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sabato 24 agosto 2013

L'Investimento Perfetto



I timori e le incertezze di questo momento storico rendono difficile, per il piccolo risparmiatore, ogni decisione di investimento. In un precedente articolo avevo, infatti, illustrato una semplice strategia per rimandare nel tempo le decisioni importanti mantenendo un profilo di rischio molto basso.

Vi è invece chi sta pensando di prendere decisioni di risparmio/investimento con un arco temporale più lungo e con l'intenzione di avere rendimenti migliori rispetto agli investimenti in strumenti di liquidità.

Nel campo degli investimenti finanziari accade molto spesso che la scelta più semplice e comprensibile risulti, a conti fatti, la migliore (in termini di rischio/competenza/rendimento). Ed infatti alla base della Strategia di quello che possiamo definire l’Investimento Perfetto vi è la prima e più importante regola per costruire un Portafoglio Perpetuo. Stiamo parlando della “diversificazione” del rischio. Infatti, partendo dagli studi di Harry Browne (uno statunitense ex analista finanziario e politico liberale morto nel 2006), l’italiano Francesco Caruso ha riproposto, nell’ottica dell'investitore europeo, una serie di modelli nei quali la diversificazione diventa la chiave di volta per avere rendimenti apprezzabili in ogni fase del ciclo di vita dell'Economia di riferimento.

Per Browne l’alchimia perfetta di protezione e rendimento per l’investitore è la suddivisione del proprio Portafoglio in 4 aree di cui il 25% è rappresentato dalle Azioni (indice S&P 500), il 25% dall'Oro, il 25% da Titoli di Stato a Breve (Cash) e il 25% da Titoli di Stato a Lungo (Treasury a lungo). Allo stesso modo Caruso disegna alcuni "portafogli modello" articolati per area ed allocazione tra i quattro elementi: indici azionari, oro, bonds governativi a 10 anni, bonds governativi a 6-12 mesi (ad esempio il modello basato sull'area Euro ha il 25% legato all’indice azionario tedesco Dax, il 25% legato all’andamento dell’oro, il 25% legato ai CTz italiani per il breve ed il 25% legato al Bund tedesco decennale).

Il principio di base del funzionamento di una tale composizione è l’intercomunicabilità e la ciclicità dei mercati che si influenzano tra di loro sia in correlazione positiva che in correlazione negativa. Infatti ogni componente del portafoglio esprime le sue caratteristiche positive in una determinata fase del ciclo dell’economia. E così, come afferma anche Caruso, il rendimento sarà trascinato dalla componente azionaria nei momenti di crescita; la deflazione e i rendimenti reali negativi premieranno l’oro ed i metalli preziosi; in fasi di contrazione il rendimento premierà i bonds lunghi e la loro cedola; il cash è premiante nei momenti di inflazione.

In base a questi principi e con l'esperienza di oltre un decennio di osservazioni, il Portafoglio Perfetto ha realizzato dal 2000 al 2012 un rendimento dell'8,2% in un periodo in cui è successo di tutto. Così come anche i modelli teorici dell'analista finanziario Caruso, hanno realizzato per tale periodo rendimenti anche superiori a tale percentuale. Tali modelli sono costantemente aggiornati da Caruso che fornisce anche servizi, preziose informazioni ed analisi che disegnano il quadro della situazione dei mercati (rialzo, ribasso, neutrale) e che sfociano in segnali operativi ben mirati per chi condivide il suo approccio e che, pertanto, intende affrontare i mercati con questa strategia di investimento.

Altro elemento di semplicità e di vantaggio di quest'approccio per l'investitore è che si può costruire un portafoglio/modello utilizzando quasi esclusivamente gli ETF.

Ed è quello che Caruso propone nei suoi modelli. Infatti, partendo dalle percentuali base di suddivisione della torta, si vanno ad inserire nel primo spicchio gli ETF rappresentativi dei principali mercati Azionari (USA, Europa, BRIC). Nel secondo spicchio si va ad inserire la componente dei Metalli preziosi (ed in particolare dell'oro). Nel terzo spicchio inseriremo i Bond Governativi di lungo periodo (anche qui è possibile una componente USA, una componente EURO e se si vuole una componente Italia). L'ultimo spicchio che riguarda la parte più liquida del portafoglio (CASH), può essere gestita con ETF che ripropongono i rendimenti dei titoli a breve delle diverse aree, oppure, suggerendolo a chi ne sia già provvisto, di tenerla investita sui conti deposito liberi o con scadenze a breve (6-12 mesi).

Con questa struttura avremo costruito un cruscotto con il quale dovremmo riuscire a gestire i nostri investimenti in modo più tranquillo avendone ridotto in misura drastica la volatilità del rendimento. Se poi siamo bravi a percepire i movimenti macro dei mercati, potremmo, con pochi movimenti nel tempo (quindi con poche commissioni), riuscire ad intercettare (aumentandone il peso all'interno del modello) la parte più ampia dei movimenti positivi degli asset reali (azioni e metalli) che nel lungo periodo danno rendimenti migliori. In determinati momenti tali asset possono portare però a perdite di valore anche consistenti. Proprio in queste fasi, l'utilizzo dei titoli a reddito fisso (governativi a breve e lungo) in una % superiore, potrà aiutare a mitigare il rischio e di conseguenza gli effetti negativi per il valore dei nostri investimenti.

Come sempre consiglio una fase di analisi e di studio sugli strumenti e le strategie da adottare, ma soprattutto una fase di auto-analisi che parte dalla conoscenza della propria situazione personale finanziaria e psicologica.

A presto!

LEGGI IL DISCLAIMER DEL BLOG. 


domenica 31 marzo 2013

Crisi con Liquidità: Difendersi nel Breve Periodo!



Le giacenze medie dei conti correnti degli italiani sono lievitate negli ultimi due anni e, una buona parte di questo aumento, è nelle mani delle famiglie. Potrà sembrarvi strano, ma questo è quanto, statisticamente, rilevato dall'ISTAT.

I motivi che hanno potuto generare questo fenomeno, ben lontano dal concetto di ricchezza reale, sono diversi. Forse la paura ha spinto molti piccoli risparmiatori a vendere (anche in perdita) azioni o altri strumenti finanziari ricavando liquidità che ora giace sul conto corrente. Poi, il buon rendimento dei conti deposito negli ultimi due anni, ha consentito di mantenere tali giacenze sui conti evitandone un impiego differente. Altra liquidità sarà arrivata sui conti perché qualcuno ha dovuto vendere la seconda casa (nei peggiori casi addirittura la prima) non potendo più sostenerne i costi o avendo esigenze di liquidità aggiuntiva. Qualcun altro ha venduto, per gli stessi motivi, la casa ereditata dal nonno. Infine, dimissioni o licenziamenti hanno generato un po' di liquidità da Tfr da gestire (se non già utilizzata per spese straordinarie).

Per tali motivi, dunque, vi sono depositi postali e bancari attivi più di quanti ce n'erano un paio di anni fa.

Prendendo coscienza della circostanza che il far decantare tali somme sui conti correnti equivale a vederli diminuire (spese bancarie e inflazione sono sempre in movimento), bisognerebbe affrontare una scelta che eviti, almeno nel breve periodo, questo effetto.

Senza andare, come arco temporale di riferimento, oltre l'anno e mezzo, possiamo subito affermare che, in questo momento, una buona parte della liquidità disponibile può ancora rimanere sui conti deposito che, se ben tarati, tengono il passo con l'inflazione e danno una certa tranquillità.

A chi piacciono le obbligazioni (personalmente non le ho mai amate tanto) può approfittare della danza dello spread ma senza esagerare. Da evitare, per mia personale visione, quelle delle banche. In ogni caso, per avere rendimenti decenti, bisogna allungare le scadenze e, con questi "chiari di luna", non mi sento certo di consigliarlo.

I buoni fruttiferi postali, tanto amati dagli italiani, perdono al momento il loro appeal. Un pò a causa dell’introduzione del bollo (che dal 01/01/2013 è passato allo 0,15% per valori medi superiori ad € 5.000); un po’ a casua dei rendimenti che, su tutte le scadenze di breve e medio periodo, sono più bassi rispetto a quelli dei conti deposito (nonostante abbiano una tassazione, rispetto a questi ultimi, più bassa, cioè al 12,50% contro il 20% dei conti deposito). Si potrebbero preferire i BFP solo per scadenze più lunghe (non si perdono tutti i benefici di tasso se si svincolano prima i buoni), e per quei prodotti dedicati ai minori (in quanto i rendimenti sono migliori di quelli ordinari ed hanno un arco temporale più lungo e legato all’età del bambino: cioè non si svincolano prima dei 18 anni di età). Inoltre, li può preferire chi ha basse somme da mettere a risparmio in quanto vi si accede anche con tagli da € 50.

Spunti interessanti, invece, sono offerti dal mercato azionario. In particolare, in questo momento di affanno dei listini, vi potrebbero essere opportunità di entrata sempre tarando un periodo di uscita non superiore ad alcuni mesi. Le azioni che mi sento di consigliare sono quelle del mercato americano (ed anche del mercato anglosassone), non solo perché su questi mercati al momento non vi è intenzione di applicare la Tobin Tax, ma soprattutto perché, per esperienza personale, vi è la possibilità di seguire strategie di breve periodo, comunque, con qualche soddisfazione. Per buoni risultati sulla strada delle azioni, ci vuole però un po’ di dimistichezza anche con gli “strumenti salvagente”.

Per quanto riguarda invece gli immobili, benché il mercato offra possibilità di acquisto con sconti tra il 10% ed il 20%, il mattone non sembrerebbe un buon investimento per chi vuole metterlo a rendita in quanto gli affitti percepiti, in conseguenza delle difficoltà delle famiglie e per le spese di gestione delle seconde case, lasciano sul campo buona parte del loro valore. Infatti, da un'indagine condotta da Bankitalia, gli affitti non sono destinati a crescere ed anzi potrebbero anche decrescere. In ogni caso, se proprio si vuole investire, preferirei le nuove costruzioni. Per la strategia di rivendita, invece, bisogna ben calibrare il proprio arco temporale in quanto dalle ultime analisi, solo dal 2015 ci si potrà aspettare una lenta ripresa. Chi, invece, ha la possibilità di acquistare casa per abitarci, non deve farsi spaventare dalle incertezze del mercato immobiliare, in quanto, non solo vi è un discorso di convenienza economica, ma vi è una scelta di vita. Inoltre, le attese sulla rivalutazione hanno un arco temporale certamente più lungo per realizzarsi. Al contempo si deve essere certi di fare l'acquisto giusto ed al prezzo giusto per questo momento di mercato. Quindi visitate molte case e diventate esperti della zona in cui volete trasferirvi, senza evitare di visitare case con prezzi di vendita apparentemente fuori dalla vostra portata (non sempre i cartelli di prezzo delle agenzie esprimono la reale aspettativa di realizzo dei venditori). Consigliato, se ad un buon prezzo, l’acquisto dell’immobile che si conduce per la propria attività lavorativa.

Andando al concreto (per chi non ha bisogno o la possibilità di comprare la prima casa o l’immobile strumentale) si potrebbero rimandare a fra circa un anno le decisioni importanti applicando una semplice quanto efficace strategia di attesa. Questa strategia prevede un portafoglio molto semplice che implica la conoscenza di un solo strumento: i conti deposito.

Infatti, senza arrovellarsi il cervello su quale sia la scelta più giusta, lo strumento finanziario più sicuro, più redditizio ecc, e senza voler puntare su investimenti a più lunga scadenza, ci si può concentrare sulla conoscenza dei conti di deposito che, ad oggi, offrono ancora rendimenti interessanti.

I passi per avere un giusto equilibrio costi/benefici, sono fondamentalmente tre.

1) Selezionare le banche che ancora pagano il bollo per conto del cliente (visto che adesso è prevista un’imposta di bollo dello 0,15% per giacenze medie superiori ad € 5.000).
2) Comprendere i diversi prodotti offerti e confrontare i rendimenti lordi per tipologia e durata.
3) Decidere, eventualmente, di aprirne anche più di uno in quanto sono praticamente a costo zero (se però le differenze di rendimenti sono minime, apritene uno solo, con l’avvertenza di verificare che l'Istituto scelto aderisca al fondo di tutela interbancario dei depositi).

Utilizzando il giusto mix (che dipende dalle vostre esigenze di liquidità da qui ad un anno), dovrete distribuire la liquidità, fondamentalmente, sul deposito libero e sul deposito vincolato. Quanto più le vostre esigenze di liquidità nell’arco temporale considerato sono ridotte, tanto più la quota di deposito libero potrà essere bassa (io non scenderei comunque sotto il 20-30% dei vostri risparmi disponibili) scegliendo ovviamente il conto deposito che offre il rendimento per il deposito "libero" più alto. Il resto sarà appostato con vincolo a 12 mesi sul conto che vi offre il rendimento a scadenza più altro. Se siete attenti e curiosi riuscirete a trovare prodotti che offrono rendimenti vicini ai depositi a scadenza, ma con la flessibilità di utilizzo vicina ai conti liberi (vi è solo da dare un preavviso di circa 30gg per lo svincolo).

domenica 17 febbraio 2013

Filatelia: Collezionare Pezzi di Storia



Un po' di anni fa, la mia nonna paterna, mi regalò una scatola di latta piena di francobolli che aveva raccolto nel corso della sua vita. Nel tempo, di tanto in tanto, ho messo nella scatola altri francobolli che mi colpivano particolarmente, con il proposito, prima o poi, di mettere ordine in quel “mucchio di fogliettini”.


Probabilmente quel momento è quasi arrivato. Infatti, la notizia di un pensionato di Francoforte, che dopo un po' di ricerche, ha scoperto di aver comprato ad un mercatino delle pulci, per pochi euro, uno dei francobolli più rari al mondo (emesso nel 1861 in onore di Benjamin Franklin, del valore di circa due milioni e mezzo di euro), ha acceso in me una fiammella (devo solo ricordarmi dove ho riposto la scatola di latta dopo l'ultimo cambio di casa).

Al di la di questi colpi di fortuna (ed in attesa che la “Philatelic Foundation” di New York confermi l'autenticità di questo ritrovamento) è stato comunque interessante, anche grazie all'aiuto di un operatore del settore della Filatelia, conoscere un po' meglio questo mondo.

Infatti, la Filatelia ha il suo fascino principale nella circostanza che, in fin dei conti, è come “Collezionare Pezzi di Storia”. Un francobollo è un documento che racconta un'epoca, commemora un evento storico o uno dei suoi protagonisti e lo stesso si può dire per le lettere, le buste o le cartoline con essi affrancate.

Questa è la peculiarità che conferisce ai francobolli anche un valore economico, il quale, sebbene non possa prescindere dal valore storico, è legato anche alla loro rarità, oltre che all'autenticità ed alla qualità. I francobolli rari sono caratterizzati da una bassa volatilità (se vogliamo usare un termine finanziario) e storicamente il loro valore è sempre al rialzo.

I francobolli hanno la particolarità di essere a prezzo "fissato", dal momento che, i cataloghi filatelici, sono un riferimento per le loro quotazioni (in Italia i cataloghi filatelici di maggior uso sono il catalogo Sassone e quello Unificato). Tale quotazione corrisponde al prezzo di vendita massimo che si è disposti a spendere per l'acquisto ed è basato su dati storici: una quotazione di catalogo di € 500 significa che al massimo, un certo francobollo, può essere venduto per quella cifra.

Di seguito elencherò alcune informazioni che si devono conoscere se si vuole considerare il mercato filatelico come un mercato al quale, oltre al collezionista, si può rivolgere anche chi, con un pizzico di curiosità e di passione, vuole trovare un'alternativa (con caratteristiche di complementarità) agli altri mercati di investimento:

- Un investimento in Filatelia si potrebbe considerare come una “tangibile” diversificazione del portafoglio alla quale si può accedere con cifre sicuramente compatibili con le proprie disponibilità. Infatti, benché solo i francobolli più rari e i più datati possano garantire rivalutazioni medie di oltre l'8% annuo, si possono acquistare pezzi da collezione anche per poche decine di euro. Si può quindi considerare, ai fini della valutazione del rischio/rendimento, l'investimento in francobolli come "Investimento di Lungo Periodo".

- Il settore più premiante dell'investimento filatelico è denominato Filatelia classica ed è quello che abbraccia il periodo antecedente agli anni '60 (in particolare 1850-1946).

- Spesso, a garanzia della loro autenticità, i francobolli sono accompagnati da certificazione rilasciata da periti filatelici (ovviamente la perizia è tanto più importante quanto più alta è la quotazione del francobollo).

- Importante è anche il fatto che le plusvalenze sui francobolli, per chi non esercita in forma professionale o imprenditoriale questa attività, non sono tassabili in caso di “modico valore” (termine un po’ incerto del legislatore che non ne ha definito un criterio di quantificazione). Lo stesso vale per l’applicazione dell’IVA (cioè sono tenuti all’applicazione solo i soggetti che svolgono l’attività di venditore in maniera professionale).

- Il principale canale di compravendita, oltre ai mercatini dell'antiquariato e specifici mercatini filatelici, è ormai diventato il web, dove si possono trovare numerosi siti nei quali gli appassionati si incontrano per condividere questa passione e per fare gli scambi. Spesso, ad ulteriore garanzia per gli acquisti, i siti internet si appoggiano ad esperti quotati che firmano l'autenticità dei francobolli. Oltre a questi siti dedicati, molte delle compravendite di francobolli, avvengono a mezzo eBay. I francobolli rappresentano una delle categorie più scambiate su eBay anche se in questa piattaforma latitano migliaia di esemplari falsi! Per cui, l’acquisto per il tramite di questo canale, è raccomandato solo se accompagnato da una rilevante competenza o da certificazione peritale riconosciuta.
Quando l'investimento in francobolli diventa più importante, è utile farsi supportare da specifiche società filateliche che, dotate di una struttura organizzata, offrono servizi di consulenza e valutazione, oltre a gestire vere e proprie aste filateliche, alle quali si può ormai partecipare in diverse modalità (in sala, via telefono, via mail o anche via chat dal vivo). Tali aste rappresentano il migliore canale per riuscire a vendere i francobolli alle più alte quotazioni di mercato (ovviamente parliamo di francobolli con valori base dai 150-180 Euro in su) dove le società si pongono come intermediari ricevendo un compenso percentuale sul prezzo di vendita (mediamente il 15%).

- I mercati di riferimento per la Filatelia sono molteplici: pressoché uno per ciascuno Stato, sebbene gli sbocchi principali li offrano per forza di cose quelli dei paesi emergenti (in particolare Cina e Russia, considerata l'ingente quantità di capitale recentemente immessa da questi paesi nel mercato filatelico).

- Esiste un indice, che si chiama SG100, introdotto nel 2000, che quota i prezzi di vendita e realizzi d'asta dei 100 francobolli più ricercati al mondo (che non sono necessariamente i più rari, bensì quelli soggetti ad un maggior volume di compravendita). Dal 2007 l'indice è stato anche aggiunto agli elenchi di Bloomberg con la sigla STGI100.

Per concludere posso solo aggiungere che, dopo questo approfondimento al quale mi sono dedicato con estremo interesse, stasera non andrò a dormire senza aver ritrovato quella scatola di latta, piena di francobolli, che mi regalò mia nonna un po' di anni fa. 

(L'immagine rappresenta la cosiddetta “Coroncina”, un raro francobollo del 1934 utilizzato per la corrispondenza di stato con le autorità somale. La sovrastampa "Servizio di Stato" e la coroncina sono in oro)

Attenzione: leggere la pagina Disclaimer - Avvertenze

mercoledì 30 novembre 2011

Ultime di Economia: e se domani.... decidessi io.



Prima di cominciare a scrivere questo articolo, ero intenzionato a fare, come è capitato altre volte, una breve analisi della situazione economica, politica e finanziaria a livello macro.

Avrei detto, come si legge ormai su ogni giornale e su ogni pagina di internet, che l’area Euro è sotto pressione della speculazione; avrei detto che adesso l’Italia è nell’occhio del ciclone per quella che è la situazione Economica e Politica che sta attraversando il Paese; avrei fatto, inoltre, le mie valutazioni, basate su elementi oggettivi, di questa  situazione, evitando tutte le interpretazioni politiche e le ipotesi più o meno complottistiche delle dimissioni di Berlusconi e della venuta del nuovo Governo (avrei affrontato questa analisi solo perché, il Governo incaricato per risollevarci da questa profonda crisi, innanzitutto nella Figura del suo Primo Ministro prof. Mario Monti, ha basi profondamente finanziarie).

Avrei poi detto che l’Euribor, che è il tasso di riferimento per la maggior parte dei mutui, è tornato ai livelli di qualche mese fa (cioè è più basso) e, benché lo stesso si sia stabilizzato, i tassi finiti dei mutui stanno crescendo a causa della dilagante incertezza e per il maggior rischio percepito dalle Banche, le quali stanno, di conseguenza, aumentando gli “spread” (tranquilli non era comunque nelle mie intenzioni parlare di spread!!).

Avrei giusto aggiunto che le sofferenze bancarie (totale famiglie ed imprese) da settembre 2010 a settembre 2011 sono aumentate circa del 40% (passando da 72,9 miliardi di euro a 102 miliardi di euro) mentre i nuovi indebitamenti nello stesso periodo sono aumentati solo del 3,6%. Avrei potuto aggiungere, infine, altre notizie più o meno importanti e più o meno inquietanti come ad es. che, alle ultime aste, i nostri titoli di Stato (Bot e Btp) hanno raggiunto livelli di rendimento mai visti dall’entrata in vigore dell’Euro. E, sempre agganciandomi a questo argomento, avrei potuto dirvi che, il 28 ottobre scorso, è stato celebrato il primo  BTP day, giorno nel quale le Banche hanno rinunciato alle loro commissioni di vendita sui Titoli di Stato, pur di alleggerire i loro "pancioni" di un po' di questi Titoli che rendono il rischio dei loro portafogli molto elevato (infatti l'evento  ha riguardato i titoli trattati al mercato secondario, cioè Titoli non di nuova emissione, ma già in circolazione di cui le banche sono i maggiori detentori).

Dopo aver scritto le prime righe, però, mi è sembrato di leggere uno dei tanti giornali o delle tante pagine web di informazione economico-politico-finanziaria, e mi sono, quindi, reso conto che, un articolo così impostato, nulla avrebbe aggiunto rispetto a quello che ormai le nostre orecchie si sono stancate di sentire. Forse perché effettivamente la situazione è tanto incerta che ogni nostra considerazione ed ogni nostro ragionamento può semplicemente contribuire ad aumentare la nostra confusione.

Ed è per questo che ho pensato (ed ho scritto) quello che avrei visto bene per “domani”, come se fosse nelle nostre possibilità scegliere quello che potrebbe essere il nostro futuro.

Alla fine però sono venute fuori solo alcune banalità, perché ho semplicemente immaginato un giorno senza sforzo; ho pensato ad un lungo momento senza orologio; ho visualizzato una strada senza asfalto da percorrere senza auto in un giorno in cui l'unica fonte di energia e di riscaldamento che vorrò utilizzare sarà il fuoco...

Sono solo alcune banalità, lo comprendo, ma, in questo momento in cui nessuno degli individui preposti (da chi?) a governarci sembra in grado di fare qualcosa, sono riuscite a darmi un po’ di quella tranquillità che cerco da molto tempo, come tanti. Sono banalità delle quali, forse, apprezzeremo realmente il valore solo quando non avremo più la libertà di poterle scegliere.

venerdì 4 febbraio 2011

Dove vanno i mercati? (del 04/02/2011)


A distanza di alcuni mesi, ritorno ad osservare la situazione dei mercati per capire come si è evoluta e qual è lo scenario attuale.

Per quanto riguarda l’oro, ci eravamo lasciati sulla soglia psicologica di $ 1.300 all'oncia e cercavamo di capire se vi sarebbe stata una rottura al rialzo con un target da definire o se tale livello avrebbe, invece, agito da resistenza spingendo indietro le quotazioni. La rottura c’è stata e da quel momento si è potuto osservare un ingresso di molti investitori che hanno generato rialzi fino a $ 1.430 all’oncia dopo che vi erano stati due tentativi di storno che sembravano dover presagire uno storno più consistente.

Da tale massimo del 07/12/2010 vi è poi stato un altro storno che sembrava aver fallito l’inversione di tendenza al ribasso su base mensile. Inversione che ha poi avuto inizio dal massimo del 02/01/2011 ($ 1.423 all’oncia) a partire dal quale le quotazioni dell’oro hanno rotto al ribasso 3 minimi ($ 1.363 del 15/12/2010, $ 1.330 del 15/11/2010 e $ 1.315 del 15/10/2010) realizzando altrettanti massimi sempre inferiori ai precedenti. Le quotazioni, in caso di rottura al ribasso del minimo del 28/01/2011 ($ 1.308), potrebbero essere proiettate al primo supporto importante che è il massimo di giugno a quota $ 1.262.

Per avere maggior supporto all’analisi possiamo osservare le quotazioni azionarie che in linea teorica hanno un andamento correlato negativamente rispetto alle quotazioni dell’oro. Andamento che ovviamente può, in periodi di incertezza, presentare momenti di correlazione positiva. Tale correlazione positiva l’avevamo identificata nel post di ottobre, quando, dopo la forte incertezza dei mesi precedenti le quotazioni dei titoli azionari avevano cominciato a prendere un verso positivo. Infatti, da quel momento, le quotazioni hanno continuato ad avere forza ed hanno rotto alcuni massimi importanti proiettando le quotazioni verso i massimi del 2008 (e del 2007 per il Nasdaq). Anche gli indici Europei, che mostravano una crescita più contenuta, stanno rompendo, in questi giorni, resistenze importanti che li proiettano verso obiettivi ambiziosi.

Le quotazioni dell’oro, dal canto loro, avevano cominciato ad evidenziare la debolezza, che si è poi tramutata in un’inversione al ribasso su base mensile, ristabilendo quella correlazione negativa che la teoria definisce tra le quotazioni dei titoli azionari e quelle del metallo prezioso.

Ci troviamo a questo punto ad un altro bivio. In pratica, gli indici azionari, pur sempre nella direzione positiva (non vi sono ancora segnali di inversione), sembrano stiano respirando un momento e le quotazioni dell’oro stanno decidendo se continuare la discesa verso il primo supporto importante che avevo segnalato a $ 1.262. Dobbiamo ovviamente tenerne d’occhio la forza relativa e la ristabilita correlazione negativa che potrebbe, così come è stato ad Ottobre, venir meno per un certo periodo. Da questi elementi potremo ricavare spunti operativi per dirigere le nostre scelte di investimento.

Infine, possiamo osservare l’andamento dell’Eurocoin, per il quale, nella precedente mia osservazione, avevo evidenziato un andamento negativo che durava da Marzo 2010, ma avevo al contempo evidenziato che poteva essere un rallentamento (storno) fisiologico dato che era cresciuto senza sosta a partire dall’inizio del 2009. Questa valutazione è stata confermata dal fatto che, da ottobre 2010 ad oggi, l’Eurocoin ha ripreso a crescere mantenendosi, in gennaio 2011, pressochè stabile rispetto a dicembre 2010. Su tale valore hanno inciso, tra l’altro, il rallentamento della produzione industriale e dell’interscambio commerciale in alcuni dei maggiori paesi dell’area Euro, che però è stato controbilanciato dal miglioramento del clima di fiducia delle imprese. Il prossimo aggiornamento, che sarà al 25/02/2011, dovrebbe darci qualche indicazione in più circa lo stato dell’economia o almeno farci comprendere se la ripresa potrà, pur lentamente, proseguire o se dovrà affrontare ancora tempi di incertezza.

mercoledì 6 ottobre 2010

Educazione Finanziaria: perché ci vogliono attenti ed informati?




Sempre più spesso si sente parlare dell’importanza di acquisire conoscenze di carattere economico e finanziario per poter gestire al meglio la propria vita familiare e per fare pianificazioni oculate. 

In questo Blog si cerca di seguire un percorso per condurre l’individuo attraverso la consapevolezza delle proprie risorse al fine di garantire o almeno perseguire, per se stesso e per le proprie relazioni, una crescita che potremmo definire tranquilla e controllata. 

Per fare questo è importante essere attenti ad acquisire tutte le informazioni di base per fare scelte, per quello che riguarda gli aspetti prettamente economici e finanziari, che siano coerenti rispetto ai propri obiettivi di risparmio o di investimento. 

Tale circostanza può rappresentare un’arma a doppio taglio, in quanto, man mano che si acquisiscono alcune conoscenze, si presta sempre più orecchio anche a quelle che sono tutte le informazioni e le notizie che provengono dal mondo economico e finanziario. Cioè tutte quelle informazioni che provengono dagli “addetti ai lavori”. 

Questo consente a chi ha interessi economici e finanziari di livello molto alto (quindi le grandi istituzioni finanziarie, le banche e altri soggetti che movimentano i mercati), di raggiungere in maniera più semplice la massa dei piccoli risparmiatori/investitori e controllarne sempre meglio emozioni e comportamenti. 

Infatti, le notizie che vengono trasmesse dai media (tv e giornali principalmente) sono sempre in qualche modo non aderenti alla realtà o quantomeno danno una visione della realtà che è coerente con gli obiettivi di chi il mercato lo deve guidare. 

Per cui, pur affermando l’importanza di acquisire informazioni e conoscenze di carattere economico e finanziario, anche se di base, si deve cercare di prestare un’attenzione ai media che sia consapevole del fatto che l’informazione non è sempre obiettiva. Questo vuol dire che, se vogliamo essere più attenti alle dinamiche dei mercati e dell’economia (anche se basterebbe, giorno per giorno, essere un po’ più attenti alle gestione della propria “azienda famiglia”), dobbiamo farlo con la consapevolezza che l’informazione è prevalentemente inquinata e per renderci conto di ciò dovremmo cercare di accedere a diverse fonti di informazione, anche non ufficiali, per creare alla fine una propria indipendente cognizione personale degli eventi, senza farsi guidare dal clamore con cui vengono, sempre più spesso, diffuse le notizie. E la rete in questo ci è di molto aiuto. 

Vi voglio lasciare raccontandovi un piccolo esperimento che ho fatto qualche tempo fa.

Siccome quando si tratta di fare previsioni sul prossimo futuro (soprattutto su possibili andamenti dei mercati) possiamo leggere diverse fonti autorevoli trovando spesso conclusioni discordanti pur solidamente motivate. Generalmente si legge una notizia, se ne legge un'altra, ma poi, dopo che sono passate alcune settimana non si vanno a riprendere queste notizie per verificare chi ci aveva visto giusto. Ebbene, casualmente, mi sono ritrovato un giorno a leggere un giornale di quindici giorni prima. Siccome nel frattempo si era avuta un’evoluzione che uno degli autori aveva previsto, mentre la previsione di altri si era rilevata infondata, ho continuato per un periodo a leggere il giornale di quindici giorni prima, conoscendo dunque già l’esito di quelle previsioni anche se su un arco temporale ristretto. In tal modo mi sono fatto un’idea di chi tra i diversi autori riusciva ad avere una visione più realistica delle tematiche trattate e con il tempo ho potuto anche verificarne la pressoché congruenza rispetto ad eventi su un periodo più lungo. Ovviamente ciò non sostituisce mai i processi di ricerca di informazioni quotidiane ed inedite da confrontare con le nostre personali valutazioni.

venerdì 1 ottobre 2010

Dove vanno i mercati? (aggiornamento)




Riprendo brevemente un mio precedente post per fare un aggiornamento rispetto alla situazione che si era venuta a creare circa una ventina di giorni fa.

Vi era l’oro che era sui massimi storici a cercare una rottura al rialzo o un muro su cui rimbalzare al ribasso.

Gli indici dei principali mercati stavano, invece, ancora affrontando un periodo di incertezza che dura ormai dallo scorso maggio.

Avevo segnalato che, per quanto riguarda l’oro, si poteva parlare di una rottura al rialzo effettiva, solo al superamento di quota $ 1.270 all'oncia. Questa rottura c’è stata è la quotazione dell’oro è arrivata velocemente a toccare i $ 1.300 all'oncia. Ora si deve vedere se questo livello psicologico, farà il suo lavoro di resistenza respingendo all’indietro la quotazione o se avremo una ulteriore rottura che questa volta avrebbe un target non facilmente definibile.

Le quotazioni del metallo prezioso, a questi livelli, potrebbero essere influenzate (ma noi diligentemente non ci facciamo condizionare dalle regole prima che queste non abbiano funzionato) dai movimenti degli indici di mercato che, da quando abbiamo fatto l’ultima osservazione, pare abbiano deciso di alzare la testa, anche se i volumi non sono quelli proprio convincenti. A dire la verità si deve segnalare la maggior forza delle quotazioni degli indici americani rispetto a quelli Europei, che sembrano attraversare una fase di rallentamento, dopo che nei mesi scorsi avevano guidato la ripresa delle quotazioni.

Quindi sembra che in questo particolare momento vi sia una correlazione tra le quotazioni degli indici e le quotazioni dell’oro (limito l’analisi a questi due elementi significativi per non accavallare troppi concetti in un'unica sede).

Rispetto all’analisi precedente voglio inserire una piccola nota aggiuntiva su un elemento che dovrebbe invece dare una fotografia di come sta nel frattempo andando l’economia reale nel nostro continente.

Sto parlando dell’Eurocoin che, come ho illustrato in passato, è un indicatore molto affidabile che anticipa di alcuni mesi la stima ufficiale della crescita del PIL nell’area Euro ed è immune dalle oscillazioni di breve periodo. Se osserviamo il suo andamento possiamo subito notare che, rispetto a quando lo osservavamo in marzo di quest’anno (momento in cui la sua crescita aveva rallentato) è sceso senza interruzione fino ai livelli di questo mese che coincidono con quelli di ottobre 2009. Rispetto alle correlazioni con gli altri elementi del mercato bisogna considerare che per questo mese, la dinamica dell’indicatore è stata negativa, nonostante il sostegno delle quotazioni azionarie.

Ovviamente dobbiamo anche tener conto del fatto che l’indicatore è cresciuto in maniera molto sostenuta a partire dall’inizio del 2009 ed un rallentamento ci può stare, anche se questo rallentamento è avvenuto un po’ prima di raggiungere i livelli pre-crisi. 

Da questo momento in avanti, dunque, dovremo osservare insieme tutti questi elementi per capire, a seconda della loro valenza, quale di questi avrà ragione. In questo modo potremo avere maggiori indicazioni rispetto alla situazione economica dei prossimi mesi.

domenica 19 settembre 2010

La nuova vita del vecchio cellulare




L’altro giorno, mentre cercavo un cacciavite in un cassetto, il mio sguardo si è posato su due vecchi cellulari che non utilizzo già da oltre due anni.

Apro spesso quel cassetto e mai il mio sguardo si era soffermato su quei due apparecchi ormai passati a miglior vita (almeno così pensavo), anche se, riflettendoci, quando li ho riposti erano ancora funzionanti. L’altro giorno, però, non so per quale istinto, mi venne di prenderli ed in quel momento mi sono posto una domanda. Cioè mi sono chiesto se, quei due apparecchi che non mi andava di buttare (non so per quale motivo), potessero invece avere un destino diverso.

Allora mi sono un po’ documentato ed ho scoperto un mondo, il quale, se non ti interessi in maniera attiva, come ho fatto io, potrebbe solo essere una cosa di cui hai sentito vagamente parlare.

Ho scoperto quanto segue.

Il cellulare è un apparecchio che consente due diverse possibilità di riciclo.

venerdì 10 settembre 2010

Dove vanno i mercati?


Voglio brevemente richiamare la vostra attenzione sulla situazione attuale dei mercati di borsa. 

Come più volte ho detto, non si devono fare previsioni di tipo “cartomantico”, ma bisogna concentrarsi sull’analisi combinata di elementi del mercato cercando di capire in quale direzione vuole andare e se è possibile seguirne il movimento. Quindi dobbiamo assecondarlo senza voler avere ragione su di lui. 

Prima di continuare con le mie osservazioni vi invito a leggere questi miei precedenti post sui cicli economici (parte prima - parte seconda). Potrete farvi un’idea di come si muovono i diversi mercati (azionario, tassi di interesse, materie prime) senza prendere tali correlazioni come una costante, ma considerarle come la base per le vostre analisi per rilevare anche eventuali divergenze o situazioni anomale che si possono verificare in determinati momenti di mercato. 

Gli elementi su cui voglio portare la vostra attenzione sono due: 1) incertezza degli indici del mercato azionario; 2) particolare momento delle quotazioni dell’oro.

giovedì 5 agosto 2010

La strategia intelligente dell’investitore accorto.


Proviamo adesso a capire quali possono essere i principi di base che deve tener presente una persona che vuole investire in maniera più attiva la propria liquidità in esubero, passando attraverso la costruzione di un portafoglio equilibrato (rischio/rendimento) con lo scopo di veder crescere nel tempo il potere d’acquisto dei propri risparmi.

Come vedrete, quello che andrò a raccontarvi, vi potrà sembrare abbastanza ovvio e scontato, ma scoprirete che (se non siete già impegnati in investimenti diretti) il problema principale dei piccoli investitori è proprio quello di non affidarsi alle regole semplici. Infatti, una volta familiarizzato con gli strumenti del mercato finanziario, si è portati a dimenticare le basi dalle quali si è iniziato e si può andare fuori strada rispetto al piano e agli obiettivi prefissati.

Per cui non entrerò nel merito della vostra formazione e della costruzione del vostro portafoglio. Sarebbe come generalizzare sull’alimentazione, consigliando un’unica dieta a 100 persone.

Cercherò invece di orientarvi, come ho fatto nei precedenti post, verso l’acquisizione di consapevolezza nelle vostre scelte. Mi permetto di dirvi ciò, in quanto io ci sono passato ed anche se l’esperienza è la migliore formazione (e per sua natura non finisce mai il suo processo), avere delle linee guida di certo potrebbe aiutarvi ad evitare almeno gli errori più grossolani.

Prendo a prestito una celebre frase di uno dei più famosi investitori contemporanei e cioè Warren Buffet, che sintetizza le brevi considerazioni che farò: “L’investimento deve essere razionale. Se non lo capite non lo fate”.

Chiedo scusa se può sembrarvi retorica, ma è proprio così. Nessuna scommessa, ma decisione razionale che scaturisce da valutazioni quantomeno logiche che si basano su elementi misurabili.

giovedì 29 luglio 2010

Gli Strumenti ed i Mercati per investire.


Per dare respiro più ampio alla definizione delle diverse figure di investitore o meglio per l’individuazione della strategia che ogni investitore strutturerà in maniera differente e personalizzata, di seguito farò un quadro degli strumenti finanziari disponibili e delle strategie operative con le quali si possono affrontare i mercati finanziari.

Quanto descriverò non vorrà di certo esaurire l’elenco di tutti gli strumenti per investire sui mercati finanziari, ma avrà lo scopo di individuare gli strumenti alla portata di chi si avvicina ai mercati con la discrezione e l’attenzione necessaria a non farsi travolgere, agendo con impegno ed umiltà allo scopo di diventare capace e cosciente di fare investimenti che tutelino nel tempo il valore dei propri risparmi.

Seguendo sempre il filo logico del rischio e della variabilità del rendimento crescenti (vedi grafico del precedente post), troviamo, subito dopo il libretto postale, i conti di deposito, i titoli di stato e le obbligazioni societarie. Per un confronto dei primi due (limitatamente ai titoli di Stato a breve termine) vi mando ai miei due precedenti post (1 e 2) sull’argomento.

mercoledì 21 luglio 2010

Investitore vs speculatore. Tratti distintivi.


Se state leggendo questo post (ed avete letto anche i due precedenti 1 2), vuol dire che, molto probabilmente, non vi sentite dei “risparmiatori puri” (cioè quelli che hanno solo il libretto postale o la “mattonella”) e state già pensando al modo migliore per cominciare ad investire in maniera diversa i vostri risparmi o state cercando una strategia diversa, in quanto, fin’ora, il vostro piano di trading non ha dato i frutti che vi aspettavate.

Forse non state riuscendo a mantenere il valore del vostro capitale nel tempo perché avete scelto una combinazione rischio/rendimento non adatta alle vostre caratteristiche o magari è quella adatta, ma avete sbagliato a calibrate il tempo giusto da dedicare allo studio ed all’operatività e pertanto non state ottenendo i risultati sperati (o semplicemente non state applicando alla lettera il vostro piano di trading o la vostra strategia di investimento).

Potrebbe anche essere che dovete solo avere pazienza perché per un investitore può essere fisiologico avere dei periodi in cui si va peggio del mercato, ma se la strategia è giusta, alla fine dovreste sovraperformare o almeno guadagnare (quindi dovete verificare se i presupposti del vostro piano di trading sono ancora validi).

Per questo motivo voglio completare questo capitolo, dedicato alle diverse configurazioni dell’uomo economico nella sua veste di investitore di risorse finanziarie, concentrandomi sull’investitore e sullo speculatore, facendo anche una disamina degli strumenti e delle modalità operative che li identificano (nel prossimo post), scoprendo, alla fine, che si può essere un investitore accorto utilizzando una combinazione di strumenti e modalità operative più o meno rischiose tale da renderle equilibrate in un portafoglio che da un lato tende a preservare il capitale e dall’altro lato si tiene aperta la possibilità di avere piccole o grandi soddisfazioni in termini di capital gain.

giovedì 15 luglio 2010

Risparmiatore, investitore e speculatore: descrizione grafica.


Nel precedente post ho provato a dare una definizione alle tre anime dell’homo oeconomicus e cioè il risparmiatore, l’investitore e lo speculatore.

Abbiamo visto come, tali definizioni, ruotino intorno ai concetti di rischio e di rendimento e come non è possibile marcare una linea netta tra le tre diverse figure nella loro evoluzione concettuale (soprattutto per quelle adiacenti).

Ora voglio mostrarvi graficamente ciò che ho descritto fin’ora per meglio coglierne l’aspetto pratico. 

Il grafico che illustrerò è stato costruito in base alle mie considerazioni ed in base al filo logico che ho seguito per definire le tre figure.

Ed eccolo:

venerdì 9 luglio 2010

Risparmiatore, investitore e speculatore: le tre anime dell’homo oeconomicus.


Quando si esprime una definizione, riferendola a qualcosa o a qualcuno, si corre il rischio di generalizzare conferendo una sommaria descrizione all’oggetto della nostra osservazione. 

Spesso, infatti, se approfondiamo la conoscenza di un soggetto o di un oggetto o di un concetto (scusate la rima baciata), ci possiamo rendere conto che i contorni della nostra definizione sono molto più incerti di quanto immaginiamo. 

Ho fatto questa breve premessa perché l’altro giorno riflettevo sulla validità di una definizione da poter attribuire ad un soggetto in base alle proprie caratteristiche di gestione dei propri risparmi o della propria liquidità. 

Le figure che si possono considerare in quest’ambito, al fine di confrontarne le definizioni, sono: il risparmiatore, l’investitore e lo speculatore (1). 

Il primo elemento che, istintivamente, contraddistingue questi tre modi di gestire le proprie finanze, è il rischio. Infatti, quando si passa dal concetto di risparmiatore a quello di investitore, e da quest’ultimo al concetto di speculatore, possiamo sicuramente identificare una crescita graduale del rischio. 

L’altro aspetto è, invece, l’attesa in termini di rendimento a cui può condurre ognuno di questi modi di gestire le proprie risorse finanziarie. Ed infatti, almeno nelle aspettative, si può immaginare che al crescere del rischio crescano anche le possibilità di forti incrementi del valore del proprio capitale. Questo può essere vero, ma altrettanto probabile diventa la possibilità di subire forti perdite di valore (di soldi).

venerdì 2 luglio 2010

Conti di deposito vs titoli di Stato a breve termine (BOT). (Nuovo contributo)


Approfitto di un articolo de Il Sole 24 Ore per fare una piccola integrazione al mio post del 15 Giugno 2010 nel quale ho cercato di illustrare le variabili da considerare quando si fa un confronto tra due semplicissime forme di investimento e cioè i Conti di Deposito e i BOT.

L'articolo, che vi consiglio di leggere insieme al mio post, parte da alcune considerazioni sui bassi rendimenti dei BOT per poi passare in rassegna le proposte sui Conti di Deposito di alcune Banche.

Le avvertenze sono sempre le stesse e cioè: confronto basato su tutti gli elementi che vanno a comporre il rendimento finale e sui vincoli legati alle diverse offerte (sia vincoli temporali sia vincoli in termini di condizioni accessorie).

Buona lettura

martedì 15 giugno 2010

Conti di deposito vs titoli di Stato a breve termine (BOT).




Approfitto di un quesito posto da un mio lettore per evidenziarvi le differenze tra due strumenti attraverso i quali si può pensare di investire la propria liquidità con aspettative di crescita modeste, ma in maniera semplice, abbastanza sicura e con un arco temporale non lungo (se qualcuno di voi conosce uno strumento di investimento sicuro e remunerativo in tempi brevi, è pregato di mettercene al corrente).

I due strumenti di cui sto parlando sono i Conti di deposito e i Titoli di Stato a breve termine, cioè i BOT.

Il primo aspetto che va considerato è, ovviamente, quello relativo ai rendimenti.

Per quanto riguarda il conto di deposito si deve sottolineare che ci sono diverse offerte in giro, soprattutto da parte di banche on line (o banche tradizionali che offrono servizi on line), che mostrano dei rendimenti lordi mediamente più alti rispetto ai BOT (anche se fino ad un anno fa, tali rendimenti erano quasi il doppio). Tali remunerazioni però sono spesso soggette a restrizioni, cioè a durate minime di mantenimento dei fondi vincolati.

Nell’analizzare le varie offerte che trovate in giro, dovete tener presente il differente regime di tassazione che, sui conti di deposito è del 27%, mentre sui BOT è del 12,5%. Quindi la prima valutazione per un confronto è quella di considerare il tasso netto dei due strumenti.

venerdì 11 giugno 2010

Euro sotto pressione: il ruolo giocato dalla speculazione.


Nel mio precedente post “Notizie e mercati finanziari: come affrontare lo stress psicologico da crisi”, avevo parlato della forte volatilità che sta interessando i mercati finanziari globali in questi ultimi periodi.

Ho parlato un po’ delle motivazioni e delle possibili cause, ma soprattutto ho affrontato il tema dell’approccio psicologico che il piccolo investitore deve necessariamente acquisire se vuole sopravvivere, appunto, nella sua veste di investitore.

Ho affrontato velocemente anche il discorso degli investitori istituzionali e di come con le loro strategie possono influenzare l’andamento dei mercati così come possono sfruttarne l’emotività.

In questo post voglio soffermarmi sull’argomento della speculazione partendo dall’ondata che sembra interessare l’Unione Europea e che sta accentuando i problemi relativi al debito degli Stati dell’Unione: quasi come un copione, sta mandando in scena una rappresentazione degna delle migliori tragedie greche, coadiuvata soprattutto dagli annunci delle ormai famigerate “agenzie di rating”.

Innanzitutto vi invito a leggere questo interessante articolo che spiega “perché la speculazione attacca gli Stati” passando per le motivazioni che fino a poco tempo fa spingevano le Banche a fare incetta di Titoli di Stato e come, in questo ultimo periodo, sia cambiato il profilo di rischio di tali strumenti finanziari.
Anche se devo aggiungere che, in una recente audizione alla Camera, il capo dell’ufficio e servizio studi di congiuntura e politica monetaria della Banca d’Italia ha detto che, il via libera dell’Ecofin all’EFST (European Financial Stability Facility, veicolo che si indebiterà sul mercato per soccorrere i paesi dell’Eurozona in difficoltà), “potrebbe dare sollievo al mercato”.

Per quello che riguarda l’Italia ha inoltre rassicurato che, i rischi assunti dalle banche italiane nei confronti della Grecia “risultano contenuti ed in calo negli ultimi anni” (un’esposizione quasi irrilevante rispetto a quella assunta dalla Francia e dalla Germania le quali hanno addirittura incrementato tale rischio proprio negli ultimi anni).

Quindi vado al cuore di questo post evidenziando che, la circostanza che l’Euro abbia perso quasi il 20% del suo valore da inizio anno rispetto al Dollaro, è un dato di fatto sul quale poco si può discutere.

venerdì 28 maggio 2010

Notizie e mercati finanziari: come affrontare lo stress psicologico da crisi.


Consiglio di leggere questo post a chi sta pensando di cominciare a gestire i propri risparmi in maniera autonoma, ma anche a chi già ha cominciato ad investire da solo la propria liquidità in esubero (rispetto al soddisfacimento dei bisogni primari e secondari). Infatti, molto spesso, ci si concentra sulla preparazione formalizzata di libri e di corsi, ma si dimentica di porre la giusta attenzione su altri aspetti che possono fare la differenza.

In questo mese di maggio stiamo assistendo a movimenti dei mercati finanziari molto volatili con perdite di valore che hanno portato a bruciare in poche settimane i recuperi che si erano accumulati in diversi mesi.

Ciò potrebbe essere attribuito al clamore che hanno suscitato alcune notizie di carattere macroeconomico le quali non convincono ancora in termini di ripresa ed anche all’incertezza che sta generando la crisi del debito che affligge la comunità europea.  

Sicuramente è un ragionamento che ha le sue basi e viene da tutto un periodo in cui si diceva che la crescita dei mercati era stata un po’ troppo elevata rispetto all’effettiva ripresa economica, facendo quindi temere la possibilità di una nuova bolla.

Effettivamente, questi due aspetti, messi insieme, stanno guidando l’andamento dei mercati di questo ultimo mese.

domenica 25 aprile 2010

Prepararsi al cambiamento senza drammi: il coraggio di rimettersi in gioco!


In questo post ho raccolto una serie di informazioni circa un argomento che, in linea teorica, può interessare tutti, anche chi non si sente attualmente toccato dai problemi dell’economia e dalla sua lenta ripresa.

Infatti, stiamo cercando con fatica di uscire dal pantano della crisi mondiale, ma dobbiamo fare i conti con un dato contrastante.

Dalle ultime rilevazioni economiche sembra che, mentre la produzione interna sta lentamente crescendo, la disoccupazione non sembra dare segni di inversione di tendenza.

E’ vero che, su tale dato, può parzialmente influire il comportamento delle aziende (anche quelle non proprio in sofferenza), che hanno colto la palla al balzo trovando “accordi alternativi” con i propri dipendenti, motivando gli stessi come un contribuito alla sopravvivenza dell’azienda.

Ma l’altro aspetto è la constatazione e la presa d’atto che tali “accordi alternativi” hanno fatto venir meno ogni garanzia ai dipendenti per il mantenimento in futuro del proprio posto di lavoro.

Tale situazione non è certamente gratificante per coloro che sanno di valere e si sentono quasi oppressi da una forzata compressione delle proprie capacità (pur mantenendo, in alcuni casi, le proprie entrate finanziarie pressoché invariate).

Per cui, continuando a dare sempre e comunque il massimo nel proprio lavoro per poter sperare che rimanga lo stesso, è anche bene mettere in preventivo un cambio di rotta che, più o meno bruscamente, potrà avvenire nella vostra vita lavorativa.

sabato 3 aprile 2010

Un'idea a 360° per il mercato immobiliare.




Dico "un'idea a 360°" perché può riguardare molti dei portatori di interesse del mercato immobiliare (agenzie, venditori, locatori, architetti, designer ed altre figure professionali dell'ambito immobiliare).

Sappiamo, come ho anche detto su alcuni dei miei post, che i tempi di vendita degli immobili, da un paio di anni a questa parte, si sono allungati oltre i tempi che possono essere ritenuti congrui da una persona che non abbia particolare fretta di vendere l'immobile.

Ovviamente, man mano che il tempo passa, le motivazioni che hanno portato alla decisione di vendere la casa, cominciano a trasformare l'iniziale tranquillità della vendita in preoccupazione sul fatto che i tempi si stanno allungando un po' troppo.

Da queste preoccupazioni cominciano a nascere dubbi circa la vendibilità della propria casa, sia rispetto al prezzo (che potrebbe essere percepito troppo alto per quella tipologia di immobile in quella zona), sia rispetto allo stato dell'immobile (cioè quel tipo di immobile in quella zona, avrebbe anche quel valore, ma le sue condizioni appaiono un ostacolo alla conclusione della vendita).

In entrambi i casi, la soluzione pratica per favorire la vendita dell'immobile, sembrerebbe quella di abbassare il prezzo di vendita.

Solo apparentemente