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mercoledì 31 dicembre 2014

Un passo avanti



In un giorno in cui mi sembra di aver fatto migliaia di passi, non mi sono mai sentito così fermo.

La vita ti schiaccia giù soprattutto quando ti prende alla sprovvista. E quando riesci a rialzare gli occhi ti rendi conto, diventandone consapevole, che molte cose dipendono da noi; altre, invece, nel bene e nel male, accadono indipendentemente dalle nostre azioni.

E' come una foto scattata per caso che, a volte, diventa l'inconsapevole ritratto di quel pezzo della tua vita.

In questi momenti non riesci ad esprimere con parole piene quello che senti, semplicemente perché nessuna parola può esprimerlo in pieno.

È in questi momenti che il silenzio diventa l'unica parola piena che si riesce a trovare e che può dare la forza per fare il prossimo passo in avanti.

mercoledì 31 agosto 2011

Il Valore del Tempo ed il Prezzo dei Nostri Sogni



Quando siamo giovani spesso è sufficiente un’occasione di guadagno per farci muovere verso un'attività o verso un'altra.

All'origine abbiamo avuto un sogno e una speranza che, anche se in maniera latente, accompagnano ancora la nostra esistenza. Man mano che passano gli anni, i nostri sforzi verso quell'obiettivo, che non necessariamente vuol dire sicurezza o soddisfazione economica, danno la loro rivelazione concreta e, a volte, succede che alla realizzazione delle nostre passioni non corrisponde un adeguato riconoscimento economico o, al contrario, la vita ci riserva il sostentamento economico, ma non ci fa realizzare le nostre passioni. Frequentemente, infatti, capita di scegliere un percorso che ci consente di sostenerci, ma non ci consente di seguire il sogno che avevamo immaginato quando eravamo all'inizio della nostra vita da “uomini”.

Non è semplice ottenere quello che abbiamo sognato e potrebbe sembrare semplice, invece, rinunciarvi.

Molti, infatti, sentono di non aver fatto il massimo per seguire le proprie aspirazioni e si consolano dicendo a se stessi che il destino ha voluto così e non vi era modo per cambiare le cose. Adesso, effettivamente, le cose possono sembrare immutabili, ma forse un tempo le nostre scelte avrebbero potuto guidarci su un'altra strada, non necessariamente quella giusta, ma forse più ricca di possibilità. La vita è così. Alcuni seguono ardentemente le passioni e forse riescono a realizzarle. Altri lo fanno altrettanto ardentemente, ma non otterranno mai ciò per cui hanno lottato. Entrambi, però, devono mettere in conto un sacrificio. Il sacrificio del tempo non dedicato alle persone care e il sacrificio del tempo non dedicato alla vita pura con se stessi.

La passione ardente è così, non riesci a vedere nient'altro. Seguirla sembra l’unica strada possibile per raggiungere la felicità.

Altre persone, però, riescono a trovare le loro passioni vicino a quello che hanno e nelle persone che a loro sono vicine. Anche loro hanno un sogno o una passione. Anche loro hanno lottato. Ma lo hanno fatto fin quando ciò è stato necessario ed hanno raggiunto un equilibrio tra l'essere e l'avere. Forse sono persone che hanno saputo comprendere che non vale la pena lottare ancora per un sacrificio forse superiore a quanto si poteva ottenere o ricavare, ed hanno saputo dedicare i loro sforzi a sviluppare ed amare ciò che hanno oggi, “incassando” relazioni interpersonali ed un interscambio con la natura di valore nettamente superiore ad un televisore, un auto in più o un’altra casa. Hanno compreso che il più grande sogno o passione è quello di riuscire a vivere con intensità ciò che la vita ci concede oggi.

Qualunque sia la nostra scelta sul modo di vivere la nostra vita, non dovremmo solo focalizzarci su quello che vogliamo realizzare per noi stessi, ma con lucidità dobbiamo sforzarci ad essere consapevoli di cosa comporterà per noi e per i nostri affetti quella scelta e di cosa realmente abbiamo bisogno adesso. In questo modo potremo avvicinarci alla comprensione dei “giusti” sacrifici da affrontare per un determinato periodo di tempo, cercando di scrutarne la compatibilità con il resto della nostra vita.


domenica 31 luglio 2011

Il Tempo Giusto per le Decisioni



Sembra di trovarsi continuamente in presenza di un bivio. Sempre stressati dal dover scegliere la strada giusta e meno dispendiosa in termini di energie ed in termini economici. Potrà sembrare triste, ma la maggior parte di noi subisce questa tortura!

Il problema fondamentale è che, al di la delle scelte che ormai facciamo in maniera automatica e inconsapevole (come compiere un movimento o un gesto), non esiste nessun metodo decisionale che funziona in assoluto per le decisioni strutturate e, anche i modelli logico-matematici, non garantiscono il successo decisionale. Infatti, così come affermano molti psicologi, l’uomo, oltre ad essere influenzato dall’aspetto emozionale, commette sistematicamente errori di ragionamento che fallano le basi di tali modelli.

Tali errori, poi, si accentuano quanto più si è esposti ai fenomeni di manipolazione delle decisioni che provengono dall’esterno. Infatti, vi sono discipline volte all’individuazione di canali di comunicazione diretti ai processi decisionali (es. neuromarketing). Tali discipline, partendo dallo studio delle parti del cervello coinvolte nel processo decisionale, aiutano a creare metodi di comunicazione che, da un lato, tendono ad appagare le preoccupazioni della “parte cosciente” e, dall’altro, tendono ad utilizzare i “canali emozionali” per indurre inconsapevolmente ad una decisione.

Tutto ciò rende ogni nostra scelta difficile e tortuosa in quanto spesso percepiamo che vi è “qualcosa che non va” anche se ci sembra di prendere la decisione più logica e, la fretta che accompagna, molto spesso, tali decisioni, peggiora ulteriormente la situazione.

Per non subire sempre e comunque questo meccanismo decisionale, influenzato da fattori esterni manipolati e da una rapidità di azione imposta, dovremmo guardarci sempre attentamente intorno per individuare i fattori oggettivi e non fuorvianti. Dovremmo ben capire se, la rapidità con cui dobbiamo decidere è realmente motivata dalla situazione o se dovremmo fare un respiro e rimandare la decisione solo a seguito di più profonda riflessione. 

Un vecchio, interpellato ed incalzato dai giovani in cerca di consigli sulle scelte della vita, rispondeva che ogni soluzione è dentro di noi. Poi aggiungeva che, se proprio volevano conoscere la sua visione, potevano passare il giorno successivo, perché senz'altro avrebbe risposto ai loro interrogativi: aveva bisogno di riflettere solo 24 ore!

giovedì 30 giugno 2011

Guardarsi allo Specchio



Non mi andava di far passare il mese di giugno senza aver scritto anche un solo rigo sul mio Blog. Però non mi andava neanche di scrivere qualcosa di inutile per la sola intenzione di riempire un vuoto. 

Ed è per questo che ho deciso di dare spazio alle parole di qualcun altro, come ho già fatto altre volte, che ha tanto pensato e sperimentato prima di scriverle.

Forse trarrò solo ispirazione per il mio prossimo post; o forse riuscirò a concedermi un momento di riflessione (cosa che ultimamente non riesco a fare). 

A presto!

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di Hermann Hesse

"Per gli uomini non esiste nessunissimo dovere, tranne uno: cercare se stessi, consolidarsi in sé, procedere a tentativi per la propria via ovunque essa conduca.

Ciò mi scosse profondamente e questo fu il risultato di queste esperienze: molte volte avevo fantasticato sul mio futuro, avevo sognato ruoli che mi potevano essere destinati, poeta o profeta o pittore o qualcosa di simile. Niente di tutto ciò. Né io ero qui per fare il poeta, per predicare o dipingere, non ero qui per questo. Tutto ciò è secondario.

La vera vocazione di ognuno è una sola, quella di conoscere se stessi. Uno può finire poeta o pazzo, profeta o delinquente, non è affar suo, e in fin dei conti è indifferente. Il problema è realizzare il suo proprio destino, non un destino qualunque, e viverlo tutto fino in fondo dentro di sé. Tutto il resto significa soffermarsi, è una mezza misura, è un tentativo di fuga, è il ritorno all’ideale di massa, è adattamento e angoscia di fronte a se stesso."

domenica 8 maggio 2011

Il Brusio della Mente



Capita di svegliarsi nel cuore della notte, disturbati da un rumore della strada o da un tuono. A questi momenti segue un profondo silenzio che rende chiaramente percepibile un brusio che viene dalla nostra testa. Se ci fermiamo a riflettere sentiamo i nostri pensieri che si inseguono, si accavallano e si aggrovigliano. Più ci fermiamo ad ascoltare questo brusio e più diventa intenso, quasi insopportabile. Spesso non si riesce più a prender sonno dopo questi momenti.

E’ vano lo sforzo di ignorare questo circuito continuo che non si interrompe e che forse è più evidente perché vi è silenzio intorno a noi. Se però ci fate caso, è un processo ininterrotto che accompagna tutta la nostra giornata. La mente non riposa mai o almeno non è capace di farlo in maniera automatica. L'istinto è quello di elaborare in continuazione la moltitudine di dati che ci viene dal mondo esterno, in maniera quasi inconsapevole. In inglese si definisce overthinking e cioè il “pensare in maniera insistente ed oppressiva a qualcosa”. A volte la nostra testa sembra schiacciata dai pensieri e il nostro organismo reagisce con dolori oppressivi che a volte si trasformano in un senso di frustrazione generale, al quale purtroppo, ci stiamo abituando perché tartassati dalla frenesia dell'era moderna.

Quando, però, riusciamo ad essere consapevoli, in questi momenti, di quello che sta accadendo nella nostra testa, possiamo fare qualcosa per liberarci da questa oppressione, anche se in maniera temporanea.

Se ci accorgiamo che stiamo entrando in questo vortice dovremmo imparare a dire stop!! Dovremmo imparare a rilassarci, respirando, restando immobili (non solo in senso fisico) e cercando di creare il silenzio mentale necessario per interrompere il vocio di fondo. La respirazione è il punto di partenza da cui cominciare questo training. Ascoltare il respiro ci aiuta ad esserne consapevoli e aiuta la mente a focalizzarsi con precisione per evitare inutili dispersioni di energie e, di conseguenza, per migliorare la qualità della vita.

Ed a quel punto riusciremo, forse, anche a riprendere sonno.

martedì 12 aprile 2011

Il Barattolo di Maionese



Anche se conosci questo racconto, dedica qualche minuto alla sua lettura. Ti accorgerai che stai dimenticando qualcosa di importante per badare alle piccole cose...

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Un professore, davanti alla sua classe di filosofia, senza dire parola, prende un barattolo grande e vuoto di maionese e procede a riempirlo con delle palle da golf. Dopo chiede agli studenti se il barattolo è pieno. Gli studenti sono d’accordo e dicono di si. Allora il professore prende una scatola piena di palline di vetro e la versa dentro il barattolo di maionese. Le palline di vetro riempiono gli spazi vuoti tra le palle da golf. Il professore chiede di nuovo agli studenti se il barattolo è pieno e loro rispondono di nuovo di si. Il professore prende una scatola di sabbia e la versa dentro il barattolo. Ovviamente la sabbia riempie tutti gli spazi vuoti e il professore chiede ancora se il barattolo è pieno. Anche questa volta gli studenti rispondono con un si unanime. Il professore velocemente aggiunge due tazze di caffé al contenuto del barattolo ed effettivamente riempie tutti gli spazi vuoti tra la sabbia.

Allora gli studenti si mettono a ridere. Quando la risata finisce il professore dice: “Voglio che vi rendiate conto che questo barattolo rappresenta la vita… Le palle da golf sono le cose importanti come la famiglia, i figli, la salute, gli amici, l’amore, le cose che ci appassionano. Sono cose che, anche se perdessimo tutto e ci restassero solo quelle, le nostre vite sarebbero ancora piene. Le palline di vetro sono le altre cose che ci importano, come il lavoro, la casa, la macchina, ecc. La sabbia è tutto il resto: le piccole cose. Se prima di tutto mettessimo nel barattolo la sabbia, non ci sarebbe posto per le palline di vetro né per le palle da golf. La stessa cosa succede con la vita. Se utilizziamo tutto il nostro tempo ed energia nelle cose piccole, non avremo mai spazio per le cose realmente importanti. Fai attenzione alle cose che sono cruciali per la tua felicità: gioca con i tuoi figli, prenditi il tempo per andare dal medico, vai con il tuo partner a cena, pratica il tuo sport o hobby preferito. Ci sarà sempre tempo per pulire casa, per tagliare le erbacce, per riparare le piccole cose… Occupati prima delle palline da golf, delle cose che realmente ti importano. Stabilisci le tue priorità: il resto è solo sabbia”.

Uno degli studenti alza la mano e chiede cosa rappresenti il caffè. Il professore sorride e dice: “Sono contento che tu mi faccia questa domanda. E’ solo per dimostrarvi che non importa quanto occupata possa sembrare la vostra vita, c’è sempre posto per un paio di tazze di caffé con un amico!”.

lunedì 31 gennaio 2011

La libertà non è una reazione, la libertà non è una scelta


DI JIDDU KRISHNAMURTI


La libertà non è una reazione, la libertà non è una scelta. La libertà è un’illusione dell’uomo che ha libera scelta. La libertà è pura osservazione priva di direzione, senza timori di punizioni né mire di ricompensa. La libertà è priva di cause; la libertà non è al termine dell’evoluzione dell’uomo bensì nel primo passo della sua esistenza. Con l’osservazione si viene a conoscenza della mancanza di libertà. La libertà risiede nella consapevolezza priva di scelta (choiceless awareness) della nostra esistenza e delle nostre attività quotidiane.

Il pensiero è tempo. Il pensiero nasce dall’esperienza e dal sapere che sono inseparabili dal tempo e dal passato. Il tempo è il nemico psicologico dell’uomo. La nostra azione è basata sulla conoscenza e quindi sul tempo, per cui l’uomo è costantemente schiavo del passato. Il pensiero è dannatamente limitato e così si vive continuamente in conflitto e affanno. Cosicché non c’è evoluzione psicologica.

Quando l’uomo avrà consapevolezza del movimento dei propri pensieri, noterà la divisione tra il pensatore ed il pensiero, tra l’osservatore e la cosa osservata, tra l’esperienza e colui che fa l’esperienza. Egli realizzerà che tale divisione è un’illusione. Solo a quel punto sopraggiunge la pura osservazione che è comprensione profonda senza ombra alcuna del passato o del tempo. Il discernimento privo del tempo determina una profonda e radicale trasformazione nella mente.

La negazione totale è l’essenza del reale. Quando c’è la negazione di tutte le cose che il pensiero ha psicologicamente determinato, soltanto allora c’è amore, che è compassione ed intelligenza.

giovedì 25 novembre 2010

Quel vuoto che può riempire la nostra vita



Testo di Osho Bhagwan Rajneesh

Ogni giorno usiamo infinite illusioni per cercare di colmare il vuoto che sentiamo. E’ giunto il momento di confrontarci con quel vuoto poiché quel vuoto è la nostra natura reale. Non bisogna subirlo, ma riconoscerlo e immergersi in esso per giungere ad una realizzazione che ci faccia sentire vivi e che dia significato a questa esistenza.

La cosa da fare non è cambiare vita ma vivere in pienezza ciò che siamo e ciò che abbiamo, cogliendo le nostre potenzialità più profonde per svilupparle. Dobbiamo introdurre un nuovo proposito nelle nostre vite affinché siano àncora per non essere più travolti dagli eventi e non vivere più come relitti alla deriva. Per trovare la risposta definitiva all’interrogativo esistenziale che noi siamo, dobbiamo arrivare a sentire dentro noi stessi cos’è la vita, la verità e chi siamo, ma soprattutto dobbiamo vivere in piena consapevolezza ciò che siamo. Scenderemo dalla periferia della vita, in cui solitamente ci troviamo, al centro del nostro essere che è la fonte di ogni manifestazione di energia.

C’è una cosa molto più semplice e concreta che pensare e aver paura: sperimentare.

Basta fare il primo passo. Chi comincia a fare un passo e poi un altro e un altro ancora si ritrova ad aver percorso distanze infinite. Chi non fa nemmeno un passo, poiché crede che facendo un passo alla volta non possano accadere grandi cose, non arriverà da nessuna parte.

sabato 20 novembre 2010

Cammino adagio



All’inizio ci hanno detto: “fai il bravo, non farci arrabbiare; fai il bravo e non fare arrabbiare la maestra!”. Successivamente ci hanno detto: “devi studiare perché è importante per il tuo futuro!” e poi subito dopo “stai attento alle cattive compagnie; questa cosa non la devi fare; devi cercare di fare meglio quest’altra cosa”. “Bravo! Ora trovati un lavoro! Metti su famiglia! Fai tanti bambini!”

La maggior parte di noi ha sentito queste parole dai familiari più vicini e a volte anche dagli amici più stretti. Certamente una parte di noi ha seguito alla lettera ogni esortazione e certamente un’altra parte le ha, invece, evitate tutte accuratamente. Ci sarà stato, dunque, chi ha fatto tutti i bravi compiti della sua vita e chi invece ha sbagliato tutto facendo più di quanto era giusto ed equilibrato fare.


Di certo ci saranno persone che nella loro vita hanno cercato di seguire sempre tutti i buoni consigli ed oggi si chiedono: “ma se avessi fatto di testa mia, forse adesso mi sentirei meglio?”. Altre persone, invece, sbattono la testa nel muro e gridano “se solo avessi ascoltato una volta mio padre, forse adesso non mi troverei in questa situazione?”

Ho osservato me stesso ed ho osservato le persone che mi sono state vicine (e continuano ad esserlo).

venerdì 12 novembre 2010

L’individuo da non perdere



Sarà forse un mio limite, ma non comprendo perché ancora c’è la necessità o, comunque, la volontà di farsi rappresentare da qualcosa o da qualcuno. A livello politico, a livello religioso, a livello sociale. Le persone hanno il bisogno di identificarsi dietro un simbolo per sentirsi unite ad altre persone.

Sarò forse ottuso, ma non capisco come le ideologie ed i simboli possano realmente unire le persone. Più si difendono le ideologie e più c’è separazione forte.

Forse c’è qualche aspetto che mi sfugge, ma non riesco a comprendere e pertanto mi sembra assurdo che due persone siano unite dal punto di vista religioso e poi si separino quando si tratti di esprimere concetti politici o azioni sociali.

La personalità non è uguale per nessun individuo. La personalità dell’uomo non può essere classificata in nessuna categoria. Ogni tentativo di raggruppare più persone sotto un simbolo è un tentativo di semplificare le infinite sfaccettature del pensiero umano.

Non perché vi debba essere uniformità di vedute o di pensiero. Non certo voglio riassumere l’infinita molteplicità della natura umana. E’ solo che non riesco a capacitarmi del fatto che molte persone (troppe) non hanno voglia di esprimersi oppure si esprimono attraverso il pensiero di altre persone.

L’aggregazione sociale formalizzata è tanto distorsiva della socialità delle relazioni e le aggregazioni hanno confini troppo marcati le une dalle altre.

Ma l’individuo, che fine ha fatto? Comprendo che l’individuo non è nato per stare da solo, ma perché deve snaturare la propria individualità con una struttura di carattere sociale superiore che, appunto, ne annulla la personalità? Perché le nostre idee devono avvicinarsi ad una o ad un’altra ideologia, per essere comprese o per essere esplicate?

Ho già espresso in un mio precedente post una strada percorribile per far funzionare le relazioni senza dover formalizzare strutture di pensiero o aggregazioni politiche e sociali. Ma vi è bisogno della volontà del singolo individuo.

L’individuo sente il bisogno di aggregarsi con altre persone, ma non dovrebbe creare gruppi che abbiano dei confini; non dovrebbe creare aggregazioni alle quali altre persone non possano partecipare oggi per poi decidere di non partecipare domani, senza essere per ciò giudicate.

Io credo in una socialità che non annulli l’individuo, che non si faccia portatrice di ideali univoci da condividere, che non crei dogmi o regole da rispettare. Ovviamente credo in una socialità che, non annullando l’individuo, faccia si che nessuno possa annullare o adombrare l'altro, quindi una socialità basata sulla comprensione dell’individualità altrui.

Credo in una socialità che annulli il desiderio di avere più degli altri e faccia comprendere l'inutilità del desiderio di avere più di quanto basta; una socialità in cui la moderazione e la capacità di sapere quando è abbastanza sia un naturale sentimento delle persone.

Credo in una società che non renda, i caratteri che ho evidenziato, delle regole, ma che lasci all’individuo la libertà di non avere regole e non avere un credo; lasci all’individuo un fanciullesco senso del nuovo in ogni aspetto della vita.

Una società che per realizzarsi ha, però, bisogno della volontà del singolo dell’individuo!

venerdì 5 novembre 2010

Lottiamo per il superfluo



Facciamo di tutto per vincere le nostre battaglie quotidiane. Forse perché per noi la vita è diventata una guerra. Paghiamo a caro prezzo ciò che abbiamo. Inoltre, quello che abbiamo, non è mai abbastanza. Forse perché non conosciamo bene noi stessi e non conosciamo ciò di cui abbiamo realmente bisogno per essere in armonia con la natura. Forse, ancora, perché non siamo coscienti di rincorrere cose di cui, effettivamente, non abbiamo bisogno.

Conosci te stesso: poiché tutto transita, innanzitutto, attraverso di noi e determina le nostre decisioni e le nostre reazioni.

Nulla in eccesso: gli eccessi andrebbero evitati perché non sono uno stato naturale. Gli eccessi accelerano un ritorno in senso opposto alla direzione seguita.

Nella vita quotidiana, dunque, non dovremmo batterci per sopraffare gli altri, ma dovremmo impegnarci a rinunciare alla battaglia perché l’armonia si raggiunge quando tutti sono in equilibrio e non quando uno vince ed un altro è sconfitto!

mercoledì 20 ottobre 2010

Osservare il Mondo Interiore



“Chi sei?” è la domanda più difficile alla quale dare una risposta vera e consapevole.

Può sembrare semplice definire il proprio essere nella società e nelle relazioni con gli altri, ma è altrettanto semplice comprendere che sarebbe una descrizione di se stessi che non dice tutta la verità.

Conoscere il nostro Mondo Interiore è il modo più naturale per mettere ordine alla confusione che i sentimenti, le emozioni, gli impulsi e le credenze, generano nella nostra vita. Il nostro Mondo Interiore, infatti, determina il nostro Stato (cioè la nostra forma mentis e le nostre emozioni), la nostra fisiologia (cioè il linguaggio del nostro corpo) e le nostre azioni (cioè il nostro comportamento). Questi elementi interagiscono tra di loro e tra di loro si influenzano. Per cui risulta di vitale importanza fermarsi e chiedersi: Come sto in questo momento (lo stato)? Cosa sto comunicando con il mio corpo (la fisiologia)? Che tipo di comportamento sto assumendo e quali messaggi verbali sto trasmettendo (le azioni)? Cioè dovremmo sforzarci di comprendere il nostro Sistema Interno di Comunicazione.

Per fare questo avremo bisogno di risvegliare l’osservatore interno fermandoci sempre più spesso a fare queste domande a noi stessi. Tutte le informazioni che riceviamo dall’esterno, infatti, vengono elaborate dal nostro Sistema Interno di Comunicazione che, attraverso una serie di regole e filtri, ci dà una rappresentazione interna della realtà che è composta da immagini, sentimenti, suoni, odori e sapori. In questo modo possiamo renderci conto che abbiamo delle regole e dei filtri che influenzano le nostre rappresentazioni della realtà. Per questa strada dobbiamo sforzarci a capire che le regole ed i filtri della nostra mente non sono elementi fissi, ma sono stati creati dall’esperienza. Osservando questi elementi del nostro Mondo Interiore possiamo riconoscerli e possiamo cambiarli. Potremo cambiare, così, il modo di interpretare la realtà esterna ed essere capaci di cambiare il nostro Stato, la nostra Fisiologia e le nostre Azioni per migliorare le interazioni con il mondo esterno.

Nei primi anni della nostra vita (da bambini) non vi sono ancora regole rigide nella nostra mente e i filtri comunicativi non sono affatto sviluppati. Per cui il modo di essere dei bambini è quello che si avvicina di più al reale essere interno. Lo Stato, la Fisiologia e i Comportamenti sono espressione di una mente ed di uno spirito non inquinato dai condizionamenti esterni.

Ancora una volta i bambini sono i nostri migliori maestri nel farci capire che, il nostro essere e il nostro agire, è influenzato da regole e da filtri. Questi ultimi non sono altro che i mezzi con cui l’uomo semplifica l’infinitamente vario mondo in cui viviamo.

mercoledì 25 agosto 2010

Assumere responsabilità della propria vita.





La responsabilità è un concetto che può avere una valenza diversa a seconda del contesto e della circostanza in cui viene utilizzato.

L’etimologia della parola responsabile ci dice che tale termine significa “rispondere di qualche cosa” o “essere garanti per qualche persona”.

Per cui essere responsabile o assumersi la responsabilità implica il fatto di dover, in un modo o nell’altro, dare una risposta o preservare e favorire un risultato.

In questo post mi voglio soffermare su una connotazione della responsabilità che ritengo fondamentale per lo sviluppo e la crescita personale.

Infatti, assumere la responsabilità della propria vita ha un significato molto importante.

Assumere la responsabilità della propria vita vuol dire prendere consapevolezza che siamo noi stessi ad essere gli artefici del nostro modo di sopravvivere e del nostro modo di relazionarci con gli altri. Vuol dire che non c’è nessun altro che può aiutarci a realizzare o ad inseguire i nostri sogni se non la nostra presa di coscienza che abbiamo tutte le risorse per farlo.

Queste risorse sono la mente, lo spirito e il corpo.

Se mente, spirito e corpo sono in buona salute e in equilibrio tra di loro, ci sono poche cose di questa terra che non sono alla nostra portata.

lunedì 16 agosto 2010

Dopo Ferragosto posso cambiare tutto!




Spero che il vostro periodo di riposo estivo sia andato bene o vada bene (per chi ancora non è andato in ferie). Avevo programmato di pubblicare questo post un po' prima di ferragosto, appena andato in ferie, ma per motivi vari non ci sono riuscito e lo faccio adesso.

Con questo titolo apparentemente drastico, ma negli intenti molto meno impegnativo di quanto possiate immaginare, volevo semplicemente condividere una riflessione di mezza estate, in un periodo dove è bene sgombrare la mente da ogni pensiero ordinario e lasciarsi andare a pensieri “extra-ordinari”.

Per pensieri extra-ordinari intendo pensieri che esulano dalla vostra sfera di attività abitudinarie e si legano magari a qualche vostra passione inespressa o espressa, ma che non riuscite a seguire quanto vorreste.

Perché è importante questo? E' importante perché dobbiamo capire se stiamo impiegando la nostra vita nel modo che vorremmo o nel modo più giusto da un punto di vista sacrifici/benefici.

venerdì 4 giugno 2010

Meglio avere una faccia da schiaffi che averne due (di facce).




Comunemente si definisce “faccia da schiaffi” una persona impertinente, una faccia tosta, una persona indelicata, una persona sfacciata, ma anche una persona ardita, audace e impudente.

Questa definizione mi servirà alla fine di questo post per confrontarla con un altro tipo di personalità che apparentemente crea un impatto meno brusco di una persona che ha la faccia da schiaffi, ma che alla lunga può essere molto meno consigliabile.

Ho più volte detto che la ricerca della propria essenza, del proprio conoscere se stessi, è un’opera tanto importante quanto difficile.

Se conoscere se stessi non è un percorso semplice, lascio immaginare quanto può essere complicato conoscere gli altri.

Quello su cui però si possono fare le proprie osservazioni è la personalità e il carattere che percepiamo rispetto alle persone con le quali siamo in contatto abitualmente.

Per cui, senza avere la pretesa di conoscere le persone, si può imparare a cogliere alcuni aspetti che ci possono dare qualche indicazione su chi ci è di fronte e su come questa persona interpreta il rapporto con noi.

Perché dovremmo cercare di andare oltre quello che riusciamo a percepire dal rapporto con gli altri?

domenica 16 maggio 2010

Più creativi? Si può!




Quando ho parlato dell’azione rapportata al nostro processo di pensiero (Idee e azione), mi sono soffermato a riflettere sul concetto di “creatività” e non sono riuscito, in maniera definitiva, a convincermi del fatto che sia una dote innata.

Il nostro cervello è diviso in due emisferi simmetrici. Per dare una buona sintesi delle caratteristiche dei due emisferi, possiamo dire che l’emisfero sinistro rappresenta la razionalità e la logicità; l’emisfero destro rappresenta la creatività.
Infatti, il loro funzionamento è molto diverso in quanto tutte le azioni consce sono guidate dall’emisfero sinistro; quelle inconsce ed automatiche dall’emisfero destro.

In questa sede, al di la di sottolineare il fatto che utilizziamo mediamente solo il 5% delle potenzialità della nostra mente e tale utilizzo si concentra soprattutto nella parte sinistra del cervello (quella logica e razionale), volevo condividere la circostanza che vi sono svariati esercizi per sviluppare la parte destra (quella creativa) del nostro cervello.

Ciò non significa che diventeremo degli artisti o degli scienziati, ma, se avrete voglia di provare, verificherete che, così come per il fisico, l’esercizio migliora le prestazioni della mente.

E non vi sto parlando di esercizi complessi che richiedono un grande dispendio di tempo: cominciate semplicemente a cambiare qualche vostra abitudine, fate le cose quotidiane in maniera diversa, provate a cambiare strada per andare a lavoro, leggete più spesso e sempre di argomenti diversi, scrivete i vostri pensieri, createvi degli hobby. Giocate e lasciatevi trasportare nel gioco dai bambini (ovviamente, in quest’ultimo caso, dovrete avere già un certo piacere ad interagire con i bambini). Ve ne sono altri, che richiedono anche un’applicazione diversa, ma ritengo che i migliori siano quelli che possono integrarsi con la nostra normale giornata.

domenica 9 maggio 2010

Felici o inconsapevoli? Questo è il dilemma!




Questo post nasce da una riflessione che facevo l’altro giorno, alla quale, ancora oggi, cerco di dare un senso.

Mi chiedevo, come spesso faccio, quale possa essere la meta del viaggio che stiamo percorrendo.

Sempre riflettendo, mi è sembrato che il concetto della meta non poteva essere molto appropriato se non identificato con il naturale epilogo della nostra esistenza.

Mi è venuto da pensare dunque che tale ricerca dovrebbe essere quotidiana e dovrebbe essere indirizzata verso ciò che è in grado di darci consapevolezza circa il raggiungimento di uno stato di “felicità”.  E dunque giorno per giorno siamo naturalmente tesi a cercare qualcosa che ci dia la felicità.

A questo punto della riflessione, però, mi è parso di imbattermi in una contraddizione nella definizione della felicità come obiettivo della nostra ricerca quotidiana.

Cioè, se quotidianamente siamo alla ricerca di qualcosa che ci rende felici, forse vuol dire che questo qualcosa non ce l’abbiamo e forse felici non lo siamo.

domenica 2 maggio 2010

Fobie e cattivi comportamenti: trappole della mente




Ci sono aspetti della nostra personalità e del nostro carattere dei quali faremmo volentieri a meno.

Pensate a quando rabbrividite alla vista di un serpente o di un ragno, oppure quando siete ad un’altezza elevata e, guardando verso il basso, vi manca il fiato; allo stesso modo di chi si sente soffocare in ambienti chiusi. Di certo vivremmo meglio se tali circostanze non ci infastidissero.

Allo stesso modo ci sono degli atteggiamenti o degli automatismi che generano alcune nostre azioni o comportamenti (sostanzialmente sto parlando dei vizi) per i quali sentiamo disagio, ma per l’eliminazione dei quali siamo “bloccati” e non riusciamo ad evitarli, almeno nelle loro espressioni automatiche.
Sto parlando di chi, preso dalla gola, non riesce a non mangiare molto cioccolato o cibi molto grassi e dannosi per l’organismo; per non parlare di chi fuma, ma vorrebbe smettere e di chi mangia le unghie e si odia per questo. Ovviamente, l’elenco di questi vizietti o cattivi comportamenti (ammesso che chi li compie ne riconosca il carattere dannoso e ne rifiuti le conseguenze) può essere lungo.

I due gruppi di problemi, che possiamo identificare come fobie e cattivi comportamenti, rappresentano per la nostra mente delle vere e proprie trappole che ci bloccano e non ci fanno comportare in maniera normale in determinate circostanze.

Per chi ha la volontà ed il desiderio di cancellare alcune forme di questi fastidi, vi è da comprendere se vi sia un modo o una strada da percorrere e capire come imboccare tale strada.

venerdì 19 marzo 2010

“Anatomia di un investitore” sei tu!




Prendo spunto da una risposta data ad un anonimo lettore nel post “una precisazione vitale”, per spiegare la scelta del titolo del Blog.

Innanzitutto, voglio sottolineare due concetti fondamentali che trovate anche nella presentazione del Blog (che potete rileggere) che sono i seguenti:

1) l’investitore che ho in mente io, non è una figura mossa da motivazioni strettamente finanziarie, ma è una figura che possiamo trovare in noi (siamo noi), ed ha lo scopo di investire le risorse non solo materiali e non solo e sempre per un arricchimento materiale.
2) le relazioni sono il motore della nostra esistenza e, benché sia opportuno partire sempre dalla conoscenza di noi stessi, non si può fare a meno di dare un “giusto” ed “equilibrato” peso ai nostri rapporti interpersonali.

Infatti, per quest’ultimo aspetto, ritengo che il mondo, senza la "socialità" (termine che, rispetto al termine di “società”, si avvicina molto di più al concetto a cui penso io) non abbia molto senso.

La socialità però non deve prevaricare ed assorbire la nostra individualità, anzi ne deve accentuare le caratteristiche utili allo sviluppo della stessa.

La precisazione che facevo in quel post, era per invitare le persone a leggere, informarsi, studiare, e alla fine avere la propria definizione delle proprie scelte.
Quindi senza affidarsi ciecamente agli “altri”, ma farsi aiutare dal confronto con gli altri per raggiungere l’espressione della propria persona.

Come faccio a spiegarmi il rapporto con un'altra persona se prima non definisco il rapporto con me stesso? Questo è il punto di partenza: come faccio a confrontare con gli altri il vero me stesso se non conosco la completa espressione del mio io?

domenica 17 gennaio 2010

Una precisazione “vitale”.


PRECISAZIONE

Ho risposto a diverse mail soprattutto sull’argomento casa (che prevedibilmente coinvolge un po’ tutti) e sui cicli economici. 

Innanzitutto vi invito a porre le vostre domande commentando direttamente i post in modo che tutti possano condividere i vostri dubbi (posso comprendere che alcune domande sono state molto personali, per cui non avete ritenuto opportuno condividerle direttamente sul blog). 

Prendo spunto, poi, da queste mail per evidenziare che ho sempre specificato (anche nelle mie risposte, pur disponibili, alle mail citate) che il Blog nasce dalle esperienze personali e, benché per qualcuno può anche essere uno spunto e una spinta all’approfondimento, non ha nessuna pretesa di esaustività degli argomenti trattati. 

Più in generale questo spazio non è finalizzato a dare istruzioni o consulenza in alcuno degli argomenti trattati (come al contrario sembrava questo, dal tenore di alcune mail ricevute). 

FINALITA’ 

A seguito di questa precisazione/premessa, vado a dare ancor più profondità a quello che in precedenza ho definito “il senso” di questo spazio.