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mercoledì 31 dicembre 2014

Un passo avanti



In un giorno in cui mi sembra di aver fatto migliaia di passi, non mi sono mai sentito così fermo.

La vita ti schiaccia giù soprattutto quando ti prende alla sprovvista. E quando riesci a rialzare gli occhi ti rendi conto, diventandone consapevole, che molte cose dipendono da noi; altre, invece, nel bene e nel male, accadono indipendentemente dalle nostre azioni.

E' come una foto scattata per caso che, a volte, diventa l'inconsapevole ritratto di quel pezzo della tua vita.

In questi momenti non riesci ad esprimere con parole piene quello che senti, semplicemente perché nessuna parola può esprimerlo in pieno.

È in questi momenti che il silenzio diventa l'unica parola piena che si riesce a trovare e che può dare la forza per fare il prossimo passo in avanti.

sabato 2 febbraio 2013

L'Entrata del Paradiso




Tutti dovrebbero curare un orticello; un fazzoletto di terra nel quale affondare le mani, nel quale riflettere sul significato delle cose, nel quale semplicemente respirare l’odore dell’humus.

Se poi si riuscisse a prendersene cura si potrebbe accedere ad un alto livello di cognizione. Solo chi lo ha fatto o lo sta facendo può capire di cosa sto parlando. E’ sufficiente prender parte ai vari cicli di vita che attraversano le stagioni. L’inseminazione, la pregnanza, il fiorire, il maturare ed il declinare. Ogni stagione ha il suo modo ed i suoi tempi, ma ogni stagione è capace di dare vita a qualcosa di straordinario. Chi riesce a seguire questa alternanza riesce a nascere ogni volta e riesce a nutrirsi di queste evoluzioni.

Non è semplice, però, vivere dei frutti della terra e solo chi ci prova può capirlo. Ma non saranno la fatica, i profondi sacrifici e le delusioni a privarci di quel senso di serenità nel quale ci si immerge quando si passeggia tra gli alberi, quando l'unico rumore che si sente è il nostro respiro.

Forse è per questo che, quando percorro quei tre gradini fatti di sassi, che mi conducono nella Terra che la Natura mi ha affidato, sento sempre di varcare la soglia del Paradiso.

lunedì 31 dicembre 2012

"Comprendere" è una Nuova Partenza!



Abbiamo imparato a lottare ed a soffrire, a perseverare ed a ricominciare.

Sostenuti dal coraggio e dall'altruismo cieco ci siamo spinti sempre più avanti senza risparmiare nessuna delle nostre risorse, arrivando anche a logorarci l'animo per sforzi rimasti senza esito.

Per caso, poi, ricordiamo di aver cominciato a lottare per qualcosa o per qualcuno e capiamo che non conta quanto ci affanniamo, ma conta non perdere di vista ciò per cui abbiamo iniziato.

La mancanza di comprensione ha provocato perdite di amore e di amicizia più di quanto abbia fatto la mancanza di amore e di affetto.

Agiamo riempendoci di aspettative per noi e per gli altri e siamo certi che gli altri comprendano i nostri sforzi. Le aspettative sono però un velo per tutto quello di cui noi ci sentiamo sprovvisti e di cui siamo alla ricerca. Questo velo non aiuta gli altri a comprendere i nostri sforzi.

Comprendere non significa proiettare le proprie aspettative sugli altri esigendo che gli altri le comprendano.

Comprensione è spogliarsi di ogni velo affinchè, di riflesso, chi ci circonda faccia lo stesso con noi. Solo allora, quando si è completamente spogli di aspettative, si è pronti per comprendersi.

Non dobbiamo, dunque, mollare; dobbiamo semplicemente rallentare e sforzarci realmente a comprendere e a farci comprendere. Sarà un modo per recuperare energie e per condividere con gli altri una nuova partenza!

martedì 23 ottobre 2012

Il Cammino Imperfetto




Ho cominciato a scrivere questo articolo più volte ed ogni volta cominciavo in modo diverso.
 
E' da un po' di tempo che non scrivo, ma non è la prima volta che mi capita. Forse voglio essere sicuro di trasmettere il significato desiderato senza impegnare troppo chi legge.
 
Alla fine, però, come tante altre volte, ho scritto senza essere sicuro completamente, ma ho accettato quell’incertezza che mi ha fatto uscire dall’impasse ed ho scritto fino alla fine un articolo che, nel complesso, mi soddisfa in quanto mi sembra trasmetta il concetto che mi proponevo.
 
Infatti, credo di aver interpretato, in queste righe di premessa, quello che spesso, anche in maniera alquanto ovvia, ci capita prima di intraprendere un nuovo cammino su una strada che non abbiamo mai percorso: cioè siamo affogati dai dubbi!
 
Quasi sempre, però, in maniera non sempre ovvia, facciamo i primi passi e, dopo le esitazioni iniziali, ci rendiamo conto, guardandoci alle spalle, che eravamo fermi in un punto pericoloso (oppure stavamo semplicemente percorrendo una strada tranquilla che però non portava da nessuna parte).
 
Ciò non vuol dire che dobbiamo affidarci al caso ed evitare i sentieri tranquilli.
 
Vuole solo far riflettere su tutte le volte che, accettando un po’ di incertezza, ci siamo trovati su un percorso casuale che, in un periodo più o meno lungo, si è trasformato nella strada principale del nostro cammino. Abbiamo potuto pensare che non fosse quello giusto, ma se ci siamo sforzati a comprenderne i limiti e siamo stati capaci di riadattare i nostri progetti, gli avremo dato altrettanto valore rendendolo speciale. Se facessimo sempre così, smetteremo di vivere nella speranza di trovare il cammino perfetto.

*Un ringraziamento a GIO per la foto e per la condivisione di questo pensiero (oltre che della passione per le passeggiate in montagna)

martedì 28 febbraio 2012

Anno Ultimo o Anno Primo?


 
Oramai sembra quasi esorcizzata la paura per la preannunciata “fine dei tempi” che dovrebbe verificarsi nel dicembre dell'anno in corso. Infatti, se si vogliono prendere come punto di riferimento le misurazioni delle ere dei calendari Maya, nel Tempio delle Iscrizioni (sito sacro per il popolo mesoamericano) si possono rilevare date che vanno ben oltre il 21 dicembre 2012. Una di queste, ad esempio, fa addirittura riferimento al 21 ottobre 4772!

Del resto, catastrofi non generalizzate, che ogni giorno accadono davanti ai nostri occhi, si susseguono con un ritmo non più controllabile e sono legate a problemi del nostro ecosistema la cui causa siamo sempre e soltanto noi!

Di certo, quanto ipotizzato con alcuni amici, circa un anno fa, e cioè che, l'epilogo della pseudo-crisi che stiamo attraversando, come fine di un'era, si sarebbe prima o poi potuto avere con un collasso finanziario del sistema – inteso come collasso del concetto di moneta di scambio nelle transazioni commerciali, che vanno a coinvolgere in ultima analisi la vita delle famiglie e delle persone – potrebbe essere più facilmente ipotizzabile in questo momento.

Devo però dire che, benché non possa affermare di essere particolarmente contento per come stanno avvenendo i cambiamenti in atto, non mi sento particolarmente preoccupato per la sorte dell'umanità. Anzi, per quella che è la mia visione dei prossimi anni, potrei rievocare lo spirito dei Maya che accoglievano sempre in maniera positiva l'avvento di una nuova era, nonostante dovesse comportare una profonda spaccatura con quella precedente.

Quello che voglio in pratica dire è che, se riusciamo a comprendere la direzione pratica per risolvere da soli le nostre difficoltà (senza che vi siano entità nazionali o sovranazionali che la impongano), riusciremo ad adattarci al cambiamento in corso senza però subirlo. Non dobbiamo dare per scontato sacrifici insostenibili imposti da qualcuno per far salire al potere un "nuovo ordine mondiale" (espressione utilizzata per soddisfazione della grande massa dei complottisti), ma dobbiamo prevenire i problemi annullando per noi e per i nostri figli gli effetti “nocivi” di tali sacrifici. L'unico modo per fare ciò è trovare giorno per giorno sempre nuove strade per essere sempre meno dipendenti dal sistema di cui facciamo parte, benché sia difficile esserne completamente fuori.

In definitiva, per completare con una metafora venuta fuori da una chiacchierata di alcuni giorni fa con un amico, vedo questo periodo come un grande imbuto capovolto nel quale tante particelle frenetiche si dimenano per incanalarsi in una stretta salita. Molte di queste particelle si disperderanno, ma quelle che riusciranno, anche con sacrificio, a vedere la via d'uscita della strettoia, potranno accedere ad un livello superiore (un upgrade) della propria vita nel quale si schiuderanno numerose possibilità. Si dovrà solo avere l'umiltà e la voglia di mettere in discussione i punti fermi che ci hanno guidato fino ad ora.

(Inoltre, vi prego di non farvi prendere dalla psicosi collettiva sulla quale molti hanno costruito e stanno ancora costruendo business milionari).

sabato 31 dicembre 2011

Vento di Cambiamento



Il Cambiamento è come un vento che attraversa i luoghi ed il tempo, ma soprattutto attraversa le anime. Il tempo del Cambiamento arriva diverse volte nella nostra vita, ma non sempre siamo abbastanza sensibili per percepirlo. 

A volte potremmo essere costretti a seguire il Cambiamento solo come ultimo stadio della nostra inconsapevole resistenza allo stesso; ma non è questa la situazione ideale nella quale ci si dovrebbe trovare se non vogliamo subirne solo gli effetti negativi. A volte, pur sentendoci forti e non temendo minacce, non riusciamo a seguire il Cambiamento e questo potrebbe nuocere alla nostra sopravvivenza (in senso sociale, economico, etico, umano), così come la darwiniana teoria dell’evoluzione ci insegna ("Non è la specie più forte o la più intelligente a sopravvivere ma quella che si adatta meglio al cambiamento" - Charles Robert Darwin).

Questo è valido sia per gli uomini sia per le organizzazioni di uomini e di mezzi (cioè le imprese). 

Quello che stiamo attraversando è di certo un periodo, se non di Cambiamento, quantomeno di profonda riflessione che potrebbe portare ognuno a decisioni o a scelte differenti a seconda del proprio punto di partenza

A volte il Cambiamento non coincide necessariamente con uno sviluppo fisico ed economico della nostra situazione attuale. A volte il Cambiamento può coincidere con una necessaria decrescita. Ed è per questo che, se si va a rapportare la situazione attuale alle persone e alle famiglie e se ci rendessimo conto che questa involuzione fosse l'unica via per garantire il proseguimento della nostra specie, potrebbe essere necessario, se non indispensabile, essere pronti anche a tornare indietro, riconsiderando e mettendo in discussione tutte le nostre abitudini quotidiane.

Per le imprese, organizzazioni economiche e sociali dell'umanità, il discorso è molto simile. Solo le imprese che sono capaci di cambiare riescono a sopravvivere. Solo superando gli stadi primordiali delle organizzazioni (organizzazioni burocratiche e organizzazioni complesse) si può realizzare una struttura capace di adattarsi e di formulare una visione chiara del percorso da seguire. Una struttura semplice nella quale i rapporti umani sono valorizzati al massimo. L'attenzione primaria per il cliente non limita la conoscenza approfondita dei dipendenti e degli altri portatori di interesse (partner). Le persone, se valorizzate, diventano gli attori principali del cambiamento, partecipando attivamente alla ridefinizione dei processi interni in modo da migliorarli in maniera sistematica.

mercoledì 31 agosto 2011

Il Valore del Tempo ed il Prezzo dei Nostri Sogni



Quando siamo giovani spesso è sufficiente un’occasione di guadagno per farci muovere verso un'attività o verso un'altra.

All'origine abbiamo avuto un sogno e una speranza che, anche se in maniera latente, accompagnano ancora la nostra esistenza. Man mano che passano gli anni, i nostri sforzi verso quell'obiettivo, che non necessariamente vuol dire sicurezza o soddisfazione economica, danno la loro rivelazione concreta e, a volte, succede che alla realizzazione delle nostre passioni non corrisponde un adeguato riconoscimento economico o, al contrario, la vita ci riserva il sostentamento economico, ma non ci fa realizzare le nostre passioni. Frequentemente, infatti, capita di scegliere un percorso che ci consente di sostenerci, ma non ci consente di seguire il sogno che avevamo immaginato quando eravamo all'inizio della nostra vita da “uomini”.

Non è semplice ottenere quello che abbiamo sognato e potrebbe sembrare semplice, invece, rinunciarvi.

Molti, infatti, sentono di non aver fatto il massimo per seguire le proprie aspirazioni e si consolano dicendo a se stessi che il destino ha voluto così e non vi era modo per cambiare le cose. Adesso, effettivamente, le cose possono sembrare immutabili, ma forse un tempo le nostre scelte avrebbero potuto guidarci su un'altra strada, non necessariamente quella giusta, ma forse più ricca di possibilità. La vita è così. Alcuni seguono ardentemente le passioni e forse riescono a realizzarle. Altri lo fanno altrettanto ardentemente, ma non otterranno mai ciò per cui hanno lottato. Entrambi, però, devono mettere in conto un sacrificio. Il sacrificio del tempo non dedicato alle persone care e il sacrificio del tempo non dedicato alla vita pura con se stessi.

La passione ardente è così, non riesci a vedere nient'altro. Seguirla sembra l’unica strada possibile per raggiungere la felicità.

Altre persone, però, riescono a trovare le loro passioni vicino a quello che hanno e nelle persone che a loro sono vicine. Anche loro hanno un sogno o una passione. Anche loro hanno lottato. Ma lo hanno fatto fin quando ciò è stato necessario ed hanno raggiunto un equilibrio tra l'essere e l'avere. Forse sono persone che hanno saputo comprendere che non vale la pena lottare ancora per un sacrificio forse superiore a quanto si poteva ottenere o ricavare, ed hanno saputo dedicare i loro sforzi a sviluppare ed amare ciò che hanno oggi, “incassando” relazioni interpersonali ed un interscambio con la natura di valore nettamente superiore ad un televisore, un auto in più o un’altra casa. Hanno compreso che il più grande sogno o passione è quello di riuscire a vivere con intensità ciò che la vita ci concede oggi.

Qualunque sia la nostra scelta sul modo di vivere la nostra vita, non dovremmo solo focalizzarci su quello che vogliamo realizzare per noi stessi, ma con lucidità dobbiamo sforzarci ad essere consapevoli di cosa comporterà per noi e per i nostri affetti quella scelta e di cosa realmente abbiamo bisogno adesso. In questo modo potremo avvicinarci alla comprensione dei “giusti” sacrifici da affrontare per un determinato periodo di tempo, cercando di scrutarne la compatibilità con il resto della nostra vita.


domenica 31 luglio 2011

Il Tempo Giusto per le Decisioni



Sembra di trovarsi continuamente in presenza di un bivio. Sempre stressati dal dover scegliere la strada giusta e meno dispendiosa in termini di energie ed in termini economici. Potrà sembrare triste, ma la maggior parte di noi subisce questa tortura!

Il problema fondamentale è che, al di la delle scelte che ormai facciamo in maniera automatica e inconsapevole (come compiere un movimento o un gesto), non esiste nessun metodo decisionale che funziona in assoluto per le decisioni strutturate e, anche i modelli logico-matematici, non garantiscono il successo decisionale. Infatti, così come affermano molti psicologi, l’uomo, oltre ad essere influenzato dall’aspetto emozionale, commette sistematicamente errori di ragionamento che fallano le basi di tali modelli.

Tali errori, poi, si accentuano quanto più si è esposti ai fenomeni di manipolazione delle decisioni che provengono dall’esterno. Infatti, vi sono discipline volte all’individuazione di canali di comunicazione diretti ai processi decisionali (es. neuromarketing). Tali discipline, partendo dallo studio delle parti del cervello coinvolte nel processo decisionale, aiutano a creare metodi di comunicazione che, da un lato, tendono ad appagare le preoccupazioni della “parte cosciente” e, dall’altro, tendono ad utilizzare i “canali emozionali” per indurre inconsapevolmente ad una decisione.

Tutto ciò rende ogni nostra scelta difficile e tortuosa in quanto spesso percepiamo che vi è “qualcosa che non va” anche se ci sembra di prendere la decisione più logica e, la fretta che accompagna, molto spesso, tali decisioni, peggiora ulteriormente la situazione.

Per non subire sempre e comunque questo meccanismo decisionale, influenzato da fattori esterni manipolati e da una rapidità di azione imposta, dovremmo guardarci sempre attentamente intorno per individuare i fattori oggettivi e non fuorvianti. Dovremmo ben capire se, la rapidità con cui dobbiamo decidere è realmente motivata dalla situazione o se dovremmo fare un respiro e rimandare la decisione solo a seguito di più profonda riflessione. 

Un vecchio, interpellato ed incalzato dai giovani in cerca di consigli sulle scelte della vita, rispondeva che ogni soluzione è dentro di noi. Poi aggiungeva che, se proprio volevano conoscere la sua visione, potevano passare il giorno successivo, perché senz'altro avrebbe risposto ai loro interrogativi: aveva bisogno di riflettere solo 24 ore!

venerdì 27 maggio 2011

Svegliarsi per Vivere



Ci sono alcune mattine in cui ci svegliamo con una sensazione diversa. A volte, alzandoci, non pensiamo alle difficoltà della giornata. A volte riusciamo a guardare oltre. Sentiamo di poter vivere momenti diversi e, per questo, eccitanti rispetto alle nostre quotidiane abitudini.

Non importa che fuori piova. E’ dentro di noi che splende un raggio di sole. Sembra che tutto sia possibile e, quello che ci importa, è solo di vivere la nostra giornata. L’ansia che avevamo nello stomaco sembra scomparsa e nuove energie ci avvolgono.

Riusciamo anche ad apprezzare cose semplici; tanto semplici che, normalmente, ci sembrano scontate. Ma se poi ci soffermiamo ad osservarle, ci rendiamo conto che sono proprio le cose semplici il più bel regalo della nostra giornata. A quel punto sentiremo dentro di noi che, forse, la giornata non è un ostacolo da saltare come, invece, le nostre abitudini la fanno sembrare.

domenica 8 maggio 2011

Il Brusio della Mente



Capita di svegliarsi nel cuore della notte, disturbati da un rumore della strada o da un tuono. A questi momenti segue un profondo silenzio che rende chiaramente percepibile un brusio che viene dalla nostra testa. Se ci fermiamo a riflettere sentiamo i nostri pensieri che si inseguono, si accavallano e si aggrovigliano. Più ci fermiamo ad ascoltare questo brusio e più diventa intenso, quasi insopportabile. Spesso non si riesce più a prender sonno dopo questi momenti.

E’ vano lo sforzo di ignorare questo circuito continuo che non si interrompe e che forse è più evidente perché vi è silenzio intorno a noi. Se però ci fate caso, è un processo ininterrotto che accompagna tutta la nostra giornata. La mente non riposa mai o almeno non è capace di farlo in maniera automatica. L'istinto è quello di elaborare in continuazione la moltitudine di dati che ci viene dal mondo esterno, in maniera quasi inconsapevole. In inglese si definisce overthinking e cioè il “pensare in maniera insistente ed oppressiva a qualcosa”. A volte la nostra testa sembra schiacciata dai pensieri e il nostro organismo reagisce con dolori oppressivi che a volte si trasformano in un senso di frustrazione generale, al quale purtroppo, ci stiamo abituando perché tartassati dalla frenesia dell'era moderna.

Quando, però, riusciamo ad essere consapevoli, in questi momenti, di quello che sta accadendo nella nostra testa, possiamo fare qualcosa per liberarci da questa oppressione, anche se in maniera temporanea.

Se ci accorgiamo che stiamo entrando in questo vortice dovremmo imparare a dire stop!! Dovremmo imparare a rilassarci, respirando, restando immobili (non solo in senso fisico) e cercando di creare il silenzio mentale necessario per interrompere il vocio di fondo. La respirazione è il punto di partenza da cui cominciare questo training. Ascoltare il respiro ci aiuta ad esserne consapevoli e aiuta la mente a focalizzarsi con precisione per evitare inutili dispersioni di energie e, di conseguenza, per migliorare la qualità della vita.

Ed a quel punto riusciremo, forse, anche a riprendere sonno.

martedì 12 aprile 2011

Il Barattolo di Maionese



Anche se conosci questo racconto, dedica qualche minuto alla sua lettura. Ti accorgerai che stai dimenticando qualcosa di importante per badare alle piccole cose...

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Un professore, davanti alla sua classe di filosofia, senza dire parola, prende un barattolo grande e vuoto di maionese e procede a riempirlo con delle palle da golf. Dopo chiede agli studenti se il barattolo è pieno. Gli studenti sono d’accordo e dicono di si. Allora il professore prende una scatola piena di palline di vetro e la versa dentro il barattolo di maionese. Le palline di vetro riempiono gli spazi vuoti tra le palle da golf. Il professore chiede di nuovo agli studenti se il barattolo è pieno e loro rispondono di nuovo di si. Il professore prende una scatola di sabbia e la versa dentro il barattolo. Ovviamente la sabbia riempie tutti gli spazi vuoti e il professore chiede ancora se il barattolo è pieno. Anche questa volta gli studenti rispondono con un si unanime. Il professore velocemente aggiunge due tazze di caffé al contenuto del barattolo ed effettivamente riempie tutti gli spazi vuoti tra la sabbia.

Allora gli studenti si mettono a ridere. Quando la risata finisce il professore dice: “Voglio che vi rendiate conto che questo barattolo rappresenta la vita… Le palle da golf sono le cose importanti come la famiglia, i figli, la salute, gli amici, l’amore, le cose che ci appassionano. Sono cose che, anche se perdessimo tutto e ci restassero solo quelle, le nostre vite sarebbero ancora piene. Le palline di vetro sono le altre cose che ci importano, come il lavoro, la casa, la macchina, ecc. La sabbia è tutto il resto: le piccole cose. Se prima di tutto mettessimo nel barattolo la sabbia, non ci sarebbe posto per le palline di vetro né per le palle da golf. La stessa cosa succede con la vita. Se utilizziamo tutto il nostro tempo ed energia nelle cose piccole, non avremo mai spazio per le cose realmente importanti. Fai attenzione alle cose che sono cruciali per la tua felicità: gioca con i tuoi figli, prenditi il tempo per andare dal medico, vai con il tuo partner a cena, pratica il tuo sport o hobby preferito. Ci sarà sempre tempo per pulire casa, per tagliare le erbacce, per riparare le piccole cose… Occupati prima delle palline da golf, delle cose che realmente ti importano. Stabilisci le tue priorità: il resto è solo sabbia”.

Uno degli studenti alza la mano e chiede cosa rappresenti il caffè. Il professore sorride e dice: “Sono contento che tu mi faccia questa domanda. E’ solo per dimostrarvi che non importa quanto occupata possa sembrare la vostra vita, c’è sempre posto per un paio di tazze di caffé con un amico!”.

lunedì 7 marzo 2011

Riprendersi il proprio spazio



La vita non ci concede tregua fino a quando è presente in noi. Spesso ci costringe ad interrompere o rallentare ciò che amiamo, spingendoci ad agire per qualche altra cosa che ci crea invece ansia o ci da tormento.

In questo periodo ho subìto anche io questo rallentamento, ma ho già ricominciato, pur non avendo ancora ritrovato una stabilità completa, a riprendermi quelle parti della mia vita di cui non posso fare a meno.

Avrete notato un ritmo più blando nella pubblicazione degli articoli del Blog. Ringrazio chi mi ha scritto perchè preoccupato per la mia salute, ma fortunatamente la pausa non è dovuta a problemi di salute fisica. Ho ricominciato a scrivere e un po’ alla volta mi riprenderò il mio spazio.

Auguro a tutti di riprendersi il proprio!

Un abbraccio affettuoso!

sabato 12 febbraio 2011

L'educazione che vorremmo



Spesso può capitare di riflettere su concetti e comportamenti che nel tempo i nostri genitori, o i cari con cui siamo cresciuti, hanno cercato di trasmettere e, talvolta, hanno imposto durante la nostra infanzia e durante la nostra adolescenza.

Oggi potrà sembrare molto chiaro ciò che volevano insegnarci, ma quando eravamo più giovani abbiamo spesso sofferto per privazioni o imposizioni che poco riuscivamo a comprendere. Oggi siamo ben consapevoli del senso di ciò che i nostri cari volevano insegnarci ed oggi stiamo maturando quel momento di crescita che il tempo ha portato con se. Abbiamo agito in un modo che spesso non condividevamo, ma che, soprattutto, non comprendevamo, anche se, a distanza di tempo, abbiamo compreso che, forse, era il modo giusto di agire.

Quello che ci è mancato però, quando eravamo più giovani, è il momento di crescita e comprensione che stiamo avendo adesso. Prima eravamo immaturi per comprenderlo. Prima dovevamo “fare” o “non fare” e basta. Oggi capiamo il perché. Oggi abbiamo il momento di crescita che forse ci serviva quando eravamo più giovani.

Di certo la comprensione di oggi ha un valore per noi diverso da quello che poteva avere un tempo. Oggi, più che avere un momento di crescita, abbiamo un momento in cui l’amore e la stima per i nostri cari aumenta.

Quando eravamo giovani, avremmo avuto un reale momento di crescita se avessimo compreso in quello stesso momento il senso delle azioni o delle raccomandazioni dei nostri cari. Ma molto spesso non abbiamo avuto modo di comprendere.

Oggi che ci troviamo anche noi ad essere coinvolti nella crescita dei nostri cari e soprattutto dei nostri figli, abbiamo una possibilità in più. Oggi possiamo dare un reale momento di crescita cercando di far comprendere ciò che suggeriamo o che a volte imponiamo.

Non dobbiamo avere l’alibi di “sei piccolo per poter capire”. Dobbiamo sforzarci a far comprendere prima di dare un suggerimento o un’imposizione. E’ vero che a volte alcuni ragionamenti possono essere non completamente comprensibili da parte di un bambino, ma qui non si tratta solo di spiegazioni scolastiche. Qui è in gioco un rapporto di interscambio molto profondo. Un bambino sarà più ricettivo rispetto a ciò che cerchiamo di trasmettere o di suggerire, quando il rapporto sarà sullo stesso livello. Quando il bambino vedrà in noi un alleato o una persona capace di comprendere e tollerare anche un capriccio insensato.

Di certo, nella nostra frenetica realtà, non sempre riusciamo a dedicare abbastanza tempo alla valorizzazione di tale rapporto. Siamo troppo “impegnati a mandare avanti la famiglia”. Facciamo i nostri bravi compiti da genitori, ma non sempre riusciamo ad essere tali realmente. "Mandare avanti la famiglia" non va inteso solo per l’aspetto economico, ma va interpretato in un contesto molto più ampio, dove i rapporti interpersonali vengono prima delle relazioni economiche. Dovremmo cercare di dedicare più tempo al rapporto con i nostri cari senza limitare la nostra partecipazione solo alla presenza fisica. La nostra presenza dovrebbe essere intensa e piena di significato. Dobbiamo imparare a giocare, soffrire e gioire con loro.

Il compito del genitore non è solo quello di “generare” e di garantire un’educazione scolastica ai propri figli. Il compito del genitore è quello di vivere un rapporto di reciproca comprensione e di continuo interscambio emozionale con i figli. Per questa strada, i piccoli, comprenderanno anche senza bisogno che a loro venga fatto un ragionamento; anche senza avere la spiegazione del perchè di un consiglio o di un suggerimento che oggettivamente potrebbero non essere in grado di comprendere.

A volte non sono necessarie le parole per spiegare il significato di un gesto.

sabato 22 gennaio 2011

Un altro mattone nel muro



Spesso ci troviamo ad affrontare avversità atroci per il nostro equilibrio psicofisico.

Siamo sempre sul punto di mollare o di arrenderci. E' troppo lo stress che dobbiamo affrontare e ci chiediamo spesso se valga la pena. Quando poi ci accorgiamo che, forse, non valeva la pena, ci sentiamo ormai affogati dagli eventi.

Cosa facciamo a questo punto?

La prima possibilità è quella di lasciar stare e tornare sui nostri passi, vanificando quanto fatto fino a quel momento e creando altre difficoltà.
La seconda possibilità è di andare avanti accettando di affrontare ancora per un tempo imprecisato quello stress che sembra insopportabile.
La scelta non è certo facile e indolore. La scelta andrebbe fatta in partenza, non solo valutando i costi e ricavi della nostra azione, ma anche le difficoltà e i benefici di carattere non materiale che ci troviamo a dover mettere in gioco. Ovviamente ogni azione abbandonata potrebbe essere un'opportunità persa, anche se in partenza il risultato è ignoto. Ma un'azione, intrapresa senza valutare gli effetti con un pur minimo margine di sicurezza, potrebbe essere un'azione avventata con risvolti anche molto negativi, non solo dal punto di vista materiale, ma soprattutto dal punto di vista psicologico e morale, accentuati dalla circostanza che l'ansia non ci aiuta se è male veicolata.

In questi casi, allora, quando ormai “siamo in ballo”, quando rinunciare porterebbe ad una certa delusione o ad una non precisata perdita economica, quello che potrebbe essere un atteggiamento positivo e soprattutto di impulso alla nostra azione, è di agire e comportarsi “come se”.

Come se il nostro obiettivo fosse già realizzato; come se tutte le risorse (non solo economiche) necessarie per raggiungerlo siano a nostra disposizione; come se fossimo già nello stato mentale e morale del momento del nostro successo; come se già avessimo l'alternativa ad un parziale insuccesso; come se ogni evento negativo venga escluso dal nostro raggio d'azione.

Questo processo di pensiero non garantisce il risultato in maniera “magica”, ma ci darà la possibilità di affrontare ogni fase della nostra azione con maggiore lucidità, con una capacità di analisi dei singoli eventi che non sarà influenzata negativamente dal timore dell'insuccesso. In questo modo riusciremo a vedere alternative che l'ansia improduttiva celava. Riusciremo a visualizzare soluzioni che prima si nascondevano o che non riuscivano ad avere una configurazione nella nostra mente. Il nostro processo di pensiero sarà fluido e sarà capace di adattarsi agli eventi che man mano si presentano con una flessibilità che stupirà noi stessi. Quella flessibilità che potrà dare anche la forza nel momento in cui tutti i nostri tentativi sono risultati vani e il nostro adattamento mentale alla nuova situazione dovrà essere inevitabile. Quello che cambierà sarà la struttura ed il contesto in cui ci troveremo a muoverci e dovremo avere la pazienza e l'umiltà di cominciare daccapo ciò che non siamo riusciti a portare a termine o ciò in cui abbiamo fallito.

Questo atteggiamento attenuerà quel senso di frustrazione e di ansia che ci pervade e ci aiuterà a trovare spunti di crescita nei momenti che, superficialmente, possono sembrare di fallimento. Questo atteggiamento ci darà la possibilità di posare un altro mattone nel muro che sostiene il nostro mondo interiore.

martedì 7 dicembre 2010

Non è tutta questione di esperienza



In tutte le nostre attività quotidiane, l’esperienza ci aiuta non solo a risolvere ciò che affrontiamo, ma ci consente di velocizzare molte di quelle operazioni che ripetiamo più spesso rispetto alle altre.

Molto spesso, però, capita di dover prendere decisioni non ordinarie, ma che, per comodità, tendiamo a generalizzare nelle nostre strutture mentali e risolviamo con un’azione o un comportamento che spesso non è quello più adatto alla situazione. Addirittura, possiamo essere tratti in inganno dalla nostra esperienza, quando, ad esempio, la nostra mente classifica in maniera sbagliata un evento e lo affronta con un comportamento che non è quello appropriato. Pensate a tutti quei momenti in cui non riuscite a spiegare a voi stessi il perché di un vostro agire che vi ha condotto ad errori banali o grossolani, pur essendo in possesso di tutte le informazioni o capacità sufficienti per risolverlo in maniera agevole.

Vi sono altre situazioni, poi, che ci schiudono momenti nuovi che non riusciamo a gestire con la nostra esperienza. La maggior parte di noi, in questi casi, reagisce in due modi:

1) Vi è chi cerca qualcuno con più esperienza o con un’esperienza specifica in quel determinato contesto decisionale, per avere un supporto concreto per effettuare una scelta senza effettuare nessuna analisi preliminare.

2) Vi è invece chi cerca di capire, con un senso diverso, la strada che conduce ad una soluzione o ad una scelta. In ultima battuta si potrà rivolgere anche a chi ha più esperienza per avere parametri concreti di riferimento per effettuare la scelta.

In questo secondo caso la ricerca di competenze specifiche è un’attività successiva alla nostra scelta e pertanto non influisce sul nostro processo decisionale.

Chi riesce a seguire questo secondo tipo di processo decisionale non fa altro che seguire un processo molto antico. Al di la delle proprie competenze specifiche, vi sono molte persone, infatti, che riescono a ricostruire “per immagini” la soluzione a difficoltà di vario genere (cognitive, emotive, relazionali, comportamentali) che devono affrontare. E questo nuovo modo non solo ci apre tutta una serie di possibilità che prima pareva non esistessero, ma ci consente di ottenere maggiore libertà rispetto alle nostre scelte, rispetto agli strumenti tecnologici, rispetto all’esperienza di altre persone che sarà circoscritta ad ambiti molto specifici e pertanto meno dispendiosi e più efficaci.

Chi agisce in questo modo riesce a far si che il proprio processo decisionale non sia demandato ad altre persone o ancor peggio alle tecnologie. Semmai “gli esperti” o le tecnologie saranno uno strumento che ci consentirà di realizzare la nostra decisione.

Nel prossimo post proverò a sintetizzare questo nuovo, ma antico, modo di affrontare le situazioni concrete della nostra vita e vedremo come la “visualizzazione creativa” (questo è il concetto che sto descrivendo) è stata utile anche per molte scoperte scientifiche.

giovedì 25 novembre 2010

Quel vuoto che può riempire la nostra vita



Testo di Osho Bhagwan Rajneesh

Ogni giorno usiamo infinite illusioni per cercare di colmare il vuoto che sentiamo. E’ giunto il momento di confrontarci con quel vuoto poiché quel vuoto è la nostra natura reale. Non bisogna subirlo, ma riconoscerlo e immergersi in esso per giungere ad una realizzazione che ci faccia sentire vivi e che dia significato a questa esistenza.

La cosa da fare non è cambiare vita ma vivere in pienezza ciò che siamo e ciò che abbiamo, cogliendo le nostre potenzialità più profonde per svilupparle. Dobbiamo introdurre un nuovo proposito nelle nostre vite affinché siano àncora per non essere più travolti dagli eventi e non vivere più come relitti alla deriva. Per trovare la risposta definitiva all’interrogativo esistenziale che noi siamo, dobbiamo arrivare a sentire dentro noi stessi cos’è la vita, la verità e chi siamo, ma soprattutto dobbiamo vivere in piena consapevolezza ciò che siamo. Scenderemo dalla periferia della vita, in cui solitamente ci troviamo, al centro del nostro essere che è la fonte di ogni manifestazione di energia.

C’è una cosa molto più semplice e concreta che pensare e aver paura: sperimentare.

Basta fare il primo passo. Chi comincia a fare un passo e poi un altro e un altro ancora si ritrova ad aver percorso distanze infinite. Chi non fa nemmeno un passo, poiché crede che facendo un passo alla volta non possano accadere grandi cose, non arriverà da nessuna parte.

sabato 20 novembre 2010

Cammino adagio



All’inizio ci hanno detto: “fai il bravo, non farci arrabbiare; fai il bravo e non fare arrabbiare la maestra!”. Successivamente ci hanno detto: “devi studiare perché è importante per il tuo futuro!e poi subito dopo “stai attento alle cattive compagnie; questa cosa non la devi fare; devi cercare di fare meglio quest’altra cosa”. “Bravo! Ora trovati un lavoro! Metti su famiglia! Fai tanti bambini!

La maggior parte di noi ha sentito queste parole dai familiari più vicini e a volte anche dagli amici più stretti. Certamente una parte di noi ha seguito alla lettera ogni esortazione e certamente un’altra parte le ha, invece, evitate tutte accuratamente. Ci sarà stato, dunque, chi ha fatto tutti i bravi compiti della sua vita e chi invece ha sbagliato tutto facendo più di quanto era giusto ed equilibrato fare.


Di certo ci saranno persone che nella loro vita hanno cercato di seguire sempre tutti i buoni consigli ed oggi si chiedono: “ma se avessi fatto di testa mia, forse adesso mi sentirei meglio?”. Altre persone, invece, sbattono la testa nel muro e gridano “se solo avessi ascoltato una volta mio padre, forse adesso non mi troverei in questa situazione?

Ho osservato me stesso ed ho osservato le persone che mi sono state vicine (e continuano ad esserlo).

venerdì 12 novembre 2010

L’individuo da non perdere



Sarà forse un mio limite, ma non comprendo perché ancora c’è la necessità o, comunque, la volontà di farsi rappresentare da qualcosa o da qualcuno. A livello politico, a livello religioso, a livello sociale. Le persone hanno il bisogno di identificarsi dietro un simbolo per sentirsi unite ad altre persone.

Sarò forse ottuso, ma non capisco come le ideologie ed i simboli possano realmente unire le persone. Più si difendono le ideologie e più c’è separazione forte.

Forse c’è qualche aspetto che mi sfugge, ma non riesco a comprendere e pertanto mi sembra assurdo che due persone siano unite dal punto di vista religioso e poi si separino quando si tratti di esprimere concetti politici o azioni sociali.

La personalità non è uguale per nessun individuo. La personalità dell’uomo non può essere classificata in nessuna categoria. Ogni tentativo di raggruppare più persone sotto un simbolo è un tentativo di semplificare le infinite sfaccettature del pensiero umano.

Non perché vi debba essere uniformità di vedute o di pensiero. Non certo voglio riassumere l’infinita molteplicità della natura umana. E’ solo che non riesco a capacitarmi del fatto che molte persone (troppe) non hanno voglia di esprimersi oppure si esprimono attraverso il pensiero di altre persone.

L’aggregazione sociale formalizzata è tanto distorsiva della socialità delle relazioni e le aggregazioni hanno confini troppo marcati le une dalle altre.

Ma l’individuo, che fine ha fatto? Comprendo che l’individuo non è nato per stare da solo, ma perché deve snaturare la propria individualità con una struttura di carattere sociale superiore che, appunto, ne annulla la personalità? Perché le nostre idee devono avvicinarsi ad una o ad un’altra ideologia, per essere comprese o per essere esplicate?

Ho già espresso in un mio precedente post una strada percorribile per far funzionare le relazioni senza dover formalizzare strutture di pensiero o aggregazioni politiche e sociali. Ma vi è bisogno della volontà del singolo individuo.

L’individuo sente il bisogno di aggregarsi con altre persone, ma non dovrebbe creare gruppi che abbiano dei confini; non dovrebbe creare aggregazioni alle quali altre persone non possano partecipare oggi per poi decidere di non partecipare domani, senza essere per ciò giudicate.

Io credo in una socialità che non annulli l’individuo, che non si faccia portatrice di ideali univoci da condividere, che non crei dogmi o regole da rispettare. Ovviamente credo in una socialità che, non annullando l’individuo, faccia si che nessuno possa annullare o adombrare l'altro, quindi una socialità basata sulla comprensione dell’individualità altrui.

Credo in una socialità che annulli il desiderio di avere più degli altri e faccia comprendere l'inutilità del desiderio di avere più di quanto basta; una socialità in cui la moderazione e la capacità di sapere quando è abbastanza sia un naturale sentimento delle persone.

Credo in una società che non renda, i caratteri che ho evidenziato, delle regole, ma che lasci all’individuo la libertà di non avere regole e non avere un credo; lasci all’individuo un fanciullesco senso del nuovo in ogni aspetto della vita.

Una società che per realizzarsi ha, però, bisogno della volontà del singolo dell’individuo!

venerdì 5 novembre 2010

Lottiamo per il superfluo



Facciamo di tutto per vincere le nostre battaglie quotidiane. Forse perché per noi la vita è diventata una guerra. Paghiamo a caro prezzo ciò che abbiamo. Inoltre, quello che abbiamo, non è mai abbastanza. Forse perché non conosciamo bene noi stessi e non conosciamo ciò di cui abbiamo realmente bisogno per essere in armonia con la natura. Forse, ancora, perché non siamo coscienti di rincorrere cose di cui, effettivamente, non abbiamo bisogno.

Conosci te stesso: poiché tutto transita, innanzitutto, attraverso di noi e determina le nostre decisioni e le nostre reazioni.

Nulla in eccesso: gli eccessi andrebbero evitati perché non sono uno stato naturale. Gli eccessi accelerano un ritorno in senso opposto alla direzione seguita.

Nella vita quotidiana, dunque, non dovremmo batterci per sopraffare gli altri, ma dovremmo impegnarci a rinunciare alla battaglia perché l’armonia si raggiunge quando tutti sono in equilibrio e non quando uno vince ed un altro è sconfitto!

venerdì 29 ottobre 2010

Le relazioni interpersonali che funzionano



Nella nostra vita familiare, lavorativa e ricreativa ci sono delle relazioni che funzionano meglio di altre in maniera naturale ed alcune, invece, che potrebbero essere migliorate se solo si avesse più sensibilità e più creatività nel modo di interagire con gli altri.

Si dovrebbe partire dalla Comprensione degli Interessi (in senso lato) delle persone che ci stanno di fronte e delle Motivazioni che spingono il loro agire. Avendo consapevolezza di tali interessi e motivazioni si potrà cercare una strada per conciliarli con i propri senza che gli stessi cozzino e cambino strada, mettendo a repentaglio le sorti della relazione.

L’Ascolto è il principale modo per comprendere gli interessi e le motivazioni degli altri. Se si è attenti ed aperti ad ascoltare gli altri, si mostrerà una sensibilità tale da rendere a loro volta gli altri più propensi ad ascoltare i nostri interessi e le nostre motivazioni. Non sempre però si procede in maniera naturale sulla stessa frequenza d’onda. In questi casi, per trovare una conciliazione di interessi e motivazioni, potrà giovare Uscire dagli Schemi cercando un modo creativo di interazione che possa consentire alle diverse posizioni di avvicinarsi.

Questo avvicinamento sarà più agevole se nell’interazione si procede con Equità. L’equità è un modo d’agire non sempre oggettivo, ma si potrà, con la dovuta calma e la disponibilità all’ascolto, avere dei parametri anche esterni per rendere il proprio comportamento equo nella dinamica dell’interazione.

Solo quando entrambe le parti percepiranno una relazione che si sviluppa secondo equità saranno pronte ad assumere un Impegno nella relazione. Se non vi è percezione di equità non significa che le persone non si impegnano, ma la possibilità che non riescano a mantenere gli impegni presi aumenta, non consentendo uno sviluppo armonioso della relazione. Anzi, piccole concessioni all’interno della relazione aiutano a rendere solide le basi di tutti gli altri impegni presi.

Ovviamente questo modo di concepire una relazione potrà essere differente a seconda dell’ambito in cui verremo a trovarci e con una valenza sempre meno formale man mano che si va dai rapporti lavorativi ai rapporti familiari. Perché, se è vero che si può migliorare la nostra convivenza negli ambienti di lavoro e in situazioni ricreative, è importante che lo sforzo maggiore lo si faccia con le persone a noi affettivamente più legate.

Comprensione, ascolto, creatività, equità ed impegno potranno, dunque, aiutarci a costruire le basi per relazioni solide e durature.