lunedì 28 marzo 2011

Punti di Vista



Abbiamo visto che, utilizzando le immagini della nostra mente, possiamo ristrutturare una situazione per cambiare il nostro punto di vista e per creare soluzioni alternative da mettere a disposizione delle nostre scelte. Le emozioni e le sensazioni legate ad un avvenimento non sarebbero, dunque, provocate dall’avvenimento in se, ma dal modo in cui decidiamo di considerarlo e di viverlo. E quindi, cambiando la nostra prospettiva di osservazione, avremo la possibilità di creare emozioni e sensazioni differenti, più positive.

In pratica, la ristrutturazione di una situazione, oltre che con le immagini può avvenire con il nostro modo di percepire e cambiare “il contesto” ed “il significato”. Cambiare il contesto ed il significato di una situazione o di un comportamento equivale a considerare un altro punto di vista nella personale definizione che di questo tendiamo a dare.

La ristrutturazione del contesto dovrebbe passare attraverso il cambiamento delle espressioni e della considerazione che associamo ad una situazione, ad un comportamento o ad un risultato. Accade spesso che siamo portati a generalizzare un determinato evento cancellando il fatto che esso stia accadendo in un certo contesto. In pratica potremmo ottenere risultati diversi se imparassimo a non valutare gli eventi della nostra vita solo in base alle nostre esperienze. L'evento, infatti, potrà assumere un valore differente e di conseguenza ci potrà dare emozioni e sensazioni differenti se riuscissimo a considerarne anche gli altri risvolti collegati ad un cambio di contesto. Per cui un evento apparentemente negativo, potrà risultare addirittura positivo se ne andiamo a considerare i risvolti da altra angolazione. Se una persona è considerata troppo attenta ai dettagli per poter fare un tipo di lavoro, di certo vi sarà un lavoro per il quale tale peculiarità avrà un grande valore. Per cui bisognerebbe spaziare con la mente e non farsi ingessare dall’impatto negativo iniziale di alcune situazioni.

La ristrutturazione del significato potrà aiutarci, invece, a rendere positiva la nostra reazione a qualcosa. Se facciamo un piccolo sforzo, ogni evento della nostra vita potrebbe assumere un significato diverso da quello che può sembrare attribuito in maniera automatica dal nostro subconscio. L’ansia che ci accompagna prima di un evento è una catastrofe se ci facciamo sopraffare, ma può essere un grosso stimolo se riusciamo a veicolarla e a sfruttare l’adrenalina come motore per la nostra prestazione.

Io ho provato a pensare ad alcuni avvenimenti della mia vita che avrei voluto vedere in una luce più positiva. Ho cercato di applicare a queste situazioni una ristrutturazione del contesto o del significato. Infine, ho cominciato a focalizzarmi su aspetti diversi dall’esperienza ed ho trovato, molto spesso, vantaggi che prima mi erano ignoti.

Se non proviamo a cambiare il modo di vedere le cose, non potremo mai sperare di ottenere risultati diversi.

venerdì 18 marzo 2011

Immagina la tua Vita!



Ho affrontato, in diversi articoli, l'affascinante mondo dell'immaginazione creativa.

Riflettevo sul fatto che l'esperienza può non essere l'unica base per compiere le scelte nella nostra vita.

Infatti, provare ad utilizzare le nostre capacità legate al pensiero visivo, può essere, in molti casi, l'unico modo per esplorare soluzioni nuove che ci porteranno a risultati diversi rispetto a quelli che abbiamo ottenuto fin'ora.

Inoltre, avevo fatto una sintesi del ruolo e dei contesti in cui l'utilizzo delle immagini ci può essere d'aiuto.

Potete trovare molte di queste riflessioni in un articolo pubblicato dal Blog dell'associazione no profit "Ecco Cosa Vedo" alla quale partecipo come autore e nella gestione di alcune attività on line. 

Questo è l'articolo: La Vita nelle Immagini della Tua Mente 

Buona lettura!

lunedì 7 marzo 2011

Riprendersi il proprio spazio



La vita non ci concede tregua fino a quando è presente in noi. Spesso ci costringe ad interrompere o rallentare ciò che amiamo, spingendoci ad agire per qualche altra cosa che ci crea invece ansia o ci da tormento.

In questo periodo ho subìto anche io questo rallentamento, ma ho già ricominciato, pur non avendo ancora ritrovato una stabilità completa, a riprendermi quelle parti della mia vita di cui non posso fare a meno.

Avrete notato un ritmo più blando nella pubblicazione degli articoli del Blog. Ringrazio chi mi ha scritto perchè preoccupato per la mia salute, ma fortunatamente la pausa non è dovuta a problemi di salute fisica. Ho ricominciato a scrivere e un po’ alla volta mi riprenderò il mio spazio.

Auguro a tutti di riprendersi il proprio!

Un abbraccio affettuoso!

sabato 12 febbraio 2011

L'educazione che vorremmo



Spesso può capitare di riflettere su concetti e comportamenti che nel tempo i nostri genitori, o i cari con cui siamo cresciuti, hanno cercato di trasmettere e, talvolta, hanno imposto durante la nostra infanzia e durante la nostra adolescenza.

Oggi potrà sembrare molto chiaro ciò che volevano insegnarci, ma quando eravamo più giovani abbiamo spesso sofferto per privazioni o imposizioni che poco riuscivamo a comprendere. Oggi siamo ben consapevoli del senso di ciò che i nostri cari volevano insegnarci ed oggi stiamo maturando quel momento di crescita che il tempo ha portato con se. Abbiamo agito in un modo che spesso non condividevamo, ma che, soprattutto, non comprendevamo, anche se, a distanza di tempo, abbiamo compreso che, forse, era il modo giusto di agire.

Quello che ci è mancato però, quando eravamo più giovani, è il momento di crescita e comprensione che stiamo avendo adesso. Prima eravamo immaturi per comprenderlo. Prima dovevamo “fare” o “non fare” e basta. Oggi capiamo il perché. Oggi abbiamo il momento di crescita che forse ci serviva quando eravamo più giovani.

Di certo la comprensione di oggi ha un valore per noi diverso da quello che poteva avere un tempo. Oggi, più che avere un momento di crescita, abbiamo un momento in cui l’amore e la stima per i nostri cari aumenta.

Quando eravamo giovani, avremmo avuto un reale momento di crescita se avessimo compreso in quello stesso momento il senso delle azioni o delle raccomandazioni dei nostri cari. Ma molto spesso non abbiamo avuto modo di comprendere.

Oggi che ci troviamo anche noi ad essere coinvolti nella crescita dei nostri cari e soprattutto dei nostri figli, abbiamo una possibilità in più. Oggi possiamo dare un reale momento di crescita cercando di far comprendere ciò che suggeriamo o che a volte imponiamo.

Non dobbiamo avere l’alibi di “sei piccolo per poter capire”. Dobbiamo sforzarci a far comprendere prima di dare un suggerimento o un’imposizione. E’ vero che a volte alcuni ragionamenti possono essere non completamente comprensibili da parte di un bambino, ma qui non si tratta solo di spiegazioni scolastiche. Qui è in gioco un rapporto di interscambio molto profondo. Un bambino sarà più ricettivo rispetto a ciò che cerchiamo di trasmettere o di suggerire, quando il rapporto sarà sullo stesso livello. Quando il bambino vedrà in noi un alleato o una persona capace di comprendere e tollerare anche un capriccio insensato.

Di certo, nella nostra frenetica realtà, non sempre riusciamo a dedicare abbastanza tempo alla valorizzazione di tale rapporto. Siamo troppo “impegnati a mandare avanti la famiglia”. Facciamo i nostri bravi compiti da genitori, ma non sempre riusciamo ad essere tali realmente. "Mandare avanti la famiglia" non va inteso solo per l’aspetto economico, ma va interpretato in un contesto molto più ampio, dove i rapporti interpersonali vengono prima delle relazioni economiche. Dovremmo cercare di dedicare più tempo al rapporto con i nostri cari senza limitare la nostra partecipazione solo alla presenza fisica. La nostra presenza dovrebbe essere intensa e piena di significato. Dobbiamo imparare a giocare, soffrire e gioire con loro.

Il compito del genitore non è solo quello di “generare” e di garantire un’educazione scolastica ai propri figli. Il compito del genitore è quello di vivere un rapporto di reciproca comprensione e di continuo interscambio emozionale con i figli. Per questa strada, i piccoli, comprenderanno anche senza bisogno che a loro venga fatto un ragionamento; anche senza avere la spiegazione del perchè di un consiglio o di un suggerimento che oggettivamente potrebbero non essere in grado di comprendere.

A volte non sono necessarie le parole per spiegare il significato di un gesto.

venerdì 4 febbraio 2011

Dove vanno i mercati? (del 04/02/2011)


A distanza di alcuni mesi, ritorno ad osservare la situazione dei mercati per capire come si è evoluta e qual è lo scenario attuale.

Per quanto riguarda l’oro, ci eravamo lasciati sulla soglia psicologica di $ 1.300 all'oncia e cercavamo di capire se vi sarebbe stata una rottura al rialzo con un target da definire o se tale livello avrebbe, invece, agito da resistenza spingendo indietro le quotazioni. La rottura c’è stata e da quel momento si è potuto osservare un ingresso di molti investitori che hanno generato rialzi fino a $ 1.430 all’oncia dopo che vi erano stati due tentativi di storno che sembravano dover presagire uno storno più consistente.

Da tale massimo del 07/12/2010 vi è poi stato un altro storno che sembrava aver fallito l’inversione di tendenza al ribasso su base mensile. Inversione che ha poi avuto inizio dal massimo del 02/01/2011 ($ 1.423 all’oncia) a partire dal quale le quotazioni dell’oro hanno rotto al ribasso 3 minimi ($ 1.363 del 15/12/2010, $ 1.330 del 15/11/2010 e $ 1.315 del 15/10/2010) realizzando altrettanti massimi sempre inferiori ai precedenti. Le quotazioni, in caso di rottura al ribasso del minimo del 28/01/2011 ($ 1.308), potrebbero essere proiettate al primo supporto importante che è il massimo di giugno a quota $ 1.262.

Per avere maggior supporto all’analisi possiamo osservare le quotazioni azionarie che in linea teorica hanno un andamento correlato negativamente rispetto alle quotazioni dell’oro. Andamento che ovviamente può, in periodi di incertezza, presentare momenti di correlazione positiva. Tale correlazione positiva l’avevamo identificata nel post di ottobre, quando, dopo la forte incertezza dei mesi precedenti le quotazioni dei titoli azionari avevano cominciato a prendere un verso positivo. Infatti, da quel momento, le quotazioni hanno continuato ad avere forza ed hanno rotto alcuni massimi importanti proiettando le quotazioni verso i massimi del 2008 (e del 2007 per il Nasdaq). Anche gli indici Europei, che mostravano una crescita più contenuta, stanno rompendo, in questi giorni, resistenze importanti che li proiettano verso obiettivi ambiziosi.

Le quotazioni dell’oro, dal canto loro, avevano cominciato ad evidenziare la debolezza, che si è poi tramutata in un’inversione al ribasso su base mensile, ristabilendo quella correlazione negativa che la teoria definisce tra le quotazioni dei titoli azionari e quelle del metallo prezioso.

Ci troviamo a questo punto ad un altro bivio. In pratica, gli indici azionari, pur sempre nella direzione positiva (non vi sono ancora segnali di inversione), sembrano stiano respirando un momento e le quotazioni dell’oro stanno decidendo se continuare la discesa verso il primo supporto importante che avevo segnalato a $ 1.262. Dobbiamo ovviamente tenerne d’occhio la forza relativa e la ristabilita correlazione negativa che potrebbe, così come è stato ad Ottobre, venir meno per un certo periodo. Da questi elementi potremo ricavare spunti operativi per dirigere le nostre scelte di investimento.

Infine, possiamo osservare l’andamento dell’Eurocoin, per il quale, nella precedente mia osservazione, avevo evidenziato un andamento negativo che durava da Marzo 2010, ma avevo al contempo evidenziato che poteva essere un rallentamento (storno) fisiologico dato che era cresciuto senza sosta a partire dall’inizio del 2009. Questa valutazione è stata confermata dal fatto che, da ottobre 2010 ad oggi, l’Eurocoin ha ripreso a crescere mantenendosi, in gennaio 2011, pressochè stabile rispetto a dicembre 2010. Su tale valore hanno inciso, tra l’altro, il rallentamento della produzione industriale e dell’interscambio commerciale in alcuni dei maggiori paesi dell’area Euro, che però è stato controbilanciato dal miglioramento del clima di fiducia delle imprese. Il prossimo aggiornamento, che sarà al 25/02/2011, dovrebbe darci qualche indicazione in più circa lo stato dell’economia o almeno farci comprendere se la ripresa potrà, pur lentamente, proseguire o se dovrà affrontare ancora tempi di incertezza.

lunedì 31 gennaio 2011

La libertà non è una reazione, la libertà non è una scelta


DI JIDDU KRISHNAMURTI


La libertà non è una reazione, la libertà non è una scelta. La libertà è un’illusione dell’uomo che ha libera scelta. La libertà è pura osservazione priva di direzione, senza timori di punizioni né mire di ricompensa. La libertà è priva di cause; la libertà non è al termine dell’evoluzione dell’uomo bensì nel primo passo della sua esistenza. Con l’osservazione si viene a conoscenza della mancanza di libertà. La libertà risiede nella consapevolezza priva di scelta (choiceless awareness) della nostra esistenza e delle nostre attività quotidiane.

Il pensiero è tempo. Il pensiero nasce dall’esperienza e dal sapere che sono inseparabili dal tempo e dal passato. Il tempo è il nemico psicologico dell’uomo. La nostra azione è basata sulla conoscenza e quindi sul tempo, per cui l’uomo è costantemente schiavo del passato. Il pensiero è dannatamente limitato e così si vive continuamente in conflitto e affanno. Cosicché non c’è evoluzione psicologica.

Quando l’uomo avrà consapevolezza del movimento dei propri pensieri, noterà la divisione tra il pensatore ed il pensiero, tra l’osservatore e la cosa osservata, tra l’esperienza e colui che fa l’esperienza. Egli realizzerà che tale divisione è un’illusione. Solo a quel punto sopraggiunge la pura osservazione che è comprensione profonda senza ombra alcuna del passato o del tempo. Il discernimento privo del tempo determina una profonda e radicale trasformazione nella mente.

La negazione totale è l’essenza del reale. Quando c’è la negazione di tutte le cose che il pensiero ha psicologicamente determinato, soltanto allora c’è amore, che è compassione ed intelligenza.

sabato 22 gennaio 2011

Un altro mattone nel muro



Spesso ci troviamo ad affrontare avversità atroci per il nostro equilibrio psicofisico.

Siamo sempre sul punto di mollare o di arrenderci. E' troppo lo stress che dobbiamo affrontare e ci chiediamo spesso se valga la pena. Quando poi ci accorgiamo che, forse, non valeva la pena, ci sentiamo ormai affogati dagli eventi.

Cosa facciamo a questo punto?

La prima possibilità è quella di lasciar stare e tornare sui nostri passi, vanificando quanto fatto fino a quel momento e creando altre difficoltà.
La seconda possibilità è di andare avanti accettando di affrontare ancora per un tempo imprecisato quello stress che sembra insopportabile.
La scelta non è certo facile e indolore. La scelta andrebbe fatta in partenza, non solo valutando i costi e ricavi della nostra azione, ma anche le difficoltà e i benefici di carattere non materiale che ci troviamo a dover mettere in gioco. Ovviamente ogni azione abbandonata potrebbe essere un'opportunità persa, anche se in partenza il risultato è ignoto. Ma un'azione, intrapresa senza valutare gli effetti con un pur minimo margine di sicurezza, potrebbe essere un'azione avventata con risvolti anche molto negativi, non solo dal punto di vista materiale, ma soprattutto dal punto di vista psicologico e morale, accentuati dalla circostanza che l'ansia non ci aiuta se è male veicolata.

In questi casi, allora, quando ormai “siamo in ballo”, quando rinunciare porterebbe ad una certa delusione o ad una non precisata perdita economica, quello che potrebbe essere un atteggiamento positivo e soprattutto di impulso alla nostra azione, è di agire e comportarsi “come se”.

Come se il nostro obiettivo fosse già realizzato; come se tutte le risorse (non solo economiche) necessarie per raggiungerlo siano a nostra disposizione; come se fossimo già nello stato mentale e morale del momento del nostro successo; come se già avessimo l'alternativa ad un parziale insuccesso; come se ogni evento negativo venga escluso dal nostro raggio d'azione.

Questo processo di pensiero non garantisce il risultato in maniera “magica”, ma ci darà la possibilità di affrontare ogni fase della nostra azione con maggiore lucidità, con una capacità di analisi dei singoli eventi che non sarà influenzata negativamente dal timore dell'insuccesso. In questo modo riusciremo a vedere alternative che l'ansia improduttiva celava. Riusciremo a visualizzare soluzioni che prima si nascondevano o che non riuscivano ad avere una configurazione nella nostra mente. Il nostro processo di pensiero sarà fluido e sarà capace di adattarsi agli eventi che man mano si presentano con una flessibilità che stupirà noi stessi. Quella flessibilità che potrà dare anche la forza nel momento in cui tutti i nostri tentativi sono risultati vani e il nostro adattamento mentale alla nuova situazione dovrà essere inevitabile. Quello che cambierà sarà la struttura ed il contesto in cui ci troveremo a muoverci e dovremo avere la pazienza e l'umiltà di cominciare daccapo ciò che non siamo riusciti a portare a termine o ciò in cui abbiamo fallito.

Questo atteggiamento attenuerà quel senso di frustrazione e di ansia che ci pervade e ci aiuterà a trovare spunti di crescita nei momenti che, superficialmente, possono sembrare di fallimento. Questo atteggiamento ci darà la possibilità di posare un altro mattone nel muro che sostiene il nostro mondo interiore.

martedì 4 gennaio 2011

Lo spazio per la tua immaginazione



Nei precedenti post abbiamo visto che vi può essere un modo diverso per affrontare le situazioni nuove o incerte e come tale modalità abbia importanza operativa, sia, spesso, a livello scientifico che a livello personale.

Per completare, concettualmente, l’argomento della Visualizzazione Creativa, che ho trovato molto stimolante e che mi ha fatto conoscere spazi della mente che prima non erano abbastanza sollecitati, riporterò i contesti in cui si sviluppano molti esercizi, semplicemente con lo scopo di far comprendere l’aspetto pratico del campo in cui ci stiamo muovendo, lasciando al singolo la libertà di creare le proprie immagini (anche per stimolare la stessa capacità di visualizzazione) e di approfondire, in maniera specifica, metodi ed esercizi di supporto.

Gli ambiti di utilizzo della visualizzazione creativa si sviluppano, innanzitutto, nel campo delle “immagini per produrre”. Le immagini, nella loro primordiale funzione polisemantica, sono soggette a creare un pensiero ideativo flessibile, che sarà, per quella che è la loro caratteristica principale, libero da convenzioni linguistiche e verbali.

In altri casi una figura non solo avvia un pensiero ideativo, ma può essere capace di orientarlo anche se non in maniera rigida. In questo contesto si pone la funzione delle “immagini per completare” dove un’immagine, non ancora piena di significato per la nostra mente, stimola il processo di pensiero a completare questo concetto ancora non sviluppato.

Un altro utilizzo molto utile delle immagini è quello delle “immagini per combinare”, attraverso il quale, con una combinazione di immagini a cui singolarmente si è già dato un significato, si riescono a produrre situazioni creative che spesso restituiscono idee o soluzioni quasi sorprendenti. Molte invenzioni e scoperte sono scaturite da questa modalità di visualizzare le immagini.

Un utilizzo molto comune delle immagini è quello delle “immagini per cogliere”. Molto spesso dobbiamo ricorrere alle immagini mentali per fare valutazioni prima di compiere azioni concrete o prima di effettuare delle scelte. Infatti, attraverso accostamenti e sovrapposizioni di immagini, riusciamo a cogliere gli elementi della struttura globale che abbiamo di fronte comprendendone i rapporti. Ciò in quanto le immagini ci consentono di considerare vari aspetti contemporaneamente. E così, ad occhio, riusciremo a comprendere se vi è abbastanza spazio per parcheggiare l’auto o se quella cravatta in vetrina può star bene sotto il mio vestito.

Infine, oltre a cogliere la struttura di un contesto, le immagini ci posso aiutare anche nella sua destrutturazione e nella successiva diversa ristrutturazione (“immagini per ristrutturare”). In questo ambito di operatività della visualizzazione vi è la maggiore possibilità di dar vita a processi creativi, in quanto, attraverso appunto la destrutturazione di un contesto noto, riusciremo, attraverso la sua diversa ricostruzione strutturale, a vedere dei punti di vista differenti e ad analizzare altre angolazioni che prima non esistevano davanti ai nostri occhi o nella nostra mente.

Queste considerazioni, che potrebbero sembrare anche ovvie, non lo sono quando ci troviamo ad affrontare le difficoltà nella vita quotidiana. Infatti, a causa del nostro sistema educativo, siamo portati a cercare sempre una soluzione di carattere logico e razionale o che passi attraverso una discussione. Molto spesso, però, cediamo perché sembra che non vi sia nessuna strada percorribile se non quella dell’insoddisfazione, del malessere e del disagio. In tali casi, esercitarsi a sviluppare la capacità (e l’abitudine) a far ricorso alla visualizzazione, ci potrà far scoprire modi nuovi ed efficaci con cui affrontare tali situazioni.

giovedì 16 dicembre 2010

La Creatività nella Visualizzazione



Nel precedente post osservavo che ci può essere un modo diverso per affrontare le situazioni nuove o incerte e che tale processo passa attraverso una capacità che, nell’antichità, era molto più utilizzata rispetto a quanto non lo sia oggi.

Infatti, alcune persone, riescono a ricostruire, così come facevano gli antichi in mancanza di sofisticate strumentazioni, le soluzioni alle difficoltà di vario genere (cognitive, emotive, relazionali, comportamentali) ricorrendo alle immagini che riescono a ricostruire nella propria mente.

Queste capacità, se così si possono definire, si basano sul “pensiero visivo” ed erano molto apprezzate prima che venissero introdotti gli standard che hanno semplificato la vita delle persone. Solo per fare qualche esempio, si pensi alla capacità di stimare ad occhio il peso di una merce o di stimare una distanza. Ancor di più in campo scientifico. Vi sono, infatti, storie documentate ed aneddoti che attestano come, molte scoperte e ritrovati tecnici, siano stati favoriti da ragionamenti con basi visivo-spaziali. Non solo si possono nominare i fisici Maxwell ed Einstein (che creavano spesso immagini mentali delle situazioni da studiare), ma è facile verificare, anche oggi, come in diversi campi di ricerca (come ad esempio nella progettazione degli aerei, nelle discipline mediche ed in biologia) si ricorra alla visualizzazione.

Ai nostri fini è utile comprendere, al di la dell’aiuto che la visualizzazione creativa può dare alla risoluzione dei problemi intellettivi, il supporto che tale modalità operativa può fornire all’individuo nell’affrontare le difficoltà (cognitive, emotive, relazionali, comportamentali) che risultano insormontabili con altri approcci.

Vi sono diverse proposte operative che possono stimolare lo sviluppo delle capacità di immaginazione figurale fin da bambini. Nel prossimo post ne suggerirò alcune con la consapevolezza che sono uno strumento utile che può dare ottimi stimoli solo se vi è la coscienza e la volontà dell’individuo di utilizzarle. Al contrario rimangono solo degli spunti e non saranno di aiuto alla nostra esistenza.

martedì 7 dicembre 2010

Non è tutta questione di esperienza



In tutte le nostre attività quotidiane, l’esperienza ci aiuta non solo a risolvere ciò che affrontiamo, ma ci consente di velocizzare molte di quelle operazioni che ripetiamo più spesso rispetto alle altre.

Molto spesso, però, capita di dover prendere decisioni non ordinarie, ma che, per comodità, tendiamo a generalizzare nelle nostre strutture mentali e risolviamo con un’azione o un comportamento che spesso non è quello più adatto alla situazione. Addirittura, possiamo essere tratti in inganno dalla nostra esperienza, quando, ad esempio, la nostra mente classifica in maniera sbagliata un evento e lo affronta con un comportamento che non è quello appropriato. Pensate a tutti quei momenti in cui non riuscite a spiegare a voi stessi il perché di un vostro agire che vi ha condotto ad errori banali o grossolani, pur essendo in possesso di tutte le informazioni o capacità sufficienti per risolverlo in maniera agevole.

Vi sono altre situazioni, poi, che ci schiudono momenti nuovi che non riusciamo a gestire con la nostra esperienza. La maggior parte di noi, in questi casi, reagisce in due modi:

1) Vi è chi cerca qualcuno con più esperienza o con un’esperienza specifica in quel determinato contesto decisionale, per avere un supporto concreto per effettuare una scelta senza effettuare nessuna analisi preliminare.

2) Vi è invece chi cerca di capire, con un senso diverso, la strada che conduce ad una soluzione o ad una scelta. In ultima battuta si potrà rivolgere anche a chi ha più esperienza per avere parametri concreti di riferimento per effettuare la scelta.

In questo secondo caso la ricerca di competenze specifiche è un’attività successiva alla nostra scelta e pertanto non influisce sul nostro processo decisionale.

Chi riesce a seguire questo secondo tipo di processo decisionale non fa altro che seguire un processo molto antico. Al di la delle proprie competenze specifiche, vi sono molte persone, infatti, che riescono a ricostruire “per immagini” la soluzione a difficoltà di vario genere (cognitive, emotive, relazionali, comportamentali) che devono affrontare. E questo nuovo modo non solo ci apre tutta una serie di possibilità che prima pareva non esistessero, ma ci consente di ottenere maggiore libertà rispetto alle nostre scelte, rispetto agli strumenti tecnologici, rispetto all’esperienza di altre persone che sarà circoscritta ad ambiti molto specifici e pertanto meno dispendiosi e più efficaci.

Chi agisce in questo modo riesce a far si che il proprio processo decisionale non sia demandato ad altre persone o ancor peggio alle tecnologie. Semmai “gli esperti” o le tecnologie saranno uno strumento che ci consentirà di realizzare la nostra decisione.

Nel prossimo post proverò a sintetizzare questo nuovo, ma antico, modo di affrontare le situazioni concrete della nostra vita e vedremo come la “visualizzazione creativa” (questo è il concetto che sto descrivendo) è stata utile anche per molte scoperte scientifiche.