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lunedì 31 dicembre 2012

"Comprendere" è una Nuova Partenza!



Abbiamo imparato a lottare ed a soffrire, a perseverare ed a ricominciare.

Sostenuti dal coraggio e dall'altruismo cieco ci siamo spinti sempre più avanti senza risparmiare nessuna delle nostre risorse, arrivando anche a logorarci l'animo per sforzi rimasti senza esito.

Per caso, poi, ricordiamo di aver cominciato a lottare per qualcosa o per qualcuno e capiamo che non conta quanto ci affanniamo, ma conta non perdere di vista ciò per cui abbiamo iniziato.

La mancanza di comprensione ha provocato perdite di amore e di amicizia più di quanto abbia fatto la mancanza di amore e di affetto.

Agiamo riempendoci di aspettative per noi e per gli altri e siamo certi che gli altri comprendano i nostri sforzi. Le aspettative sono però un velo per tutto quello di cui noi ci sentiamo sprovvisti e di cui siamo alla ricerca. Questo velo non aiuta gli altri a comprendere i nostri sforzi.

Comprendere non significa proiettare le proprie aspettative sugli altri esigendo che gli altri le comprendano.

Comprensione è spogliarsi di ogni velo affinchè, di riflesso, chi ci circonda faccia lo stesso con noi. Solo allora, quando si è completamente spogli di aspettative, si è pronti per comprendersi.

Non dobbiamo, dunque, mollare; dobbiamo semplicemente rallentare e sforzarci realmente a comprendere e a farci comprendere. Sarà un modo per recuperare energie e per condividere con gli altri una nuova partenza!

martedì 28 febbraio 2012

Anno Ultimo o Anno Primo?


 
Oramai sembra quasi esorcizzata la paura per la preannunciata “fine dei tempi” che dovrebbe verificarsi nel dicembre dell'anno in corso. Infatti, se si vogliono prendere come punto di riferimento le misurazioni delle ere dei calendari Maya, nel Tempio delle Iscrizioni (sito sacro per il popolo mesoamericano) si possono rilevare date che vanno ben oltre il 21 dicembre 2012. Una di queste, ad esempio, fa addirittura riferimento al 21 ottobre 4772!

Del resto, catastrofi non generalizzate, che ogni giorno accadono davanti ai nostri occhi, si susseguono con un ritmo non più controllabile e sono legate a problemi del nostro ecosistema la cui causa siamo sempre e soltanto noi!

Di certo, quanto ipotizzato con alcuni amici, circa un anno fa, e cioè che, l'epilogo della pseudo-crisi che stiamo attraversando, come fine di un'era, si sarebbe prima o poi potuto avere con un collasso finanziario del sistema – inteso come collasso del concetto di moneta di scambio nelle transazioni commerciali, che vanno a coinvolgere in ultima analisi la vita delle famiglie e delle persone – potrebbe essere più facilmente ipotizzabile in questo momento.

Devo però dire che, benché non possa affermare di essere particolarmente contento per come stanno avvenendo i cambiamenti in atto, non mi sento particolarmente preoccupato per la sorte dell'umanità. Anzi, per quella che è la mia visione dei prossimi anni, potrei rievocare lo spirito dei Maya che accoglievano sempre in maniera positiva l'avvento di una nuova era, nonostante dovesse comportare una profonda spaccatura con quella precedente.

Quello che voglio in pratica dire è che, se riusciamo a comprendere la direzione pratica per risolvere da soli le nostre difficoltà (senza che vi siano entità nazionali o sovranazionali che la impongano), riusciremo ad adattarci al cambiamento in corso senza però subirlo. Non dobbiamo dare per scontato sacrifici insostenibili imposti da qualcuno per far salire al potere un "nuovo ordine mondiale" (espressione utilizzata per soddisfazione della grande massa dei complottisti), ma dobbiamo prevenire i problemi annullando per noi e per i nostri figli gli effetti “nocivi” di tali sacrifici. L'unico modo per fare ciò è trovare giorno per giorno sempre nuove strade per essere sempre meno dipendenti dal sistema di cui facciamo parte, benché sia difficile esserne completamente fuori.

In definitiva, per completare con una metafora venuta fuori da una chiacchierata di alcuni giorni fa con un amico, vedo questo periodo come un grande imbuto capovolto nel quale tante particelle frenetiche si dimenano per incanalarsi in una stretta salita. Molte di queste particelle si disperderanno, ma quelle che riusciranno, anche con sacrificio, a vedere la via d'uscita della strettoia, potranno accedere ad un livello superiore (un upgrade) della propria vita nel quale si schiuderanno numerose possibilità. Si dovrà solo avere l'umiltà e la voglia di mettere in discussione i punti fermi che ci hanno guidato fino ad ora.

(Inoltre, vi prego di non farvi prendere dalla psicosi collettiva sulla quale molti hanno costruito e stanno ancora costruendo business milionari).

venerdì 21 ottobre 2011

Fenomeni di Ignoranza Collettiva: Non fare la fine del Bisonte!


Come di consueto, propongo un mio articolo pubblicato sul Blog dell'Associazione "Ecco Cosa Vedo" con Sede a Roma.

Nell'articolo si discute dell’incertezza di alcune situazioni che ci spinge a guardarci intorno e ad adeguarci a comportamenti anche sbagliati delle persone che ci circondano in quel momento. Peggio ancora, quando le situazioni sono manipolate ad arte per sfruttare i comportamenti umani, si ha una vera e propria falsificazione della realtà.

Un po' di attenzione può aiutarci a non cadere nella trappola di quello che viene definito Il Principio della Riprova Sociale e che rappresenta un aspetto dei fenomeni della cosiddetta Ignoranza Collettiva. Puoi leggere l'intero articolo a questo link.

domenica 8 maggio 2011

Il Brusio della Mente



Capita di svegliarsi nel cuore della notte, disturbati da un rumore della strada o da un tuono. A questi momenti segue un profondo silenzio che rende chiaramente percepibile un brusio che viene dalla nostra testa. Se ci fermiamo a riflettere sentiamo i nostri pensieri che si inseguono, si accavallano e si aggrovigliano. Più ci fermiamo ad ascoltare questo brusio e più diventa intenso, quasi insopportabile. Spesso non si riesce più a prender sonno dopo questi momenti.

E’ vano lo sforzo di ignorare questo circuito continuo che non si interrompe e che forse è più evidente perché vi è silenzio intorno a noi. Se però ci fate caso, è un processo ininterrotto che accompagna tutta la nostra giornata. La mente non riposa mai o almeno non è capace di farlo in maniera automatica. L'istinto è quello di elaborare in continuazione la moltitudine di dati che ci viene dal mondo esterno, in maniera quasi inconsapevole. In inglese si definisce overthinking e cioè il “pensare in maniera insistente ed oppressiva a qualcosa”. A volte la nostra testa sembra schiacciata dai pensieri e il nostro organismo reagisce con dolori oppressivi che a volte si trasformano in un senso di frustrazione generale, al quale purtroppo, ci stiamo abituando perché tartassati dalla frenesia dell'era moderna.

Quando, però, riusciamo ad essere consapevoli, in questi momenti, di quello che sta accadendo nella nostra testa, possiamo fare qualcosa per liberarci da questa oppressione, anche se in maniera temporanea.

Se ci accorgiamo che stiamo entrando in questo vortice dovremmo imparare a dire stop!! Dovremmo imparare a rilassarci, respirando, restando immobili (non solo in senso fisico) e cercando di creare il silenzio mentale necessario per interrompere il vocio di fondo. La respirazione è il punto di partenza da cui cominciare questo training. Ascoltare il respiro ci aiuta ad esserne consapevoli e aiuta la mente a focalizzarsi con precisione per evitare inutili dispersioni di energie e, di conseguenza, per migliorare la qualità della vita.

Ed a quel punto riusciremo, forse, anche a riprendere sonno.

sabato 23 aprile 2011

Farsi Persuadere dalla Scarsità



Il ritmo della vita moderna impone, spesso, nelle nostre scelte, meccanismi automatici che rappresentano scorciatoie della mente per prendere una decisione.

La complessità del mondo che ci circonda, infatti, non ci consente sempre di analizzare tutti gli elementi necessari per operare scelte consapevoli, ma fa si che queste si basino sugli elementi più rappresentativi che, generalmente, sono abbastanza affidabili.

Non sempre, però, questi elementi sono attendibili o, peggio ancora, spesso sono manipolati da chi ci vuole indurre a comportarci in un determinato modo.

Infatti, per influenzare o per forzare le nostre scelte, in ogni ambito della vita sociale (consumi, politica, mercati finanziari, ecc.) sono utilizzati alcuni strumenti e tecniche per persuadere o per manipolare.

In particolare, gli strumenti che hanno maggior impatto sulla moltitudine delle persone, sono quelli legati allo stimolo della paura della scarsità. Quello della scarsità è un principio che funziona con successo anche in ambiti più ristretti della vita sociale (es. nei sentimenti) ed arriva ad operare anche in maniera incontrollata (es. le grandi rivoluzioni). Questi casi però sono marginali in quanto, se il primo ha un impatto per il singolo, il secondo opera contro chi ha posto in essere, a scapito della moltitudine delle persone, comportamenti non coerenti o non equilibrati.

Quello che, invece, è interessante capire riguarda l'aspetto legato alla manipolazione delle masse senza che queste reagiscano in maniera violenta, ma che, anzi, siano anche a loro agio, inconsapevolmente, con questi atteggiamenti o comportamenti indotti.

La base su cui si fonda il principio del timore per la scarsità va ricercata, come confermato da numerosi studi e ricerche, nella circostanza che le opportunità sono percepite più desiderabili quando la loro disponibilità è limitata. In pratica, ogni volta che la nostra libertà di scelta è limitata o minacciata si innesca un meccanismo per il quale, il bisogno di mantenere inalterate le nostre prerogative, ci porta a desiderarle più di prima. Il funzionamento di questo principio si può riscontrare nei primi anni della nostra vita, subito dopo il secondo anno di età, quando si comincia a percepire la propria essenza di individuo. L'atteggiamento del bambino, in questa fase, è quasi sempre di contrapposizione, rappresentando un modo per esplorare i limiti del proprio campo di azione. Più vengono posti dei limiti al bambino, più sarà forte il suo desiderio di superarli.

Questa natura dell'individuo è ben conosciuta in ambito pubblicitario e, più in generale, dai media, che ne utilizzano a proprio vantaggio gli effetti.

Le più semplici forme di manipolazione o persuasione basate su questo principio si possono riscontrare già in un ambito a noi molto vicino, quando nei grandi magazzini vengono utilizzate la tecnica della “scorta limitata” o dell' “offerta limitata per alcuni giorni”. Questi sono i principali esempi di metodi utilizzati per forzare le nostre scelte. Il problema è che, vi sono tanti ed anche più sottili metodi che, basandosi su tale principio, vengono utilizzati dai media a grande diffusione per orientare i gusti e le scelte della maggior parte della popolazione.

Come possiamo difenderci da questo tipo di pressioni che ci vengono in continuazione dal mondo esterno?

Reagire diffidando di tutti e di tutto non è la soluzione più appropriata, in quanto castra dall'inizio lo sviluppo delle relazioni (elemento imprescindibile nella vita degli uomini) oltre che attenuare l’interesse ad informarsi che pur rappresenta un altro elemento di crescita personale.

Più equilibrato sarebbe imparare a distinguere le nostre reali esigenze dai desideri indotti, mettendo a confronto “il possesso”, in senso lato (di un servizio, di un oggetto o di un comportamento, che spesso diventano solo un simbolo sociale ed emozionale) e “l'utilità” (che gli stessi possono realmente avere per noi).

In questo modo forse riusciremo a dedicare maggiori risorse alle cose che per noi sono veramente importanti!

venerdì 29 ottobre 2010

Le relazioni interpersonali che funzionano



Nella nostra vita familiare, lavorativa e ricreativa ci sono delle relazioni che funzionano meglio di altre in maniera naturale ed alcune, invece, che potrebbero essere migliorate se solo si avesse più sensibilità e più creatività nel modo di interagire con gli altri.

Si dovrebbe partire dalla Comprensione degli Interessi (in senso lato) delle persone che ci stanno di fronte e delle Motivazioni che spingono il loro agire. Avendo consapevolezza di tali interessi e motivazioni si potrà cercare una strada per conciliarli con i propri senza che gli stessi cozzino e cambino strada, mettendo a repentaglio le sorti della relazione.

L’Ascolto è il principale modo per comprendere gli interessi e le motivazioni degli altri. Se si è attenti ed aperti ad ascoltare gli altri, si mostrerà una sensibilità tale da rendere a loro volta gli altri più propensi ad ascoltare i nostri interessi e le nostre motivazioni. Non sempre però si procede in maniera naturale sulla stessa frequenza d’onda. In questi casi, per trovare una conciliazione di interessi e motivazioni, potrà giovare Uscire dagli Schemi cercando un modo creativo di interazione che possa consentire alle diverse posizioni di avvicinarsi.

Questo avvicinamento sarà più agevole se nell’interazione si procede con Equità. L’equità è un modo d’agire non sempre oggettivo, ma si potrà, con la dovuta calma e la disponibilità all’ascolto, avere dei parametri anche esterni per rendere il proprio comportamento equo nella dinamica dell’interazione.

Solo quando entrambe le parti percepiranno una relazione che si sviluppa secondo equità saranno pronte ad assumere un Impegno nella relazione. Se non vi è percezione di equità non significa che le persone non si impegnano, ma la possibilità che non riescano a mantenere gli impegni presi aumenta, non consentendo uno sviluppo armonioso della relazione. Anzi, piccole concessioni all’interno della relazione aiutano a rendere solide le basi di tutti gli altri impegni presi.

Ovviamente questo modo di concepire una relazione potrà essere differente a seconda dell’ambito in cui verremo a trovarci e con una valenza sempre meno formale man mano che si va dai rapporti lavorativi ai rapporti familiari. Perché, se è vero che si può migliorare la nostra convivenza negli ambienti di lavoro e in situazioni ricreative, è importante che lo sforzo maggiore lo si faccia con le persone a noi affettivamente più legate.

Comprensione, ascolto, creatività, equità ed impegno potranno, dunque, aiutarci a costruire le basi per relazioni solide e durature.

giovedì 14 ottobre 2010

Le Prospettive ed il Ruolo dei Mestieri “Verdi”



La parola green job non è soltanto un termine anglosassone che esprime le opportunità di lavoro nei settori che guidano lo sviluppo sostenibile dell’economia, ma rappresenta un concetto con il quale dobbiamo confrontarci se vogliamo comprendere quale sarà la società dei prossimi 20-30 anni.

Se è indubbio che avremo una trasformazione dei centri urbani (che andranno ad ospitare circa l’80% della popolazione nel 2030), è anche vero che si andranno a trasformare nel tempo sia le strategie di “pianificazione urbana” che i modi e i tempi dell’agricoltura.

Tutto ovviamente partirà con il necessario incremento delle risorse umane che saranno nel tempo impegnate, ai diversi livelli, nei settori della gestione della crescita sostenibile dell’economia. Pertanto si potranno trovare opportunità per architetti ed ingegneri nella progettazione di abitazioni eco sostenibili; geologi e biologi potranno trovare più spazio nella produzione ad esempio di energie geotermiche e nella creazione di combustibili che non abbiano bisogno delle classiche materie prime (cioè quelli prodotti dall’ingegneria genetica); ma ci sarà anche bisogno di tecnici installatori di apparecchiature per il risparmio energetico o per la produzione di energia verde e di informatici per la progettazione delle auto elettriche; così come saranno indispensabili nuovi operatori nelle fabbriche per la produzione di pannelli fotovoltaici o nuovi operatori addetti alla scomposizione dei prodotti elettronici da cui ricavare materie prime da avviare nuovamente nel ciclo produttivo. E la lista si può allungare a tutte quelle figure che dovranno, in un modo o nell’altro, essere interessate, dal punto di vista gestionale ed operativo, alla salvaguardia degli ambienti naturali.

Le ottimistiche stime di impiego in questi settori vanno ovviamente confrontate (con il relativo abbattimento) con le fuoriuscite di personale dai settori classici. Personale che dovrà necessariamente riqualificare la propria professionalità. Su questo aspetto si deve porre molta attenzione in quanto è importante che tale passaggio sia fatto con l’adeguato addestramento, sia delle professionalità più alte sia degli operai delle categorie meno qualificate, cercando di evitare approssimazioni che non farebbero certo bene all’efficienza dei nuovi settori. Del resto è stato rilevato, anche da ricerche sul campo, che, le percentuali e i tempi di inserimento nel mondo del lavoro a seguito di “corsi ambientali” sono buone e in continua evoluzione positiva.

Una nota a parte la merita il Settore Agroalimentare che avrà bisogno di una forte iniezione di manodopera. Infatti, dagli attuali 6,7 miliardi di persone, passeremo a circa 9,2 miliardi nel 2050. Questa crescita dovrà essere necessariamente accompagnata da un ripensamento del Settore Agroalimentare che tornerà al centro delle dinamiche dello sviluppo sostenibile dopo che è stato per un po’ di tempo trascurato.

Le strade percorribili sono diverse e tra le principali di certo faranno la loro parte le coltivazioni urbane (già presenti in alcune zone da diversi anni) e lo sviluppo della genetica delle piante che dovrebbe consentire di renderle naturalmente resistenti ai parassiti (evitando dunque l’utilizzo dei pesticidi). Basti pensare che, i parassiti, riducono di un terzo la produttività agricola mondiale!

Sarà dunque importante ampliare, quanto più possibile, lo spettro di conoscenze delle future generazioni di agricoltori che andranno a posizionarsi ad un livello di estrema importanza nella definizione delle dinamiche di crescita dell’umanità. 

Quanto prospettato dovrebbe favorire lo sviluppo di un concetto di agricoltura più a misura d’uomo e con un livello di “prossimità” particolarmente elevato.

Nel nostro paese abbiamo già degli esempi significativi come una cooperativa di produttori agricoli operante nel cuneese (Saluzzo) che ha eliminato la distribuzione per distanze oltre i mille chilometri. Il progetto ha un conto economico che, nonostante la riduzione del raggio d’azione, è ampiamente positivo e prevede una riduzione del 30% del costo per i consumatori ed un aumento della retribuzione dei produttori di circa il 40%. A ciò si accompagna un aumento dei posti di lavoro ed un aumento della qualità dei prodotti, maturati naturalmente senza pesticidi. Inoltre, si sta lavorando sugli scarti per sviluppare altre attività complementari all’agricoltura e che possono essere di supporto ad essa oltre che assorbirne gli eventuali surplus.

Tutto questo ci da l’immagine di un sistema che non produce rifiuti e che si autoalimenta, contribuendo al miglioramento delle condizioni generali dei suoi appartenenti e dell’ambiente in cui si sviluppa, con l’impiego delle risorse (umane e naturali) coordinate in direzione di un orizzonte comune. 

Non so se è un Sistema che potrà svilupparsi ovunque, ma di certo potrebbe darci la possibilità di vedere una crescita dell’umanità rispettosa delle Risorse della Terra!

mercoledì 6 ottobre 2010

Educazione Finanziaria: perché ci vogliono attenti ed informati?




Sempre più spesso si sente parlare dell’importanza di acquisire conoscenze di carattere economico e finanziario per poter gestire al meglio la propria vita familiare e per fare pianificazioni oculate. 

In questo Blog si cerca di seguire un percorso per condurre l’individuo attraverso la consapevolezza delle proprie risorse al fine di garantire o almeno perseguire, per se stesso e per le proprie relazioni, una crescita che potremmo definire tranquilla e controllata. 

Per fare questo è importante essere attenti ad acquisire tutte le informazioni di base per fare scelte, per quello che riguarda gli aspetti prettamente economici e finanziari, che siano coerenti rispetto ai propri obiettivi di risparmio o di investimento. 

Tale circostanza può rappresentare un’arma a doppio taglio, in quanto, man mano che si acquisiscono alcune conoscenze, si presta sempre più orecchio anche a quelle che sono tutte le informazioni e le notizie che provengono dal mondo economico e finanziario. Cioè tutte quelle informazioni che provengono dagli “addetti ai lavori”. 

Questo consente a chi ha interessi economici e finanziari di livello molto alto (quindi le grandi istituzioni finanziarie, le banche e altri soggetti che movimentano i mercati), di raggiungere in maniera più semplice la massa dei piccoli risparmiatori/investitori e controllarne sempre meglio emozioni e comportamenti. 

Infatti, le notizie che vengono trasmesse dai media (tv e giornali principalmente) sono sempre in qualche modo non aderenti alla realtà o quantomeno danno una visione della realtà che è coerente con gli obiettivi di chi il mercato lo deve guidare. 

Per cui, pur affermando l’importanza di acquisire informazioni e conoscenze di carattere economico e finanziario, anche se di base, si deve cercare di prestare un’attenzione ai media che sia consapevole del fatto che l’informazione non è sempre obiettiva. Questo vuol dire che, se vogliamo essere più attenti alle dinamiche dei mercati e dell’economia (anche se basterebbe, giorno per giorno, essere un po’ più attenti alle gestione della propria “azienda famiglia”), dobbiamo farlo con la consapevolezza che l’informazione è prevalentemente inquinata e per renderci conto di ciò dovremmo cercare di accedere a diverse fonti di informazione, anche non ufficiali, per creare alla fine una propria indipendente cognizione personale degli eventi, senza farsi guidare dal clamore con cui vengono, sempre più spesso, diffuse le notizie. E la rete in questo ci è di molto aiuto. 

Vi voglio lasciare raccontandovi un piccolo esperimento che ho fatto qualche tempo fa.

Siccome quando si tratta di fare previsioni sul prossimo futuro (soprattutto su possibili andamenti dei mercati) possiamo leggere diverse fonti autorevoli trovando spesso conclusioni discordanti pur solidamente motivate. Generalmente si legge una notizia, se ne legge un'altra, ma poi, dopo che sono passate alcune settimana non si vanno a riprendere queste notizie per verificare chi ci aveva visto giusto. Ebbene, casualmente, mi sono ritrovato un giorno a leggere un giornale di quindici giorni prima. Siccome nel frattempo si era avuta un’evoluzione che uno degli autori aveva previsto, mentre la previsione di altri si era rilevata infondata, ho continuato per un periodo a leggere il giornale di quindici giorni prima, conoscendo dunque già l’esito di quelle previsioni anche se su un arco temporale ristretto. In tal modo mi sono fatto un’idea di chi tra i diversi autori riusciva ad avere una visione più realistica delle tematiche trattate e con il tempo ho potuto anche verificarne la pressoché congruenza rispetto ad eventi su un periodo più lungo. Ovviamente ciò non sostituisce mai i processi di ricerca di informazioni quotidiane ed inedite da confrontare con le nostre personali valutazioni.

martedì 28 settembre 2010

Il valore Etico ed (ora) Economico del Volontariato




Il “Terzo Settore” è candidato ad assumere un ruolo fondamentale nelle future dinamiche economiche e sociali del nostro Paese. 

Infatti, è da tale Settore che dovrebbe arrivare un forte impulso alla ripresa economica, come anche è percepibile dall’attenzione che recenti interventi normativi hanno dato a tale materia.

Le associazioni o fondazioni regolate dalla disciplina delle Onlus (organizzazioni non lucrative di utilità sociale), operano in svariati campi (dal sociale al civile, dall’assistenza all’istruzione, dalla sanità alla ricerca scientifica, dalla cultura allo sviluppo economico) ed hanno, dal punto di vista normativo, il divieto di distribuire i profitti delle loro attività ai soci. Cioè il loro scopo non è quello di produrre utile per remunerare il capitale investito in tali attività, bensì è quello di favorire gli obiettivi Statutari che sono di carattere prevalentemente sociale.

Per cui il principale nodo da affrontare per il raggiungimento degli obiettivi sociali è quello di reperire fondi (fund raising) per gestire tutte le attività previste dallo Statuto.
Le principali necessità di tali associazioni, come ovvio, sono le risorse umane e le risorse finanziarie. Infatti, se è vero che il fenomeno del volontariato è in continua crescita nei diversi settori, è anche vero che per determinati tipi di attività sono necessarie risorse finanziare sia per l’acquisto di attrezzature indispensabili, sia per ristorare almeno delle spese sostenute (laddove ve ne siano di vive da sostenere) i volontari impegnati in queste attività.

Atteso che è ormai necessaria una riforma organica della normativa in materia, vi è stato un recente intervento contenuto nella Direttiva annuale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (criterio tra l’altro già adottato da anni nei bandi per il volontariato della Lombardia) che concede alle organizzazioni una possibilità in più di accedere ai fondi pubblici di finanziamento alle attività sociali (ricordiamo che il provvedimento quest’anno assegna 2 milioni e 300.000 Euro).

In pratica, nella quota di cofinanziamento richiesta a carico delle associazioni per accedere ai fondi pubblici, sarà possibile conteggiare entro il limite del 10% il tempo dedicato dai volontari nella realizzazione dei progetti presentati. Questo vuol dire che per le attività prestate dai volontari a titolo gratuito a favore dei progetti, è possibile conteggiare un valore figurativo pari al 10% dei massimi delle tariffe (il tabellare delle cooperative sociali per le attività ordinarie e le tariffe specifiche del settore di appartenenza per le attività altamente qualificate). 

Questo è importante in quanto molte associazioni hanno avuto fin’ora difficoltà ad accedere ai finanziamenti statali perchè non avevano i fondi necessari per la loro quota di cofinanziamento.

Oltre a questo vi sono anche altri recenti interventi. Ad esempio quello sul microcredito consentirà alle associazioni di intervenire per finanziare a condizioni “sociali”, soggetti in difficoltà e dunque “non bancabili” con un accompagnamento attraverso “servizi ausiliari” per favorire il raggiungimento della loro “inclusione”.

Quello che però sarà necessario, per non lasciare la disciplina del settore in una marea di interventi sparsi è, come si chiede da più parti, la definizione di una riforma strutturale che vada da un lato a definire ed ampliare il campo d’azione delle associazioni (con gli opportuni strumenti al fine di evitare di superare il confine che porta nel campo commerciale) e dall’altro a definire un vero e proprio Codice dell’Impresa Sociale che fino ad ora è rimasta solo una figura introdotta nel nostro ordinamento, ma senza  le opportune basi per favorirne un sostanziale sviluppo.

giovedì 23 settembre 2010

La speranza e l’ottimismo: due sentimenti da non banalizzare!




Vi sono alcune capacità emotive che possono fare la differenza tra la vita che dobbiamo subire e la vita che vorremmo vivere.

La speranza, ad esempio, può essere quella dote emotiva che può portare gli individui a risultati differenti, anche se, dal punto di vista intellettivo, si hanno le stesse potenzialità.

Per speranza non dobbiamo intendere quel concetto popolare per il quale ci si affida a chissà quale Santo affinché ci aiuti a realizzare qualcosa o ad ottenere un risultato.
Per speranza dobbiamo intendere la capacità di convincersi di avere la volontà ed i mezzi per raggiungere quello che vogliamo realizzare. Gli individui si differenziano nei risultati per il loro modo di sperare. Infatti, vi sono persone che contano di riuscire a risolvere i problemi con una motivazione radicata nella loro convinzione di avere le capacità ed le energie giuste per farlo. Sono convinti che troveranno la strada giusta pur dovendo provare più volte e facendo affidamento sulla loro flessibilità.

Chi invece non spera in maniera convinta è destinato a rinunciare in breve tempo in quanto si fa sopraffare da un’ansia improduttiva che non gli da la giusta spinta.

Strettamente legato alla speranza, di cui è anche motore, è l’ottimismo.
L’ottimismo è un termine inflazionato usato spesso in maniera propagandistica. Anche per l’ottimismo, dunque, bisogna cercarne il valore partendo da se stessi. Chi riesce ad essere ottimista, per carattere o perché si è motivato in tal senso, riesce a non crollare di fronte a situazioni difficili. Riesce a sopportare lo stress di un fallimento o di un incidente di percorso, in quanto spiega a se stesso l’evento come generato da qualcosa che poteva essere fatta diversamente. Quindi si convince che, modificando alcuni dettagli o un atteggiamento o un piano d’azione, può cambiare il risultato finale.

Al contrario il pessimista lega i fallimenti o gli incidenti di percorso a circostanze che sono fuori dalla sua portata, ad un disegno scritto nel suo destino e contro il quale lui non può fare niente.

Ci sono diversi studi che hanno mostrato che la speranza e l’ottimismo sono fattori predittivi del successo scolastico a parità di capacità verbali e logico-matematiche.

Da ciò emerge che, le capacità complessive di affrontare e superare gli ostacoli, non sono qualcosa di predeterminato, ma possono variare al variare della nostra forza emotiva.

Queste capacità, pur differenti da persona a persona, possono essere modificate e migliorate. Ogni volta che si sbaglia qualcosa o si fallisce un obiettivo, bisogna cercare le cause, isolarle e farne esperienza. Sia che si tratti di una nostra debolezza conoscitiva, sia che si tratti di un errore emotivo, la circostanza di averli identificati darà la possibilità di cambiarli.

Si innesca così un processo di apprendimento che si autoalimenta andando a rafforzare la nostra convinzione di avere il controllo della situazione e la capacità di affrontare le sfide.

In definitiva, se può essere vero che si nasce con una naturale tendenza verso l’ottimismo o verso il pessimismo, è anche vero che la tendenza al pessimismo può essere modificata e portata sulla strada dell’ottimismo attraverso l’esperienza!

domenica 19 settembre 2010

La nuova vita del vecchio cellulare




L’altro giorno, mentre cercavo un cacciavite in un cassetto, il mio sguardo si è posato su due vecchi cellulari che non utilizzo già da oltre due anni.

Apro spesso quel cassetto e mai il mio sguardo si era soffermato su quei due apparecchi ormai passati a miglior vita (almeno così pensavo), anche se, riflettendoci, quando li ho riposti erano ancora funzionanti. L’altro giorno, però, non so per quale istinto, mi venne di prenderli ed in quel momento mi sono posto una domanda. Cioè mi sono chiesto se, quei due apparecchi che non mi andava di buttare (non so per quale motivo), potessero invece avere un destino diverso.

Allora mi sono un po’ documentato ed ho scoperto un mondo, il quale, se non ti interessi in maniera attiva, come ho fatto io, potrebbe solo essere una cosa di cui hai sentito vagamente parlare.

Ho scoperto quanto segue.

Il cellulare è un apparecchio che consente due diverse possibilità di riciclo.

mercoledì 15 settembre 2010

Ansia Produttiva.




La settimana scorsa, sul Blog di un amico, si parlava di paura e di preoccupazione e di come tali stati d’animo potessero essere pericolosi per la loro capacità, se mal gestiti, di ingabbiare le nostre azioni o di renderle negative per noi stessi e per gli altri.

Voglio riprendere l’argomento per capire come, eventi che generano preoccupazione, possono in brevissimo tempo trasformarsi in ansia, con tutte le implicazioni emozionali annesse.

La preoccupazione ha il pregio di farci focalizzare l’attenzione su un problema e ci da la possibilità di affrontarlo dopo averlo isolato. La paura mette in moto il cervello e ci consente, partendo dall’ansia, di essere concentrati sulla minaccia al fine di trovare una soluzione positiva prima che tale minaccia si trasformi per noi in un evento negativo.

In molti casi purtroppo accade che tale attenzione si trasformi in un ciclo che non si interrompe con una soluzione. Ciò accade quando la concentrazione indotta dalla preoccupazione si focalizza e si ferma sulla minaccia piuttosto che cercare di trovarne un antidoto; anzi può generare altre preoccupazioni che a loro volta si autoalimentano. In questi casi si cade nelle trappole della fobia, delle ossessioni e degli attacchi di panico. In questi casi l’ansia è un’emozione Improduttiva in quanto sfugge ad ogni controllo.

Uscire dall’Ansia Improduttiva potrebbe non essere semplice e non serviranno a niente i consigli dati da chi ci sta vicino (“non c’è niente di cui preoccuparsi” “cerca di non pensarci” o “cerca di essere allegro”).

mercoledì 30 giugno 2010

Dietro la Televisione.


Questo post deve essere considerato come un’introduzione ad un altro post che pubblicherò successivamente e che mi aiuterà a riaffermare e sottolineare come, quando si è guidati dalla passione, non è mai troppo tardi per rimettere in gioco le certezze della propria vita.

Ad alcuni di voi potrà essere capitato di trovarsi in uno studio televisivo di una rete nazionale in veste di pubblico o di visitatore.
Di certo se avete assistito come pubblico avete potuto vivere i momenti dello spettacolo o della trasmissione così come vengono visti anche dagli spettatori da casa, con la differenza di viverli più da vicino e, dunque, con una diversa intensità, avendo, magari, la possibilità di fare un saluto veloce ai protagonisti, all’inizio o alla fine del programma.

Per chi invece ha potuto essere negli studi televisivi in veste di visitatore avrà avuto modo di toccare con mano un altro aspetto dello spettacolo e cioè quello della “macchina motore” che porta in scena il risultato che tutti noi vediamo sullo schermo.
Come se all’improvviso la televisione si aprisse (quella a tubo catodico) e venissero fuori tutti i transistor e tutti i circuiti che non vediamo quando siamo davanti al teleschermo.

Diciamo che non sono un particolare amante della televisione di intrattenimento, anche se ho cercato spesso di immaginare il tipo di aria che si respira nei corridoi degli studi televisivi, dietro le fatidiche “quinte”.

E così, quando una persona a me vicina affettivamente mi ha proposto di accompagnarla a Roma negli studi di Saxa Rubra, non ho esitato più di una volta ad accettare. Questa persona, affermato artigiano, è stata invitata come ospite nella trasmissione della mattinata di Rai Uno del Lunedì, per una rubrica dal nome “mestieri a confronto”, dove sarebbe stata affiancata da una giovane artigiana nello stesso campo, per rappresentare un parallelo che avrebbe messo a confronto l’esperienza di oltre 50 anni di attività con l’entusiasmo e la voglia di rimettersi in gioco di una giovane!

sabato 26 giugno 2010

Etica-mente: alla ricerca del capitale nascosto.




In un mio precedente post vi avevo presentato l’uscita del libro (un saggio) di un mio collega amico Gaetano che parlava di un nuovo modo di concepire l’azienda e cioè un modo più attento all’uomo e alle relazioni: un modo più etico di fare azienda.

Nel frattempo ho avuto modo di leggere il libro e ho potuto trarre diversi spunti di riflessione.

Il libro traccia un percorso lungo il quale si possono raccogliere una serie di idee interessanti e, l’autore, non cade nel tranello di farsi prendere la mano da un nozionismo aziendale che poteva rendere la lettura più pesante a chi non mastica abitualmente le materie aziendali. Certamente si possono trovare vari spunti volti a schematizzare alcuni concetti e teorizzazioni (come la sua reinterpretazione del modello dei “Quattro Quadranti” di Wilber), ma ciò non impedisce la comprensione del senso generale del saggio.

Il libro nasce dalla scia di un nuovo modo di essere in azienda che da un lato vuole sensibilizzare i portatori di capitale nella valutazione di alcuni “intangibles” che fino ad ora si ritenevano marginali e non fondamentali nella pianificazione aziendale; dall’altro lato però vuole dare agli stessi attori aziendali e cioè al capitale umano, un nuovo modo di porsi e di agire, essendo essi stessi propositivi di questo nuovo modo di concepire la vita produttiva aziendale.

Non voglio di certo sostituirmi a chi come Gaetano sta dando un veicolo a queste istanze nel tentativo di far sentire sempre più forte la voce di un bisogno che nasce quasi come un’esplosione a confermare una naturale evoluzione a cui deve andare incontro l’azienda.

Voglio invece porre l’attenzione sui rischi che in questi casi si possono correre.

sabato 19 giugno 2010

Una vita di ordinaria follia.



La città è il luogo dove si sviluppano e si inseguono canali di energia che contribuiscono alla strutturazione della realtà economica e sociale nella quale viviamo.

Anche nelle periferie e nella provincia delle città si sviluppa la realtà economica e sociale, ma si può notare una sostanziale differenza tra i modi di sviluppo che tale realtà realizza.

Infatti, mentre nelle periferie i ritmi sono rallentati, nelle città tutto va ad una velocità triplicata rispetto alla periferia.

Questo ritmo comporta per l’individuo il raggiungimento dei propri obiettivi quotidiani in maniera più veloce, ma al contempo in maniera frenetica e caotica.

L’uomo della città è spinto da una forza molto simile alla “lotta per la sopravvivenza”, come se il raggiungimento dei propri obiettivi dovesse passare in maniera naturale per la prevaricazione degli altri uomini, come se la sopravvivenza economica e il raggiungimento sociale dovessero passare per la prevaricazione fisica.

Purtroppo questo approccio pervade tutti i campi della nostra vita, da quello familiare a quello lavorativo, da quello sociale a quello politico.

venerdì 4 giugno 2010

Meglio avere una faccia da schiaffi che averne due (di facce).




Comunemente si definisce “faccia da schiaffi” una persona impertinente, una faccia tosta, una persona indelicata, una persona sfacciata, ma anche una persona ardita, audace e impudente.

Questa definizione mi servirà alla fine di questo post per confrontarla con un altro tipo di personalità che apparentemente crea un impatto meno brusco di una persona che ha la faccia da schiaffi, ma che alla lunga può essere molto meno consigliabile.

Ho più volte detto che la ricerca della propria essenza, del proprio conoscere se stessi, è un’opera tanto importante quanto difficile.

Se conoscere se stessi non è un percorso semplice, lascio immaginare quanto può essere complicato conoscere gli altri.

Quello su cui però si possono fare le proprie osservazioni è la personalità e il carattere che percepiamo rispetto alle persone con le quali siamo in contatto abitualmente.

Per cui, senza avere la pretesa di conoscere le persone, si può imparare a cogliere alcuni aspetti che ci possono dare qualche indicazione su chi ci è di fronte e su come questa persona interpreta il rapporto con noi.

Perché dovremmo cercare di andare oltre quello che riusciamo a percepire dal rapporto con gli altri?

lunedì 31 maggio 2010

Vita da Facebook.




Vi voglio raccontare un breve episodio che può fare da corollario al mio precedente post sulle Reti Sociali.

In particolare, partendo da quest’episodio, voglio soffermarmi sul valore che, strumenti come Facebook, stanno acquistando nella vita di tutti noi. Cioè, non voglio di certo fare le solite sterili critiche che si sentono in giro, ma voglio guardare meglio agli effetti, in maniera soft, sulla nostra vita sociale che i social network services stanno avendo (così come nel tempo hanno avuto i loro effetti la televisione, i cellulari e tante altre tecnologie di cui si è detto bene e male al tempo stesso).

Un giorno, circa un mese fa, incontro un mio amico che vedo quasi tutti i giorni e subito mi rendo conto, osservando il suo viso scuro, che qualcosa non andava.

Premetto che si tratta di un ragazzo brillante che sa godersi la vita concreta e che, mi va di dirlo, riscuote anche un certo successo nel gentil sesso.

Come tutti ha un account su Facebook al quale dedica un tempo medio giornaliero sicuramente nella norma. Ha moltissimi contatti e per non trascurare i suoi rapporti ha con se uno smartphone che gli consente di essere sempre connesso alla sua rete di amici.

Quando gli chiedo: “cosa c’è?”, lui mi risponde in maniera stupita ed al tempo stesso apparendo un po’ scosso, “mi hanno disattivato l’account di Facebook!”.

Ebbene, da un giorno all’altro, in maniera del tutto improvvisa e senza possibilità di replica, il mio amico “non esisteva più”. Mesi e mesi di sviluppo del suo account con la creazione di una rete di rapporti molto ampia ma ben selezionata, foto, pagine, e tutte le altre impostazioni del suo account, si erano volatilizzate!

mercoledì 19 maggio 2010

L’etica: il valore che non trovi nei bilanci delle aziende (preludio).


Da ciò che ho scritto finora, spero sia emerso il mio particolare interesse per la scoperta della dimensione sociale dell’uomo rispetto al contesto ambientale che si trova a vivere nelle nostre città ed in tutto il mondo civile.

Tutto quello che ho scritto nasce da riflessioni sui diversi aspetti che portano l’uomo alla scoperta della “verità”, confrontando, volta per volta, tali riflessioni con i miei approfondimenti personali e soprattutto con i pensieri di altre persone che, come me, sentono il bisogno di avere più consapevolezza circa il senso della nostra esistenza.

Di certo gli argomenti che ho trattato hanno avuto a volte un carattere molto impalpabile; altre volte un carattere molto concreto e direttamente correlato alla realtà che viviamo giorno per giorno, in tutti i suoi aspetti e problemi.

Ciò mi ha portato ad un confronto diretto con altre persone.

Spesso mi sono fermato a discutere con un mio collega e amico, Gaetano, che, forse prima di me, ha cominciato un viaggio non alla ricerca di una risposta ai problemi della vita, ma alla ricerca dei propri interrogativi rispetto alla vita, al fine di averne maggiore consapevolezza.

Certamente abbiamo constatato che il sentiero battuto non è lo stesso, ma più volte ci siamo incrociati nel nostro cammino e abbiamo trovato punti di incontro pur provenendo da diverse parti.

Uno degli argomenti che ha spesso riempito le nostre discussioni è quello dell’etica.

domenica 11 aprile 2010

Un futuro senza rifiuti!




La tutela dell’ambiente è un argomento a cui tengo tantissimo e che si sta sempre più imponendo, man mano che, a livello internazionale, si è diffuso il concetto di “Sviluppo Sostenibile”.
Un concetto che, sinteticamente, rappresenta una forma di sviluppo dell’umanità, in tutti i suoi aspetti, che consenta alle future generazioni di continuare ad avere tale sviluppo (sviluppo economico, sociale, demografico, ecc).

Gli interventi programmati e da mettere in atto da parte delle Nazioni Unite, sono molteplici e sono distribuiti a diversi livelli.

Di tali interventi ve ne sono due che ci riguardano da molto vicino, in quanto sono quelli alla portata di tutti e che hanno bisogno del contributo di tutti. Sto parlando del riciclaggio dei rifiuti (strettamente connesso al nostro modo di consumare e differenziare) e del risparmio energetico che si può perseguire sia nelle nostre case sia in tutte le nostre azioni quotidiane.

Nella maggior parte delle città è ormai attivo un processo di raccolta differenziata che ha lo scopo di separare i diversi tipi di rifiuti prima che questi siano conferiti in processi di riciclo o in discariche di vario tipo, evitando che vadano insieme scarti di diversa tipologia e pertanto più difficilmente riciclabili o con difficoltà di smaltimento.

Inoltre, si sono diffusi sempre più di frequente manuali di comportamento e si organizzano, sempre con maggior frequenza, manifestazioni che ci dovrebbero sensibilizzare nel compito quotidiano del risparmio energetico.

domenica 7 marzo 2010

L'Inquisitore.


Ho bisogno di fare una breve introduzione per passare, poi, tramite analogia, a descrivere un particolare tipo di personalità che, forse tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo incontrato.

Sicuramente avrete sentito parlare dell’Inquisizione, che storicamente è un’istituzione ecclesiastica fondata dalla Chiesa Cattolica nei primi secoli del secondo millennio (più o meno a metà dell’epoca medievale), per accusare ed indagare gli “eretici” (1).

Oggi la chiesa ha chiesto scusa, riguardo all’inquisizione, per i peccati dei suoi appartenenti.
Rimane il fatto che “la Romana e Universale Inquisizione” (creata nel 1542 da papa Paolo III) fu rinominata in “Sacra Congregazione del Sant'Uffizio” il 29 giugno 1908 da papa Pio X.
Il 7 dicembre 1965 papa Paolo VI ne cambiò il nome in “Congregazione per la dottrina della fede”.
Papa Giovanni Paolo II (Wojtyła) ne ha ridefinito i compiti (il suo scopo ora è promuovere e tutelare la dottrina della fede e dei costumi cattolici) ponendovi a capo nel 1981 Joseph Alois Ratzinger, l'attuale papa Benedetto XVI.

In pratica la Chiesa non voleva che il popolo si scegliesse le proprie credenze, lo voleva obbediente alla fede da essa proclamata; era ostile alle novità scientifiche ed alla ragione ed era a difesa dei pregiudizi; condannò anche Galileo (1564-1642) e lo costrinse ad abiurare.

Di fronte al tribunale dell’Inquisizione, il sospettato era considerato colpevole se non riusciva a dimostrare la sua innocenza. Le prove erano raccolte in segreto, servendosi di delatori e torture, chi collaborava otteneva indulgenze.

L’imputato non aveva diritto al contraddittorio; a volte abiurava; il processo non era pubblico, però massima pubblicità era data alla sentenza ed alla sua esecuzione, allo scopo di ammonire e terrorizzare il popolo; generalmente le sentenze erano eseguite la domenica, giorno di festa; la scomunica di questi eretici prevedeva la confisca dei beni; finché rimanevano in vita, erano dichiarati incapaci di testare e di ricoprire cariche pubbliche.

Ora che ho descritto i caratteri salienti di questa istituzione, ho gli elementi per descrivere la personalità che ho potuto riscontrare in alcune conoscenze che ho fatto nella mia vita.