farci muovere verso un'attività o verso un'altra.

All'origine abbiamo avuto un sogno e una speranza che, anche se in maniera latente, accompagnano ancora la nostra esistenza. Man mano che passano gli anni, i nostri sforzi verso quell'obiettivo, che non necessariamente vuol dire sicurezza o soddisfazione economica, danno la loro rivelazione concreta e, a volte, succede che alla realizzazione delle nostre passioni non corrisponde un adeguato riconoscimento economico o, al contrario, la vita ci riserva il sostentamento economico, ma non ci fa realizzare le nostre passioni. Frequentemente, infatti, capita di scegliere un percorso che ci consente di sostenerci, ma non ci consente di seguire il sogno che avevamo immaginato quando eravamo all'inizio della nostra vita da “uomini”.

Non è semplice ottenere quello che abbiamo sognato e potrebbe sembrare semplice, invece, rinunciarvi.

Molti, infatti, sentono di non aver fatto il massimo per seguire le proprie aspirazioni e si consolano dicendo a se stessi che il destino ha voluto così e non vi era modo per cambiare le cose. Adesso, effettivamente, le cose possono sembrare immutabili, ma forse un tempo le nostre scelte avrebbero potuto guidarci su un'altra strada, non necessariamente quella giusta, ma forse più ricca di possibilità. La vita è così. Alcuni seguono ardentemente le passioni e forse riescono a realizzarle. Altri lo fanno altrettanto ardentemente, ma non otterranno mai ciò per cui hanno lottato. Entrambi, però, devono mettere in conto un sacrificio. Il sacrificio del tempo non dedicato alle persone care e il sacrificio del tempo non dedicato alla vita pura con se stessi.

La passione ardente è così, non riesci a vedere nient'altro. Seguirla sembra l’unica strada possibile per raggiungere la felicità.

Altre persone, però, riescono a trovare le loro passioni vicino a quello che hanno e nelle persone che a loro sono vicine. Anche loro hanno un sogno o una passione. Anche loro hanno lottato. Ma lo hanno fatto fin quando ciò è stato necessario ed hanno raggiunto un equilibrio tra l'essere e l'avere. Forse sono persone che hanno saputo comprendere che non vale la pena lottare ancora per un sacrificio forse superiore a quanto si poteva ottenere o ricavare, ed hanno saputo dedicare i loro sforzi a sviluppare ed amare ciò che hanno oggi, “incassando” relazioni interpersonali ed un interscambio con la natura di valore nettamente superiore ad un televisore, un auto in più o un’altra casa. Hanno compreso che il più grande sogno o passione è quello di riuscire a vivere con intensità ciò che la vita ci concede oggi.

Qualunque sia la nostra scelta sul modo di vivere la nostra vita, non dovremmo solo focalizzarci su quello che vogliamo realizzare per noi stessi, ma con lucidità dobbiamo sforzarci ad essere consapevoli di cosa comporterà per noi e per i nostri affetti quella scelta e di cosa realmente abbiamo bisogno adesso. In questo modo potremo avvicinarci alla comprensione dei “giusti” sacrifici da affrontare per un determinato periodo di tempo, cercando di scrutarne la compatibilità con il resto della nostra vita.


giovedì 30 giugno 2011

Guardarsi allo Specchio



Non mi andava di far passare il mese di giugno senza aver scritto anche un solo rigo sul mio Blog. Però non mi andava neanche di scrivere qualcosa di inutile per la sola intenzione di riempire un vuoto. 

Ed è per questo che ho deciso di dare spazio alle parole di qualcun altro, come ho già fatto altre volte, che ha tanto pensato e sperimentato prima di scriverle.

Forse trarrò solo ispirazione per il mio prossimo post; o forse riuscirò a concedermi un momento di riflessione (cosa che ultimamente non riesco a fare). 

A presto!

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di Hermann Hesse

"Per gli uomini non esiste nessunissimo dovere, tranne uno: cercare se stessi, consolidarsi in sé, procedere a tentativi per la propria via ovunque essa conduca.

Ciò mi scosse profondamente e questo fu il risultato di queste esperienze: molte volte avevo fantasticato sul mio futuro, avevo sognato ruoli che mi potevano essere destinati, poeta o profeta o pittore o qualcosa di simile. Niente di tutto ciò. Né io ero qui per fare il poeta, per predicare o dipingere, non ero qui per questo. Tutto ciò è secondario.

La vera vocazione di ognuno è una sola, quella di conoscere se stessi. Uno può finire poeta o pazzo, profeta o delinquente, non è affar suo, e in fin dei conti è indifferente. Il problema è realizzare il suo proprio destino, non un destino qualunque, e viverlo tutto fino in fondo dentro di sé. Tutto il resto significa soffermarsi, è una mezza misura, è un tentativo di fuga, è il ritorno all’ideale di massa, è adattamento e angoscia di fronte a se stesso."

sabato 23 aprile 2011

Farsi Persuadere dalla Scarsità



Il ritmo della vita moderna impone, spesso, nelle nostre scelte, meccanismi automatici che rappresentano scorciatoie della mente per prendere una decisione.

La complessità del mondo che ci circonda, infatti, non ci consente sempre di analizzare tutti gli elementi necessari per operare scelte consapevoli, ma fa si che queste si basino sugli elementi più rappresentativi che, generalmente, sono abbastanza affidabili.

Non sempre, però, questi elementi sono attendibili o, peggio ancora, spesso sono manipolati da chi ci vuole indurre a comportarci in un determinato modo.

Infatti, per influenzare o per forzare le nostre scelte, in ogni ambito della vita sociale (consumi, politica, mercati finanziari, ecc.) sono utilizzati alcuni strumenti e tecniche per persuadere o per manipolare.

In particolare, gli strumenti che hanno maggior impatto sulla moltitudine delle persone, sono quelli legati allo stimolo della paura della scarsità. Quello della scarsità è un principio che funziona con successo anche in ambiti più ristretti della vita sociale (es. nei sentimenti) ed arriva ad operare anche in maniera incontrollata (es. le grandi rivoluzioni). Questi casi però sono marginali in quanto, se il primo ha un impatto per il singolo, il secondo opera contro chi ha posto in essere, a scapito della moltitudine delle persone, comportamenti non coerenti o non equilibrati.

Quello che, invece, è interessante capire riguarda l'aspetto legato alla manipolazione delle masse senza che queste reagiscano in maniera violenta, ma che, anzi, siano anche a loro agio, inconsapevolmente, con questi atteggiamenti o comportamenti indotti.

La base su cui si fonda il principio del timore per la scarsità va ricercata, come confermato da numerosi studi e ricerche, nella circostanza che le opportunità sono percepite più desiderabili quando la loro disponibilità è limitata. In pratica, ogni volta che la nostra libertà di scelta è limitata o minacciata si innesca un meccanismo per il quale, il bisogno di mantenere inalterate le nostre prerogative, ci porta a desiderarle più di prima. Il funzionamento di questo principio si può riscontrare nei primi anni della nostra vita, subito dopo il secondo anno di età, quando si comincia a percepire la propria essenza di individuo. L'atteggiamento del bambino, in questa fase, è quasi sempre di contrapposizione, rappresentando un modo per esplorare i limiti del proprio campo di azione. Più vengono posti dei limiti al bambino, più sarà forte il suo desiderio di superarli.

Questa natura dell'individuo è ben conosciuta in ambito pubblicitario e, più in generale, dai media, che ne utilizzano a proprio vantaggio gli effetti.

Le più semplici forme di manipolazione o persuasione basate su questo principio si possono riscontrare già in un ambito a noi molto vicino, quando nei grandi magazzini vengono utilizzate la tecnica della “scorta limitata” o dell' “offerta limitata per alcuni giorni”. Questi sono i principali esempi di metodi utilizzati per forzare le nostre scelte. Il problema è che, vi sono tanti ed anche più sottili metodi che, basandosi su tale principio, vengono utilizzati dai media a grande diffusione per orientare i gusti e le scelte della maggior parte della popolazione.

Come possiamo difenderci da questo tipo di pressioni che ci vengono in continuazione dal mondo esterno?

Reagire diffidando di tutti e di tutto non è la soluzione più appropriata, in quanto castra dall'inizio lo sviluppo delle relazioni (elemento imprescindibile nella vita degli uomini) oltre che attenuare l’interesse ad informarsi che pur rappresenta un altro elemento di crescita personale.

Più equilibrato sarebbe imparare a distinguere le nostre reali esigenze dai desideri indotti, mettendo a confronto “il possesso”, in senso lato (di un servizio, di un oggetto o di un comportamento, che spesso diventano solo un simbolo sociale ed emozionale) e “l'utilità” (che gli stessi possono realmente avere per noi).

In questo modo forse riusciremo a dedicare maggiori risorse alle cose che per noi sono veramente importanti!

lunedì 28 marzo 2011

Punti di Vista



Abbiamo visto che, utilizzando le immagini della nostra mente, possiamo ristrutturare una situazione per cambiare il nostro punto di vista e per creare soluzioni alternative da mettere a disposizione delle nostre scelte. Le emozioni e le sensazioni legate ad un avvenimento non sarebbero, dunque, provocate dall’avvenimento in se, ma dal modo in cui decidiamo di considerarlo e di viverlo. E quindi, cambiando la nostra prospettiva di osservazione, avremo la possibilità di creare emozioni e sensazioni differenti, più positive.

In pratica, la ristrutturazione di una situazione, oltre che con le immagini può avvenire con il nostro modo di percepire e cambiare “il contesto” ed “il significato”. Cambiare il contesto ed il significato di una situazione o di un comportamento equivale a considerare un altro punto di vista nella personale definizione che di questo tendiamo a dare.

La ristrutturazione del contesto dovrebbe passare attraverso il cambiamento delle espressioni e della considerazione che associamo ad una situazione, ad un comportamento o ad un risultato. Accade spesso che siamo portati a generalizzare un determinato evento cancellando il fatto che esso stia accadendo in un certo contesto. In pratica potremmo ottenere risultati diversi se imparassimo a non valutare gli eventi della nostra vita solo in base alle nostre esperienze. L'evento, infatti, potrà assumere un valore differente e di conseguenza ci potrà dare emozioni e sensazioni differenti se riuscissimo a considerarne anche gli altri risvolti collegati ad un cambio di contesto. Per cui un evento apparentemente negativo, potrà risultare addirittura positivo se ne andiamo a considerare i risvolti da altra angolazione. Se una persona è considerata troppo attenta ai dettagli per poter fare un tipo di lavoro, di certo vi sarà un lavoro per il quale tale peculiarità avrà un grande valore. Per cui bisognerebbe spaziare con la mente e non farsi ingessare dall’impatto negativo iniziale di alcune situazioni.

La ristrutturazione del significato potrà aiutarci, invece, a rendere positiva la nostra reazione a qualcosa. Se facciamo un piccolo sforzo, ogni evento della nostra vita potrebbe assumere un significato diverso da quello che può sembrare attribuito in maniera automatica dal nostro subconscio. L’ansia che ci accompagna prima di un evento è una catastrofe se ci facciamo sopraffare, ma può essere un grosso stimolo se riusciamo a veicolarla e a sfruttare l’adrenalina come motore per la nostra prestazione.

Io ho provato a pensare ad alcuni avvenimenti della mia vita che avrei voluto vedere in una luce più positiva. Ho cercato di applicare a queste situazioni una ristrutturazione del contesto o del significato. Infine, ho cominciato a focalizzarmi su aspetti diversi dall’esperienza ed ho trovato, molto spesso, vantaggi che prima mi erano ignoti.

Se non proviamo a cambiare il modo di vedere le cose, non potremo mai sperare di ottenere risultati diversi.

venerdì 18 marzo 2011

Immagina la tua Vita!



Ho affrontato, in diversi articoli, l'affascinante mondo dell'immaginazione creativa.

Riflettevo sul fatto che l'esperienza può non essere l'unica base per compiere le scelte nella nostra vita.

Infatti, provare ad utilizzare le nostre capacità legate al pensiero visivo, può essere, in molti casi, l'unico modo per esplorare soluzioni nuove che ci porteranno a risultati diversi rispetto a quelli che abbiamo ottenuto fin'ora.

Inoltre, avevo fatto una sintesi del ruolo e dei contesti in cui l'utilizzo delle immagini ci può essere d'aiuto.

Potete trovare molte di queste riflessioni in un articolo pubblicato dal Blog dell'associazione no profit "Ecco Cosa Vedo" alla quale partecipo come autore e nella gestione di alcune attività on line. 

Questo è l'articolo: La Vita nelle Immagini della Tua Mente 

Buona lettura!

sabato 12 febbraio 2011

L'educazione che vorremmo



Spesso può capitare di riflettere su concetti e comportamenti che nel tempo i nostri genitori, o i cari con cui siamo cresciuti, hanno cercato di trasmettere e, talvolta, hanno imposto durante la nostra infanzia e durante la nostra adolescenza.

Oggi potrà sembrare molto chiaro ciò che volevano insegnarci, ma quando eravamo più giovani abbiamo spesso sofferto per privazioni o imposizioni che poco riuscivamo a comprendere. Oggi siamo ben consapevoli del senso di ciò che i nostri cari volevano insegnarci ed oggi stiamo maturando quel momento di crescita che il tempo ha portato con se. Abbiamo agito in un modo che spesso non condividevamo, ma che, soprattutto, non comprendevamo, anche se, a distanza di tempo, abbiamo compreso che, forse, era il modo giusto di agire.

Quello che ci è mancato però, quando eravamo più giovani, è il momento di crescita e comprensione che stiamo avendo adesso. Prima eravamo immaturi per comprenderlo. Prima dovevamo “fare” o “non fare” e basta. Oggi capiamo il perché. Oggi abbiamo il momento di crescita che forse ci serviva quando eravamo più giovani.

Di certo la comprensione di oggi ha un valore per noi diverso da quello che poteva avere un tempo. Oggi, più che avere un momento di crescita, abbiamo un momento in cui l’amore e la stima per i nostri cari aumenta.

Quando eravamo giovani, avremmo avuto un reale momento di crescita se avessimo compreso in quello stesso momento il senso delle azioni o delle raccomandazioni dei nostri cari. Ma molto spesso non abbiamo avuto modo di comprendere.

Oggi che ci troviamo anche noi ad essere coinvolti nella crescita dei nostri cari e soprattutto dei nostri figli, abbiamo una possibilità in più. Oggi possiamo dare un reale momento di crescita cercando di far comprendere ciò che suggeriamo o che a volte imponiamo.

Non dobbiamo avere l’alibi di “sei piccolo per poter capire”. Dobbiamo sforzarci a far comprendere prima di dare un suggerimento o un’imposizione. E’ vero che a volte alcuni ragionamenti possono essere non completamente comprensibili da parte di un bambino, ma qui non si tratta solo di spiegazioni scolastiche. Qui è in gioco un rapporto di interscambio molto profondo. Un bambino sarà più ricettivo rispetto a ciò che cerchiamo di trasmettere o di suggerire, quando il rapporto sarà sullo stesso livello. Quando il bambino vedrà in noi un alleato o una persona capace di comprendere e tollerare anche un capriccio insensato.

Di certo, nella nostra frenetica realtà, non sempre riusciamo a dedicare abbastanza tempo alla valorizzazione di tale rapporto. Siamo troppo “impegnati a mandare avanti la famiglia”. Facciamo i nostri bravi compiti da genitori, ma non sempre riusciamo ad essere tali realmente. "Mandare avanti la famiglia" non va inteso solo per l’aspetto economico, ma va interpretato in un contesto molto più ampio, dove i rapporti interpersonali vengono prima delle relazioni economiche. Dovremmo cercare di dedicare più tempo al rapporto con i nostri cari senza limitare la nostra partecipazione solo alla presenza fisica. La nostra presenza dovrebbe essere intensa e piena di significato. Dobbiamo imparare a giocare, soffrire e gioire con loro.

Il compito del genitore non è solo quello di “generare” e di garantire un’educazione scolastica ai propri figli. Il compito del genitore è quello di vivere un rapporto di reciproca comprensione e di continuo interscambio emozionale con i figli. Per questa strada, i piccoli, comprenderanno anche senza bisogno che a loro venga fatto un ragionamento; anche senza avere la spiegazione del perchè di un consiglio o di un suggerimento che oggettivamente potrebbero non essere in grado di comprendere.

A volte non sono necessarie le parole per spiegare il significato di un gesto.

lunedì 31 gennaio 2011

La libertà non è una reazione, la libertà non è una scelta


DI JIDDU KRISHNAMURTI


La libertà non è una reazione, la libertà non è una scelta. La libertà è un’illusione dell’uomo che ha libera scelta. La libertà è pura osservazione priva di direzione, senza timori di punizioni né mire di ricompensa. La libertà è priva di cause; la libertà non è al termine dell’evoluzione dell’uomo bensì nel primo passo della sua esistenza. Con l’osservazione si viene a conoscenza della mancanza di libertà. La libertà risiede nella consapevolezza priva di scelta (choiceless awareness) della nostra esistenza e delle nostre attività quotidiane.

Il pensiero è tempo. Il pensiero nasce dall’esperienza e dal sapere che sono inseparabili dal tempo e dal passato. Il tempo è il nemico psicologico dell’uomo. La nostra azione è basata sulla conoscenza e quindi sul tempo, per cui l’uomo è costantemente schiavo del passato. Il pensiero è dannatamente limitato e così si vive continuamente in conflitto e affanno. Cosicché non c’è evoluzione psicologica.

Quando l’uomo avrà consapevolezza del movimento dei propri pensieri, noterà la divisione tra il pensatore ed il pensiero, tra l’osservatore e la cosa osservata, tra l’esperienza e colui che fa l’esperienza. Egli realizzerà che tale divisione è un’illusione. Solo a quel punto sopraggiunge la pura osservazione che è comprensione profonda senza ombra alcuna del passato o del tempo. Il discernimento privo del tempo determina una profonda e radicale trasformazione nella mente.

La negazione totale è l’essenza del reale. Quando c’è la negazione di tutte le cose che il pensiero ha psicologicamente determinato, soltanto allora c’è amore, che è compassione ed intelligenza.

sabato 22 gennaio 2011

Un altro mattone nel muro



Spesso ci troviamo ad affrontare avversità atroci per il nostro equilibrio psicofisico.

Siamo sempre sul punto di mollare o di arrenderci. E' troppo lo stress che dobbiamo affrontare e ci chiediamo spesso se valga la pena. Quando poi ci accorgiamo che, forse, non valeva la pena, ci sentiamo ormai affogati dagli eventi.

Cosa facciamo a questo punto?

La prima possibilità è quella di lasciar stare e tornare sui nostri passi, vanificando quanto fatto fino a quel momento e creando altre difficoltà.
La seconda possibilità è di andare avanti accettando di affrontare ancora per un tempo imprecisato quello stress che sembra insopportabile.
La scelta non è certo facile e indolore. La scelta andrebbe fatta in partenza, non solo valutando i costi e ricavi della nostra azione, ma anche le difficoltà e i benefici di carattere non materiale che ci troviamo a dover mettere in gioco. Ovviamente ogni azione abbandonata potrebbe essere un'opportunità persa, anche se in partenza il risultato è ignoto. Ma un'azione, intrapresa senza valutare gli effetti con un pur minimo margine di sicurezza, potrebbe essere un'azione avventata con risvolti anche molto negativi, non solo dal punto di vista materiale, ma soprattutto dal punto di vista psicologico e morale, accentuati dalla circostanza che l'ansia non ci aiuta se è male veicolata.

In questi casi, allora, quando ormai “siamo in ballo”, quando rinunciare porterebbe ad una certa delusione o ad una non precisata perdita economica, quello che potrebbe essere un atteggiamento positivo e soprattutto di impulso alla nostra azione, è di agire e comportarsi “come se”.

Come se il nostro obiettivo fosse già realizzato; come se tutte le risorse (non solo economiche) necessarie per raggiungerlo siano a nostra disposizione; come se fossimo già nello stato mentale e morale del momento del nostro successo; come se già avessimo l'alternativa ad un parziale insuccesso; come se ogni evento negativo venga escluso dal nostro raggio d'azione.

Questo processo di pensiero non garantisce il risultato in maniera “magica”, ma ci darà la possibilità di affrontare ogni fase della nostra azione con maggiore lucidità, con una capacità di analisi dei singoli eventi che non sarà influenzata negativamente dal timore dell'insuccesso. In questo modo riusciremo a vedere alternative che l'ansia improduttiva celava. Riusciremo a visualizzare soluzioni che prima si nascondevano o che non riuscivano ad avere una configurazione nella nostra mente. Il nostro processo di pensiero sarà fluido e sarà capace di adattarsi agli eventi che man mano si presentano con una flessibilità che stupirà noi stessi. Quella flessibilità che potrà dare anche la forza nel momento in cui tutti i nostri tentativi sono risultati vani e il nostro adattamento mentale alla nuova situazione dovrà essere inevitabile. Quello che cambierà sarà la struttura ed il contesto in cui ci troveremo a muoverci e dovremo avere la pazienza e l'umiltà di cominciare daccapo ciò che non siamo riusciti a portare a termine o ciò in cui abbiamo fallito.

Questo atteggiamento attenuerà quel senso di frustrazione e di ansia che ci pervade e ci aiuterà a trovare spunti di crescita nei momenti che, superficialmente, possono sembrare di fallimento. Questo atteggiamento ci darà la possibilità di posare un altro mattone nel muro che sostiene il nostro mondo interiore.

martedì 4 gennaio 2011

Lo spazio per la tua immaginazione



Nei precedenti post abbiamo visto che vi può essere un modo diverso per affrontare le situazioni nuove o incerte e come tale modalità abbia importanza operativa, sia, spesso, a livello scientifico che a livello personale.

Per completare, concettualmente, l’argomento della Visualizzazione Creativa, che ho trovato molto stimolante e che mi ha fatto conoscere spazi della mente che prima non erano abbastanza sollecitati, riporterò i contesti in cui si sviluppano molti esercizi, semplicemente con lo scopo di far comprendere l’aspetto pratico del campo in cui ci stiamo muovendo, lasciando al singolo la libertà di creare le proprie immagini (anche per stimolare la stessa capacità di visualizzazione) e di approfondire, in maniera specifica, metodi ed esercizi di supporto.

Gli ambiti di utilizzo della visualizzazione creativa si sviluppano, innanzitutto, nel campo delle “immagini per produrre”. Le immagini, nella loro primordiale funzione polisemantica, sono soggette a creare un pensiero ideativo flessibile, che sarà, per quella che è la loro caratteristica principale, libero da convenzioni linguistiche e verbali.

In altri casi una figura non solo avvia un pensiero ideativo, ma può essere capace di orientarlo anche se non in maniera rigida. In questo contesto si pone la funzione delle “immagini per completare” dove un’immagine, non ancora piena di significato per la nostra mente, stimola il processo di pensiero a completare questo concetto ancora non sviluppato.

Un altro utilizzo molto utile delle immagini è quello delle “immagini per combinare”, attraverso il quale, con una combinazione di immagini a cui singolarmente si è già dato un significato, si riescono a produrre situazioni creative che spesso restituiscono idee o soluzioni quasi sorprendenti. Molte invenzioni e scoperte sono scaturite da questa modalità di visualizzare le immagini.

Un utilizzo molto comune delle immagini è quello delle “immagini per cogliere”. Molto spesso dobbiamo ricorrere alle immagini mentali per fare valutazioni prima di compiere azioni concrete o prima di effettuare delle scelte. Infatti, attraverso accostamenti e sovrapposizioni di immagini, riusciamo a cogliere gli elementi della struttura globale che abbiamo di fronte comprendendone i rapporti. Ciò in quanto le immagini ci consentono di considerare vari aspetti contemporaneamente. E così, ad occhio, riusciremo a comprendere se vi è abbastanza spazio per parcheggiare l’auto o se quella cravatta in vetrina può star bene sotto il mio vestito.

Infine, oltre a cogliere la struttura di un contesto, le immagini ci posso aiutare anche nella sua destrutturazione e nella successiva diversa ristrutturazione (“immagini per ristrutturare”). In questo ambito di operatività della visualizzazione vi è la maggiore possibilità di dar vita a processi creativi, in quanto, attraverso appunto la destrutturazione di un contesto noto, riusciremo, attraverso la sua diversa ricostruzione strutturale, a vedere dei punti di vista differenti e ad analizzare altre angolazioni che prima non esistevano davanti ai nostri occhi o nella nostra mente.

Queste considerazioni, che potrebbero sembrare anche ovvie, non lo sono quando ci troviamo ad affrontare le difficoltà nella vita quotidiana. Infatti, a causa del nostro sistema educativo, siamo portati a cercare sempre una soluzione di carattere logico e razionale o che passi attraverso una discussione. Molto spesso, però, cediamo perché sembra che non vi sia nessuna strada percorribile se non quella dell’insoddisfazione, del malessere e del disagio. In tali casi, esercitarsi a sviluppare la capacità (e l’abitudine) a far ricorso alla visualizzazione, ci potrà far scoprire modi nuovi ed efficaci con cui affrontare tali situazioni.

giovedì 16 dicembre 2010

La Creatività nella Visualizzazione



Nel precedente post osservavo che ci può essere un modo diverso per affrontare le situazioni nuove o incerte e che tale processo passa attraverso una capacità che, nell’antichità, era molto più utilizzata rispetto a quanto non lo sia oggi.

Infatti, alcune persone, riescono a ricostruire, così come facevano gli antichi in mancanza di sofisticate strumentazioni, le soluzioni alle difficoltà di vario genere (cognitive, emotive, relazionali, comportamentali) ricorrendo alle immagini che riescono a ricostruire nella propria mente.

Queste capacità, se così si possono definire, si basano sul “pensiero visivo” ed erano molto apprezzate prima che venissero introdotti gli standard che hanno semplificato la vita delle persone. Solo per fare qualche esempio, si pensi alla capacità di stimare ad occhio il peso di una merce o di stimare una distanza. Ancor di più in campo scientifico. Vi sono, infatti, storie documentate ed aneddoti che attestano come, molte scoperte e ritrovati tecnici, siano stati favoriti da ragionamenti con basi visivo-spaziali. Non solo si possono nominare i fisici Maxwell ed Einstein (che creavano spesso immagini mentali delle situazioni da studiare), ma è facile verificare, anche oggi, come in diversi campi di ricerca (come ad esempio nella progettazione degli aerei, nelle discipline mediche ed in biologia) si ricorra alla visualizzazione.

Ai nostri fini è utile comprendere, al di la dell’aiuto che la visualizzazione creativa può dare alla risoluzione dei problemi intellettivi, il supporto che tale modalità operativa può fornire all’individuo nell’affrontare le difficoltà (cognitive, emotive, relazionali, comportamentali) che risultano insormontabili con altri approcci.

Vi sono diverse proposte operative che possono stimolare lo sviluppo delle capacità di immaginazione figurale fin da bambini. Nel prossimo post ne suggerirò alcune con la consapevolezza che sono uno strumento utile che può dare ottimi stimoli solo se vi è la coscienza e la volontà dell’individuo di utilizzarle. Al contrario rimangono solo degli spunti e non saranno di aiuto alla nostra esistenza.

martedì 7 dicembre 2010

Non è tutta questione di esperienza



In tutte le nostre attività quotidiane, l’esperienza ci aiuta non solo a risolvere ciò che affrontiamo, ma ci consente di velocizzare molte di quelle operazioni che ripetiamo più spesso rispetto alle altre.

Molto spesso, però, capita di dover prendere decisioni non ordinarie, ma che, per comodità, tendiamo a generalizzare nelle nostre strutture mentali e risolviamo con un’azione o un comportamento che spesso non è quello più adatto alla situazione. Addirittura, possiamo essere tratti in inganno dalla nostra esperienza, quando, ad esempio, la nostra mente classifica in maniera sbagliata un evento e lo affronta con un comportamento che non è quello appropriato. Pensate a tutti quei momenti in cui non riuscite a spiegare a voi stessi il perché di un vostro agire che vi ha condotto ad errori banali o grossolani, pur essendo in possesso di tutte le informazioni o capacità sufficienti per risolverlo in maniera agevole.

Vi sono altre situazioni, poi, che ci schiudono momenti nuovi che non riusciamo a gestire con la nostra esperienza. La maggior parte di noi, in questi casi, reagisce in due modi:

1) Vi è chi cerca qualcuno con più esperienza o con un’esperienza specifica in quel determinato contesto decisionale, per avere un supporto concreto per effettuare una scelta senza effettuare nessuna analisi preliminare.

2) Vi è invece chi cerca di capire, con un senso diverso, la strada che conduce ad una soluzione o ad una scelta. In ultima battuta si potrà rivolgere anche a chi ha più esperienza per avere parametri concreti di riferimento per effettuare la scelta.

In questo secondo caso la ricerca di competenze specifiche è un’attività successiva alla nostra scelta e pertanto non influisce sul nostro processo decisionale.

Chi riesce a seguire questo secondo tipo di processo decisionale non fa altro che seguire un processo molto antico. Al di la delle proprie competenze specifiche, vi sono molte persone, infatti, che riescono a ricostruire “per immagini” la soluzione a difficoltà di vario genere (cognitive, emotive, relazionali, comportamentali) che devono affrontare. E questo nuovo modo non solo ci apre tutta una serie di possibilità che prima pareva non esistessero, ma ci consente di ottenere maggiore libertà rispetto alle nostre scelte, rispetto agli strumenti tecnologici, rispetto all’esperienza di altre persone che sarà circoscritta ad ambiti molto specifici e pertanto meno dispendiosi e più efficaci.

Chi agisce in questo modo riesce a far si che il proprio processo decisionale non sia demandato ad altre persone o ancor peggio alle tecnologie. Semmai “gli esperti” o le tecnologie saranno uno strumento che ci consentirà di realizzare la nostra decisione.

Nel prossimo post proverò a sintetizzare questo nuovo, ma antico, modo di affrontare le situazioni concrete della nostra vita e vedremo come la “visualizzazione creativa” (questo è il concetto che sto descrivendo) è stata utile anche per molte scoperte scientifiche.

giovedì 25 novembre 2010

Quel vuoto che può riempire la nostra vita



Testo di Osho Bhagwan Rajneesh

Ogni giorno usiamo infinite illusioni per cercare di colmare il vuoto che sentiamo. E’ giunto il momento di confrontarci con quel vuoto poiché quel vuoto è la nostra natura reale. Non bisogna subirlo, ma riconoscerlo e immergersi in esso per giungere ad una realizzazione che ci faccia sentire vivi e che dia significato a questa esistenza.

La cosa da fare non è cambiare vita ma vivere in pienezza ciò che siamo e ciò che abbiamo, cogliendo le nostre potenzialità più profonde per svilupparle. Dobbiamo introdurre un nuovo proposito nelle nostre vite affinché siano àncora per non essere più travolti dagli eventi e non vivere più come relitti alla deriva. Per trovare la risposta definitiva all’interrogativo esistenziale che noi siamo, dobbiamo arrivare a sentire dentro noi stessi cos’è la vita, la verità e chi siamo, ma soprattutto dobbiamo vivere in piena consapevolezza ciò che siamo. Scenderemo dalla periferia della vita, in cui solitamente ci troviamo, al centro del nostro essere che è la fonte di ogni manifestazione di energia.

C’è una cosa molto più semplice e concreta che pensare e aver paura: sperimentare.

Basta fare il primo passo. Chi comincia a fare un passo e poi un altro e un altro ancora si ritrova ad aver percorso distanze infinite. Chi non fa nemmeno un passo, poiché crede che facendo un passo alla volta non possano accadere grandi cose, non arriverà da nessuna parte.

sabato 20 novembre 2010

Cammino adagio



All’inizio ci hanno detto: “fai il bravo, non farci arrabbiare; fai il bravo e non fare arrabbiare la maestra!”. Successivamente ci hanno detto: “devi studiare perché è importante per il tuo futuro!e poi subito dopo “stai attento alle cattive compagnie; questa cosa non la devi fare; devi cercare di fare meglio quest’altra cosa”. “Bravo! Ora trovati un lavoro! Metti su famiglia! Fai tanti bambini!

La maggior parte di noi ha sentito queste parole dai familiari più vicini e a volte anche dagli amici più stretti. Certamente una parte di noi ha seguito alla lettera ogni esortazione e certamente un’altra parte le ha, invece, evitate tutte accuratamente. Ci sarà stato, dunque, chi ha fatto tutti i bravi compiti della sua vita e chi invece ha sbagliato tutto facendo più di quanto era giusto ed equilibrato fare.


Di certo ci saranno persone che nella loro vita hanno cercato di seguire sempre tutti i buoni consigli ed oggi si chiedono: “ma se avessi fatto di testa mia, forse adesso mi sentirei meglio?”. Altre persone, invece, sbattono la testa nel muro e gridano “se solo avessi ascoltato una volta mio padre, forse adesso non mi troverei in questa situazione?

Ho osservato me stesso ed ho osservato le persone che mi sono state vicine (e continuano ad esserlo).

venerdì 12 novembre 2010

L’individuo da non perdere



Sarà forse un mio limite, ma non comprendo perché ancora c’è la necessità o, comunque, la volontà di farsi rappresentare da qualcosa o da qualcuno. A livello politico, a livello religioso, a livello sociale. Le persone hanno il bisogno di identificarsi dietro un simbolo per sentirsi unite ad altre persone.

Sarò forse ottuso, ma non capisco come le ideologie ed i simboli possano realmente unire le persone. Più si difendono le ideologie e più c’è separazione forte.

Forse c’è qualche aspetto che mi sfugge, ma non riesco a comprendere e pertanto mi sembra assurdo che due persone siano unite dal punto di vista religioso e poi si separino quando si tratti di esprimere concetti politici o azioni sociali.

La personalità non è uguale per nessun individuo. La personalità dell’uomo non può essere classificata in nessuna categoria. Ogni tentativo di raggruppare più persone sotto un simbolo è un tentativo di semplificare le infinite sfaccettature del pensiero umano.

Non perché vi debba essere uniformità di vedute o di pensiero. Non certo voglio riassumere l’infinita molteplicità della natura umana. E’ solo che non riesco a capacitarmi del fatto che molte persone (troppe) non hanno voglia di esprimersi oppure si esprimono attraverso il pensiero di altre persone.

L’aggregazione sociale formalizzata è tanto distorsiva della socialità delle relazioni e le aggregazioni hanno confini troppo marcati le une dalle altre.

Ma l’individuo, che fine ha fatto? Comprendo che l’individuo non è nato per stare da solo, ma perché deve snaturare la propria individualità con una struttura di carattere sociale superiore che, appunto, ne annulla la personalità? Perché le nostre idee devono avvicinarsi ad una o ad un’altra ideologia, per essere comprese o per essere esplicate?

Ho già espresso in un mio precedente post una strada percorribile per far funzionare le relazioni senza dover formalizzare strutture di pensiero o aggregazioni politiche e sociali. Ma vi è bisogno della volontà del singolo individuo.

L’individuo sente il bisogno di aggregarsi con altre persone, ma non dovrebbe creare gruppi che abbiano dei confini; non dovrebbe creare aggregazioni alle quali altre persone non possano partecipare oggi per poi decidere di non partecipare domani, senza essere per ciò giudicate.

Io credo in una socialità che non annulli l’individuo, che non si faccia portatrice di ideali univoci da condividere, che non crei dogmi o regole da rispettare. Ovviamente credo in una socialità che, non annullando l’individuo, faccia si che nessuno possa annullare o adombrare l'altro, quindi una socialità basata sulla comprensione dell’individualità altrui.

Credo in una socialità che annulli il desiderio di avere più degli altri e faccia comprendere l'inutilità del desiderio di avere più di quanto basta; una socialità in cui la moderazione e la capacità di sapere quando è abbastanza sia un naturale sentimento delle persone.

Credo in una società che non renda, i caratteri che ho evidenziato, delle regole, ma che lasci all’individuo la libertà di non avere regole e non avere un credo; lasci all’individuo un fanciullesco senso del nuovo in ogni aspetto della vita.

Una società che per realizzarsi ha, però, bisogno della volontà del singolo dell’individuo!

venerdì 29 ottobre 2010

Le relazioni interpersonali che funzionano



Nella nostra vita familiare, lavorativa e ricreativa ci sono delle relazioni che funzionano meglio di altre in maniera naturale ed alcune, invece, che potrebbero essere migliorate se solo si avesse più sensibilità e più creatività nel modo di interagire con gli altri.

Si dovrebbe partire dalla Comprensione degli Interessi (in senso lato) delle persone che ci stanno di fronte e delle Motivazioni che spingono il loro agire. Avendo consapevolezza di tali interessi e motivazioni si potrà cercare una strada per conciliarli con i propri senza che gli stessi cozzino e cambino strada, mettendo a repentaglio le sorti della relazione.

L’Ascolto è il principale modo per comprendere gli interessi e le motivazioni degli altri. Se si è attenti ed aperti ad ascoltare gli altri, si mostrerà una sensibilità tale da rendere a loro volta gli altri più propensi ad ascoltare i nostri interessi e le nostre motivazioni. Non sempre però si procede in maniera naturale sulla stessa frequenza d’onda. In questi casi, per trovare una conciliazione di interessi e motivazioni, potrà giovare Uscire dagli Schemi cercando un modo creativo di interazione che possa consentire alle diverse posizioni di avvicinarsi.

Questo avvicinamento sarà più agevole se nell’interazione si procede con Equità. L’equità è un modo d’agire non sempre oggettivo, ma si potrà, con la dovuta calma e la disponibilità all’ascolto, avere dei parametri anche esterni per rendere il proprio comportamento equo nella dinamica dell’interazione.

Solo quando entrambe le parti percepiranno una relazione che si sviluppa secondo equità saranno pronte ad assumere un Impegno nella relazione. Se non vi è percezione di equità non significa che le persone non si impegnano, ma la possibilità che non riescano a mantenere gli impegni presi aumenta, non consentendo uno sviluppo armonioso della relazione. Anzi, piccole concessioni all’interno della relazione aiutano a rendere solide le basi di tutti gli altri impegni presi.

Ovviamente questo modo di concepire una relazione potrà essere differente a seconda dell’ambito in cui verremo a trovarci e con una valenza sempre meno formale man mano che si va dai rapporti lavorativi ai rapporti familiari. Perché, se è vero che si può migliorare la nostra convivenza negli ambienti di lavoro e in situazioni ricreative, è importante che lo sforzo maggiore lo si faccia con le persone a noi affettivamente più legate.

Comprensione, ascolto, creatività, equità ed impegno potranno, dunque, aiutarci a costruire le basi per relazioni solide e durature.

lunedì 25 ottobre 2010

Altruismo: un concetto sul quale interrogarsi




L'altruismo è un concetto affrontato da tantissimi punti di vista e sul quale, continuamente, si discute o se ne fa bandiera.

Non sempre però ci si interroga sulle radici di tale sentimento e sulle distrazioni a cui,  anche per attestato sociale, è soggetto.

Ho affrontato l'argomento, cercando di proporre una lettura di tale aspetto, in un articolo pubblicato sul Blog "Ecco Cosa Vedo". Ecco Cosa Vedo, oggi, è anche un'associazione no profit a cui partecipo come autore e nella gestione delle attività on line.

Potete leggere qui il Progetto di Ecco Cosa Vedo. 

A questo link potete invece leggere il mio articolo: Alle Radici dell'Altruismo.

A presto!